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Hermitage of St. Albert Butrio — Attraction in Ponte Nizza

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Hermitage of St. Albert Butrio
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Hermitage of St. Albert Butrio
ItalyLombardyPonte NizzaHermitage of St. Albert Butrio

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Hermitage of St. Albert Butrio

FRAZIONE S. ALBERTO DI BUTRIO 59, 27050 Ponte Nizza PV, Italy
4.7(792)
Open 24 hours
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Ratings & Description

Info

Cultural
Scenic
Outdoor
Relaxation
Off the beaten path
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+39 0383 52729
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eremosantalbertodonorione.it

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Wed, Jan 7 • 2:00 PM
15057, Tortona, Piedmont, Italy
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Aurelio CabriAurelio Cabri
La prima volta che sono stato a all'eremo di S. Alberto di Butrio era un pomeriggio di una Domenica di Giugno più di 20 anni fa. Come ho fatto a sapere di questo posto speciale? Ma... da un 'enciclopedia delle regioni, che possedeva la mia fidanzata di allora. Un giorno vidi il volume dedicato alla Lombardia e sfogliandolo arrivai alla pagina che parlava appunto dell'eremo di S. Alberto di Butrio. Mi sono detto allora "qui devo venirci!" Anni dopo, perché l'eremo di S. Alberto mi era rimasto nel cuore, e ricordavo poi... che c'era la possibilità di scrivere un biglietto per affidare una persona cara alla preghiera dei monaci legati a S. Alberto ed al beato don Luigi Orione,decisi di tornarci. A mio padre era stato diagnosticato un brutto male all'intestino. Avrebbe dovuto dovuto fare un'operazione. In quei casi lì non è certo l'esito. Ebbene l'operazione andò bene. Si salvò. Circa un anno dopo, siccome non aveva potuto fare la chemioterapia per la sua età, il tumore tornò all'attacco. Un'altra volta- accompagnato da mia moglie - tornai a S. Alberto di Butrio per impetrare l'aiuto di S. Alberto, del beato don Luigi Orione e pure quello di fratel Ave Maria. Certo che mi avrebbero ascoltato e innalzato le loro preghiere a Dio. Anche questa volta andò tutto bene. Sempre, tutte le volte che mi sono recato all'eremo sono rimasto colpito dalla pace, dalla serenità... e dalla santità che permea ogni singola cosa dentro e fuori dall'eremo. Dalla pietra che tiene su tutta la costruzione a quella posta per terra destinata ad essere calpestata. Dai Santi - in epoche diverse - e dai fedeli e dai pellegrini ora. In pochi sanno che l'eremo è composto da tre chiese. La prima che s'incontra quando si entra dal portichetto è dedicata a S. Antonio. Poi a sinistra - separata da una porta a vetri - si trova la chiesa di S. Maria, eretta nel Xl secolo da S. Alberto ed infine da un'apertura sulla parete di dx si passa alla chiesa di S. Alberto. Da questa si arriva scendendo una breve scala nel chiostrino del Xlll secolo munito di colonne. Dal chiostrino si può accedere al cortile del monastero dove si trova un pozzo... particolare. Particolare perché? C'è tutta una storia legata al pozzo che testimonia la santità di don Luigi Orione e fratel Ave Maria sin da quando erano ancora in vita. Si narra che don Orione doveva recarsi con dei seminaristi (credo) da Tortona al monastero per degli esercizi spirituali. Ma... a S. Alberto è venuta a mancare l'acqua. Il pozzo è rimasto a secco - era estate. È stata mandata una persona a Tortona per avvisare don Orione di non salire più perché manca l'acqua. Ma don Orione non s'è turbato e disse al messaggero. "Di' a fratel Ave Maria di recarsi presso il pozzo e di pregare incessantemente la Madonna" . Così frate Ave Maria ha fatto. E quando arrivò don Orione fratel Ave Maria era ancora lì che pregava. Prese un secchio, lo calo' nel pozzo e tirò fuori l'acqua. Dal chiostrino... si può salire su per alcuni gradini fino al loggiato su cui si affaccia la camera dove viveva frate Ave Maria con ancora gli oggetti che gli servivano. È nella camera di Fratel Ave Maria che c'è una teca contenente tutti i biglietti che i fedeli scrivono implorando il suo aiuto e quello di Dio per le persone a cui vogliono bene. Io raccomando a tutti di andarci almeno una volta e a quelli che ci sono già stati di tornarci perché è sempre bello.
CristianCristian
L’eremo di Sant’Alberto di Butrio si trova in valle Staffora nel comune di Ponte Nizza e sorge su un rilievo roccioso a quasi 700 metri di altezza immerso nell’incanto e nel silenzio dell’Oltrepò Pavese. Nelle belle giornate si gode una vista splendida su tutta la Pianura Padana. La costruzione dell’eremo venne iniziata dallo stesso sant’Alberto, forse del casato dei Malaspina, che nel 1030 andò ad abitare in solitudine nella vicina valletta del Borrione, ove tuttora vi è una piccola Cappelletta a lui dedicata. Avendo guarito miracolosamente un figlioletto muto del marchese di Casasco (Malaspina), questi in segno di riconoscenza gli edificò una chiesa romanica dedicata alla Madonna in cui sant’Alberto ed i suoi seguaci eremiti potessero celebrare l’Ufficio divino. Dopo la morte di sant’Alberto, l’eremo crebbe ancora in potenza e numero di monaci tanto da divenire un centro spirituale di una vastissima zona. Ospitò illustri personaggi ecclesiastici e laici tra cui il fuggiasco re d’Inghilterra Edoardo II Plantageneto che ancor prima si era nascosto nel Castello di Melazzo vicino ad Acqui Terme: un documento del 1877 attesta, senza ombra di dubbio, che il re morì e fu sepolto inizialmente in questo Eremo. Si ritiene inoltre che vi abbiano soggiornato anche Federico Barbarossa e Dante Alighieri. Dopo tre secoli, nel 1900 la cura dell’Eremo fu affidata a Don Orione e avvenne la riesumazione dei resti mortali di Sant’Alberto. Attualmente raccolti in statua di cera nella chiesa. Don Orione ripopolò l’Eremo collocandovi gli eremiti da lui stesso fondati nel 1899. Questi sono ancora presenti in questo Eremo e conducono una vita di francescana semplicità e preghiera. Il più conosciuto è frate Ave Maria, che visse nell’eremo dal 1923 al 1964 conducendo una vita riconosciuta straordinaria per santità, preghiera e penitenza. Per gli amanti del trekking, diversi i sentieri partono dal piazzale antistante all’Eremo. Attraverso boschi di Castagni, si raggiunge facilmente una grotta dove ai tempi viveva Alberto.Bellissimo...👍⛪😀✋Grazie a Dio🙏
S FS F
È un luogo di meditazione, pace e preghiera. Scoperto per caso nelle mie gite domenicali in Val di Nizza. La natura attorno è bella in ogni stagione, in autunno specialmente, nelle giornate giuste, si vedono colori e panorami magnifici della valle Staffora. Isolato tra verdi pascoli, boschi di castagni, querce e abeti. La costruzione dell'eremo venne iniziata da sant'Alberto, forse del casato dei Malaspina (1030) frate benedettino, forse cluniacense. Egli lo edificò tra gli inizi dell’XI e la metà del XII secolo, probabilmente dove si trovava già un edificio militare. Costituitisi in comunità, gli eremiti edificarono il monastero. L'Eremo è costituito da tre chiese di cui due ricche di affreschi della fine del XV secolo. Sant'Alberto morì nel 1073 e fu sepolto qui. Nel chiostro si può osservare una tomba vuota, la leggenda vuole si tratti del primo sepolcro di Edoardo II, riparato a Butrio, dopo essere fuggito dall’Inghilterra. Vicino all'Eremo c'è anche la "grotta" dove il Santo si ritirava in preghiera. Nel 1900, anno in cui avvenne la riesumazione dei resti mortali di sant'Alberto, la cura dell'eremo fu affidata a don Orione. Nel 1921 don Orione ripopolò l'eremo collocandovi gli Eremiti della Divina Provvidenza e con loro anche un sacerdote in qualità di parroco. Tra di essi, il più conosciuto è frate Ave Maria, che visse nell'eremo conducendo una vita di santità, preghiera e penitenza.
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La prima volta che sono stato a all'eremo di S. Alberto di Butrio era un pomeriggio di una Domenica di Giugno più di 20 anni fa. Come ho fatto a sapere di questo posto speciale? Ma... da un 'enciclopedia delle regioni, che possedeva la mia fidanzata di allora. Un giorno vidi il volume dedicato alla Lombardia e sfogliandolo arrivai alla pagina che parlava appunto dell'eremo di S. Alberto di Butrio. Mi sono detto allora "qui devo venirci!" Anni dopo, perché l'eremo di S. Alberto mi era rimasto nel cuore, e ricordavo poi... che c'era la possibilità di scrivere un biglietto per affidare una persona cara alla preghiera dei monaci legati a S. Alberto ed al beato don Luigi Orione,decisi di tornarci. A mio padre era stato diagnosticato un brutto male all'intestino. Avrebbe dovuto dovuto fare un'operazione. In quei casi lì non è certo l'esito. Ebbene l'operazione andò bene. Si salvò. Circa un anno dopo, siccome non aveva potuto fare la chemioterapia per la sua età, il tumore tornò all'attacco. Un'altra volta- accompagnato da mia moglie - tornai a S. Alberto di Butrio per impetrare l'aiuto di S. Alberto, del beato don Luigi Orione e pure quello di fratel Ave Maria. Certo che mi avrebbero ascoltato e innalzato le loro preghiere a Dio. Anche questa volta andò tutto bene. Sempre, tutte le volte che mi sono recato all'eremo sono rimasto colpito dalla pace, dalla serenità... e dalla santità che permea ogni singola cosa dentro e fuori dall'eremo. Dalla pietra che tiene su tutta la costruzione a quella posta per terra destinata ad essere calpestata. Dai Santi - in epoche diverse - e dai fedeli e dai pellegrini ora. In pochi sanno che l'eremo è composto da tre chiese. La prima che s'incontra quando si entra dal portichetto è dedicata a S. Antonio. Poi a sinistra - separata da una porta a vetri - si trova la chiesa di S. Maria, eretta nel Xl secolo da S. Alberto ed infine da un'apertura sulla parete di dx si passa alla chiesa di S. Alberto. Da questa si arriva scendendo una breve scala nel chiostrino del Xlll secolo munito di colonne. Dal chiostrino si può accedere al cortile del monastero dove si trova un pozzo... particolare. Particolare perché? C'è tutta una storia legata al pozzo che testimonia la santità di don Luigi Orione e fratel Ave Maria sin da quando erano ancora in vita. Si narra che don Orione doveva recarsi con dei seminaristi (credo) da Tortona al monastero per degli esercizi spirituali. Ma... a S. Alberto è venuta a mancare l'acqua. Il pozzo è rimasto a secco - era estate. È stata mandata una persona a Tortona per avvisare don Orione di non salire più perché manca l'acqua. Ma don Orione non s'è turbato e disse al messaggero. "Di' a fratel Ave Maria di recarsi presso il pozzo e di pregare incessantemente la Madonna" . Così frate Ave Maria ha fatto. E quando arrivò don Orione fratel Ave Maria era ancora lì che pregava. Prese un secchio, lo calo' nel pozzo e tirò fuori l'acqua. Dal chiostrino... si può salire su per alcuni gradini fino al loggiato su cui si affaccia la camera dove viveva frate Ave Maria con ancora gli oggetti che gli servivano. È nella camera di Fratel Ave Maria che c'è una teca contenente tutti i biglietti che i fedeli scrivono implorando il suo aiuto e quello di Dio per le persone a cui vogliono bene. Io raccomando a tutti di andarci almeno una volta e a quelli che ci sono già stati di tornarci perché è sempre bello.
Aurelio Cabri

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L’eremo di Sant’Alberto di Butrio si trova in valle Staffora nel comune di Ponte Nizza e sorge su un rilievo roccioso a quasi 700 metri di altezza immerso nell’incanto e nel silenzio dell’Oltrepò Pavese. Nelle belle giornate si gode una vista splendida su tutta la Pianura Padana. La costruzione dell’eremo venne iniziata dallo stesso sant’Alberto, forse del casato dei Malaspina, che nel 1030 andò ad abitare in solitudine nella vicina valletta del Borrione, ove tuttora vi è una piccola Cappelletta a lui dedicata. Avendo guarito miracolosamente un figlioletto muto del marchese di Casasco (Malaspina), questi in segno di riconoscenza gli edificò una chiesa romanica dedicata alla Madonna in cui sant’Alberto ed i suoi seguaci eremiti potessero celebrare l’Ufficio divino. Dopo la morte di sant’Alberto, l’eremo crebbe ancora in potenza e numero di monaci tanto da divenire un centro spirituale di una vastissima zona. Ospitò illustri personaggi ecclesiastici e laici tra cui il fuggiasco re d’Inghilterra Edoardo II Plantageneto che ancor prima si era nascosto nel Castello di Melazzo vicino ad Acqui Terme: un documento del 1877 attesta, senza ombra di dubbio, che il re morì e fu sepolto inizialmente in questo Eremo. Si ritiene inoltre che vi abbiano soggiornato anche Federico Barbarossa e Dante Alighieri. Dopo tre secoli, nel 1900 la cura dell’Eremo fu affidata a Don Orione e avvenne la riesumazione dei resti mortali di Sant’Alberto. Attualmente raccolti in statua di cera nella chiesa. Don Orione ripopolò l’Eremo collocandovi gli eremiti da lui stesso fondati nel 1899. Questi sono ancora presenti in questo Eremo e conducono una vita di francescana semplicità e preghiera. Il più conosciuto è frate Ave Maria, che visse nell’eremo dal 1923 al 1964 conducendo una vita riconosciuta straordinaria per santità, preghiera e penitenza. Per gli amanti del trekking, diversi i sentieri partono dal piazzale antistante all’Eremo. Attraverso boschi di Castagni, si raggiunge facilmente una grotta dove ai tempi viveva Alberto.Bellissimo...👍⛪😀✋Grazie a Dio🙏
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È un luogo di meditazione, pace e preghiera. Scoperto per caso nelle mie gite domenicali in Val di Nizza. La natura attorno è bella in ogni stagione, in autunno specialmente, nelle giornate giuste, si vedono colori e panorami magnifici della valle Staffora. Isolato tra verdi pascoli, boschi di castagni, querce e abeti. La costruzione dell'eremo venne iniziata da sant'Alberto, forse del casato dei Malaspina (1030) frate benedettino, forse cluniacense. Egli lo edificò tra gli inizi dell’XI e la metà del XII secolo, probabilmente dove si trovava già un edificio militare. Costituitisi in comunità, gli eremiti edificarono il monastero. L'Eremo è costituito da tre chiese di cui due ricche di affreschi della fine del XV secolo. Sant'Alberto morì nel 1073 e fu sepolto qui. Nel chiostro si può osservare una tomba vuota, la leggenda vuole si tratti del primo sepolcro di Edoardo II, riparato a Butrio, dopo essere fuggito dall’Inghilterra. Vicino all'Eremo c'è anche la "grotta" dove il Santo si ritirava in preghiera. Nel 1900, anno in cui avvenne la riesumazione dei resti mortali di sant'Alberto, la cura dell'eremo fu affidata a don Orione. Nel 1921 don Orione ripopolò l'eremo collocandovi gli Eremiti della Divina Provvidenza e con loro anche un sacerdote in qualità di parroco. Tra di essi, il più conosciuto è frate Ave Maria, che visse nell'eremo conducendo una vita di santità, preghiera e penitenza.
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La prima volta che sono stato a all'eremo di S. Alberto di Butrio era un pomeriggio di una Domenica di Giugno più di 20 anni fa. Come ho fatto a sapere di questo posto speciale? Ma... da un 'enciclopedia delle regioni, che possedeva la mia fidanzata di allora. Un giorno vidi il volume dedicato alla Lombardia e sfogliandolo arrivai alla pagina che parlava appunto dell'eremo di S. Alberto di Butrio. Mi sono detto allora "qui devo venirci!" Anni dopo, perché l'eremo di S. Alberto mi era rimasto nel cuore, e ricordavo poi... che c'era la possibilità di scrivere un biglietto per affidare una persona cara alla preghiera dei monaci legati a S. Alberto ed al beato don Luigi Orione,decisi di tornarci. A mio padre era stato diagnosticato un brutto male all'intestino. Avrebbe dovuto dovuto fare un'operazione. In quei casi lì non è certo l'esito. Ebbene l'operazione andò bene. Si salvò. Circa un anno dopo, siccome non aveva potuto fare la chemioterapia per la sua età, il tumore tornò all'attacco. Un'altra volta- accompagnato da mia moglie - tornai a S. Alberto di Butrio per impetrare l'aiuto di S. Alberto, del beato don Luigi Orione e pure quello di fratel Ave Maria. Certo che mi avrebbero ascoltato e innalzato le loro preghiere a Dio. Anche questa volta andò tutto bene. Sempre, tutte le volte che mi sono recato all'eremo sono rimasto colpito dalla pace, dalla serenità... e dalla santità che permea ogni singola cosa dentro e fuori dall'eremo. Dalla pietra che tiene su tutta la costruzione a quella posta per terra destinata ad essere calpestata. Dai Santi - in epoche diverse - e dai fedeli e dai pellegrini ora. In pochi sanno che l'eremo è composto da tre chiese. La prima che s'incontra quando si entra dal portichetto è dedicata a S. Antonio. Poi a sinistra - separata da una porta a vetri - si trova la chiesa di S. Maria, eretta nel Xl secolo da S. Alberto ed infine da un'apertura sulla parete di dx si passa alla chiesa di S. Alberto. Da questa si arriva scendendo una breve scala nel chiostrino del Xlll secolo munito di colonne. Dal chiostrino si può accedere al cortile del monastero dove si trova un pozzo... particolare. Particolare perché? C'è tutta una storia legata al pozzo che testimonia la santità di don Luigi Orione e fratel Ave Maria sin da quando erano ancora in vita. Si narra che don Orione doveva recarsi con dei seminaristi (credo) da Tortona al monastero per degli esercizi spirituali. Ma... a S. Alberto è venuta a mancare l'acqua. Il pozzo è rimasto a secco - era estate. È stata mandata una persona a Tortona per avvisare don Orione di non salire più perché manca l'acqua. Ma don Orione non s'è turbato e disse al messaggero. "Di' a fratel Ave Maria di recarsi presso il pozzo e di pregare incessantemente la Madonna" . Così frate Ave Maria ha fatto. E quando arrivò don Orione fratel Ave Maria era ancora lì che pregava. Prese un secchio, lo calo' nel pozzo e tirò fuori l'acqua. Dal chiostrino... si può salire su per alcuni gradini fino al loggiato su cui si affaccia la camera dove viveva frate Ave Maria con ancora gli oggetti che gli servivano. È nella camera di Fratel Ave Maria che c'è una teca contenente tutti i biglietti che i fedeli scrivono implorando il suo aiuto e quello di Dio per le persone a cui vogliono bene. Io raccomando a tutti di andarci almeno una volta e a quelli che ci sono già stati di tornarci perché è...

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L’eremo di Sant’Alberto di Butrio si trova in valle Staffora nel comune di Ponte Nizza e sorge su un rilievo roccioso a quasi 700 metri di altezza immerso nell’incanto e nel silenzio dell’Oltrepò Pavese. Nelle belle giornate si gode una vista splendida su tutta la Pianura Padana.

La costruzione dell’eremo venne iniziata dallo stesso sant’Alberto, forse del casato dei Malaspina, che nel 1030 andò ad abitare in solitudine nella vicina valletta del Borrione, ove tuttora vi è una piccola Cappelletta a lui dedicata. Avendo guarito miracolosamente un figlioletto muto del marchese di Casasco (Malaspina), questi in segno di riconoscenza gli edificò una chiesa romanica dedicata alla Madonna in cui sant’Alberto ed i suoi seguaci eremiti potessero celebrare l’Ufficio divino. Dopo la morte di sant’Alberto, l’eremo crebbe ancora in potenza e numero di monaci tanto da divenire un centro spirituale di una vastissima zona. Ospitò illustri personaggi ecclesiastici e laici tra cui il fuggiasco re d’Inghilterra Edoardo II Plantageneto che ancor prima si era nascosto nel Castello di Melazzo vicino ad Acqui Terme: un documento del 1877 attesta, senza ombra di dubbio, che il re morì e fu sepolto inizialmente in questo Eremo. Si ritiene inoltre che vi abbiano soggiornato anche Federico Barbarossa e Dante Alighieri.

Dopo tre secoli, nel 1900 la cura dell’Eremo fu affidata a Don Orione e avvenne la riesumazione dei resti mortali di Sant’Alberto. Attualmente raccolti in statua di cera nella chiesa.

Don Orione ripopolò l’Eremo collocandovi gli eremiti da lui stesso fondati nel 1899. Questi sono ancora presenti in questo Eremo e conducono una vita di francescana semplicità e preghiera. Il più conosciuto è frate Ave Maria, che visse nell’eremo dal 1923 al 1964 conducendo una vita riconosciuta straordinaria per santità, preghiera e penitenza. Per gli amanti del trekking, diversi i sentieri partono dal piazzale antistante all’Eremo. Attraverso boschi di Castagni, si raggiunge facilmente una grotta dove ai tempi viveva...

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