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Necropoli di Su Crucifissu Mannu — Attraction in Posthudorra/Porto Torres

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Necropoli di Su Crucifissu Mannu
Description
The necropolis of Su Crucifissu Mannu is an archaeological site located in the municipality of Porto Torres, Sardinia. The necropolis includes at least twenty-two domus de janas, all made in the period between the Neolithic and the Copper Age and intensely used until the time of Bonnanaro culture.
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Necropoli di Su Crucifissu Mannu
ItalySardiniaPosthudorra/Porto TorresNecropoli di Su Crucifissu Mannu

Basic Info

Necropoli di Su Crucifissu Mannu

SS 131 Carlo Felice, 07046 Porto Torres SS, Italy
4.5(300)
Open until 12:00 AM
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spot

Ratings & Description

Info

The necropolis of Su Crucifissu Mannu is an archaeological site located in the municipality of Porto Torres, Sardinia. The necropolis includes at least twenty-two domus de janas, all made in the period between the Neolithic and the Copper Age and intensely used until the time of Bonnanaro culture.

Cultural
Outdoor
Scenic
Off the beaten path
attractions: , restaurants: , local businesses:
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Reviews of Necropoli di Su Crucifissu Mannu

4.5
(300)
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4.0
2y

Necropoli ipogeica di Su Crucifissu Mannu

Un sito archeologico situato nella Nurra, regione della Sardegna nord-occidentale. La necropoli si trova all'interno di un porzione di territorio che registra una rilevante presenza di monumenti preistorici distanti fra loro poche centinaia di metri. Tra i più importanti da segnalare il complesso di Monte d'Accoddi, le aree funerarie di Su Crucifissu Mannu, Li Lioni, Sant'Ambrogio, Su Jaiu, Spina Santa e Marinaru, i dolmen e menhir di Frades Muros, oltre ad una decina di nuraghi. Il sepolcreto, scavato su un banco orizzontale di roccia calcarea, comprende almeno ventidue domus de janas, tutte realizzate nel periodo compreso tra il Neolitico Recente (IV millennio a.C.) e l'Eneolitico Iniziale (III millennio a.C.) ed intensamente utilizzate, salvo sporadici riutilizzi in epoca romana, sino al tempo della cultura di Bonnanaro (1.500 a.C. Circa). Le tombe risultano tutte pluricellulari, ossia composte da più vani comunicanti; al loro interno si accede attraverso un pozzetto o calatoia ("a proiezione verticale") oppure mediante un corridoio orizzontale detto dromos ("a proiezione longitudinale"). Lungo le pareti della grande stanza principale, che in alcuni ipogei è provvista di pilastro centrale, si aprono le celle più piccole dalle quali in taluni casi si dipartono radialmente altri piccoli ambienti, fino ad arrivare, come nel caso della Tomba XIII, ad un totale di 14 vani. Alcune stanze sono adornate con gli elementi simbolici (protomi taurine diversamente stilizzate) ed architettonici (gradini, portelli sagomati, architravi) tipici del periodo, scolpiti a bassorilievo nella roccia; nella Tomba IV è presente anche l'elemento della falsa porta, allusione forse all'impossibilità per i vivi di accedere al regno dei morti. L'esplorazione del sito ha portato alla luce abbondanti quantità di ceramiche di cultura di Bonnanaro, ma anche bottoni a calotta sferica, forati, quattro brassard (bracciali da arciere) del Vaso campaniforme ed infine tre idoletti cicladici con la figura della Dea Madre. Tra i ritrovamenti anche un cranio umano che presenta documentazione di trapanazione in vivo. Degna di nota, sul piano di roccia soprastante alcune domus, la presenza per un ampio tratto di profondi solchi paralleli prodotti probabilmente dal protratto passaggio di carri o slitte forse adibite al trasporto di blocchi di pietra per la realizzazione di edifici nella vicina Turris Libissonis,...

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4y

La necropoli si trova a quasi 5 km da Porto Torres, scavata su un banco orizzontale di roccia calcarea e conta almeno 22 domus de Janas risalenti al Neolitico Recente (IV° millennio) e l’Eneolitico Iniziale (III° millennio) e riutilizzate sino al tempo della Cultura di Bonnanaro (1500 a.C.). I primi scavi della Sovrintendenza di Sassari e Nuoro furono diretti da Maria Luisa Ferrarese Ceruti nel 1956 (poi nel 1972/1980) a seguito di un ritrovamento imprevisto dovuto ai lavori di costruzione dell’acquedotto di PortoTorres, che però taglio di netto la necropoli interessando in parte alcune tombe. In epoca romana poi, alcune sepolture hanno subito il crollo della copertura degli ambienti a seguito del passaggio continuo dei carri in superficie di un tratto di strada che ai tempi univa la città di Karales (Cagliari) a Turris Libissonis (PortoTorres). I solchi sullo strato roccioso sono ancora oggi ben visibili. Al momento dello scavo, l’attenzione della Cerruti si focalizzò sulla tomba XV e la XVI. Nella tomba XV, rimuovendo i primi strati di terra, apparvero i primi reperti scheletrici e i monumenti ceramici. 6 teschi disposti in ordine lungo la parete sinistra del vano e undici vasi e vasetti. Al centro della camera erano più numerose le ossa lunghe (bacino e vertebre). Tra di esse, anche quelle di animali. All’angolo, in prossimità del suo ingresso, vi era un portello di pietra calcarea che aveva la funzione di chiudere il sepolcro. La tomba non era stata violata dall’epoca delle ultime deposizioni. La tomba XVI ha restituito numerosi materiali, come macine, punte di freccia in felce e ossidiana, lame a schegge. Altre domus sono interessanti per altre particolarità come la n°XIII che conta 14 vani, la IV con l’elemento della falsa porta, la VII che sopra un portello ha inscritte due protomi taurine, così come la XXI che ha al suo interno protomi taurine provviste di corna a mezzaluna, false porte e tracce di colonne a sostegno delle volte. Sono stati poi rinvenuti bottoni a calotta sferica, 4 bracciali da arciere, un vaso campaniforme e tre idoletti cicladici raffiguranti la Dea Madre. È stato documentato anche un cranio umano con evidenti segni di trapanazione in vivo.

Sito spettacolare che andrebbe valorizzato e protetto, anche a seguito dei recenti atti di vandalismo subiti. Coordinate Gps:...

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5.0
5y

La necropoli prenuragica di Su Crucifissu Mannu è una delle più ampie e meglio conservate della zona. Si trova a poche centinaia di metri del più celebre Tempio-Altare Monte d'Accoddi, ma al contrario di questo, non è segnalata da alcuna indicazione stradale! Nonostante ciò, vi si arriva agevolmente con google maps, percorrendo un breve sterrato che termina in una proprietà privata! Il sito non ha biglietto di ingresso, orari e recinzioni: questo lo rende fruibile sempre! È vero che manca qualsiasi tipo di cartellonistica o spiegazione, ma è anche vero che con Wikipedia si supplice facilmente! Gironzolando per l'area, immerse tra i lentischi e la macchia mediterranea, si aprono una ventina di tombe a camera, alla quali, con un po' di attenzione e la torcia del cellulare, si può accedere. Si tratta di sepolture ipogee (cioè sotterranee) multiple: sui lati del vano principale, la cui volta, se di grande ampiezza, è retta da una colonna centrale, si aprono più porte architravate o con rozze decorazioni, che conducono ad altre camere sepolcrali, con un sistema molto ramificato. Su alcune pareti si possono ancora scorgere protomi taurine scolpite 3000 anni fa. Sui banchi di roccia, in superficie, si notano ancora i solchi che i carri romani, secoli dopo, hanno lasciato, quando qui passava una strada principale. Nel complesso il sito da un'idea di abbandono quasi romantica che, tuttavia è appunto un'idea! Lo spazio è ben tenuto, pulito, l'erba viene tagliata regolarmente ed è agevole scendere all'interno delle tombe. Io l'ho trovato un luogo...

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Giorgio PegorettiGiorgio Pegoretti
Necropoli ipogeica di Su Crucifissu Mannu Un sito archeologico situato nella Nurra, regione della Sardegna nord-occidentale. La necropoli si trova all'interno di un porzione di territorio che registra una rilevante presenza di monumenti preistorici distanti fra loro poche centinaia di metri. Tra i più importanti da segnalare il complesso di Monte d'Accoddi, le aree funerarie di Su Crucifissu Mannu, Li Lioni, Sant'Ambrogio, Su Jaiu, Spina Santa e Marinaru, i dolmen e menhir di Frades Muros, oltre ad una decina di nuraghi. Il sepolcreto, scavato su un banco orizzontale di roccia calcarea, comprende almeno ventidue domus de janas, tutte realizzate nel periodo compreso tra il Neolitico Recente (IV millennio a.C.) e l'Eneolitico Iniziale (III millennio a.C.) ed intensamente utilizzate, salvo sporadici riutilizzi in epoca romana, sino al tempo della cultura di Bonnanaro (1.500 a.C. Circa). Le tombe risultano tutte pluricellulari, ossia composte da più vani comunicanti; al loro interno si accede attraverso un pozzetto o calatoia ("a proiezione verticale") oppure mediante un corridoio orizzontale detto dromos ("a proiezione longitudinale"). Lungo le pareti della grande stanza principale, che in alcuni ipogei è provvista di pilastro centrale, si aprono le celle più piccole dalle quali in taluni casi si dipartono radialmente altri piccoli ambienti, fino ad arrivare, come nel caso della Tomba XIII, ad un totale di 14 vani. Alcune stanze sono adornate con gli elementi simbolici (protomi taurine diversamente stilizzate) ed architettonici (gradini, portelli sagomati, architravi) tipici del periodo, scolpiti a bassorilievo nella roccia; nella Tomba IV è presente anche l'elemento della falsa porta, allusione forse all'impossibilità per i vivi di accedere al regno dei morti. L'esplorazione del sito ha portato alla luce abbondanti quantità di ceramiche di cultura di Bonnanaro, ma anche bottoni a calotta sferica, forati, quattro brassard (bracciali da arciere) del Vaso campaniforme ed infine tre idoletti cicladici con la figura della Dea Madre. Tra i ritrovamenti anche un cranio umano che presenta documentazione di trapanazione in vivo. Degna di nota, sul piano di roccia soprastante alcune domus, la presenza per un ampio tratto di profondi solchi paralleli prodotti probabilmente dal protratto passaggio di carri o slitte forse adibite al trasporto di blocchi di pietra per la realizzazione di edifici nella vicina Turris Libissonis, l'attuale Porto Torres.
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Eleonora CarboniEleonora Carboni
Sito molto bello, gratuito, ci sono tante tombe da visitare, peccato sia in uno stato di totale abbandono, se continuassero a scavare troverebbero una città immensa
Ilaria CardellaIlaria Cardella
La necropoli si trova a quasi 5 km da Porto Torres, scavata su un banco orizzontale di roccia calcarea e conta almeno 22 domus de Janas risalenti al Neolitico Recente (IV° millennio) e l’Eneolitico Iniziale (III° millennio) e riutilizzate sino al tempo della Cultura di Bonnanaro (1500 a.C.). I primi scavi della Sovrintendenza di Sassari e Nuoro furono diretti da Maria Luisa Ferrarese Ceruti nel 1956 (poi nel 1972/1980) a seguito di un ritrovamento imprevisto dovuto ai lavori di costruzione dell’acquedotto di PortoTorres, che però taglio di netto la necropoli interessando in parte alcune tombe. In epoca romana poi, alcune sepolture hanno subito il crollo della copertura degli ambienti a seguito del passaggio continuo dei carri in superficie di un tratto di strada che ai tempi univa la città di Karales (Cagliari) a Turris Libissonis (PortoTorres). I solchi sullo strato roccioso sono ancora oggi ben visibili. Al momento dello scavo, l’attenzione della Cerruti si focalizzò sulla tomba XV e la XVI. Nella tomba XV, rimuovendo i primi strati di terra, apparvero i primi reperti scheletrici e i monumenti ceramici. 6 teschi disposti in ordine lungo la parete sinistra del vano e undici vasi e vasetti. Al centro della camera erano più numerose le ossa lunghe (bacino e vertebre). Tra di esse, anche quelle di animali. All’angolo, in prossimità del suo ingresso, vi era un portello di pietra calcarea che aveva la funzione di chiudere il sepolcro. La tomba non era stata violata dall’epoca delle ultime deposizioni. La tomba XVI ha restituito numerosi materiali, come macine, punte di freccia in felce e ossidiana, lame a schegge. Altre domus sono interessanti per altre particolarità come la n°XIII che conta 14 vani, la IV con l’elemento della falsa porta, la VII che sopra un portello ha inscritte due protomi taurine, così come la XXI che ha al suo interno protomi taurine provviste di corna a mezzaluna, false porte e tracce di colonne a sostegno delle volte. Sono stati poi rinvenuti bottoni a calotta sferica, 4 bracciali da arciere, un vaso campaniforme e tre idoletti cicladici raffiguranti la Dea Madre. È stato documentato anche un cranio umano con evidenti segni di trapanazione in vivo. Sito spettacolare che andrebbe valorizzato e protetto, anche a seguito dei recenti atti di vandalismo subiti. Coordinate Gps: 40.81008; 8.44469
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