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• Domus de janas di Monte Siseri I o di S'Incantu — Attraction in Potuvigari/Putifigari

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• Domus de janas di Monte Siseri I o di S'Incantu
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• Domus de janas di Monte Siseri I o di S'Incantu
ItalySardiniaPotuvigari/Putifigari• Domus de janas di Monte Siseri I o di S'Incantu

Basic Info

• Domus de janas di Monte Siseri I o di S'Incantu

07040 Putifigari, Province of Sassari, Italy
3.6(24)
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Ilaria CardellaIlaria Cardella
L’ipogeo è stato individuato e segnalato da Sebastiano Porcu nel 1988 e da quel giorno ha potuto riprendere vita. Infatti nel 1989, la Soprintendenza di Sassari e Nuoro intraprese lo scavo, condotto da Giovanni Maria Demartis e i risultati vennero poi pubblicati nel Bollettino di Archeologia del 1991. I frammenti rinvenuti nello strato più antico (punte di freccia di ossidiana, lame di selce, un piatto di pietra trachitica con 4 piedi, frammenti di vasi, piatti e ciotole in ceramica ma nessun resto umano) hanno permesso di datare la tomba tra il Neolitico Recente ed Eneolitico (3200-2600 a.C.) e si è constatato il suo riutilizzo sino ad epoca romana. La struttura è stata creata in un affioramento di tufo rosa lungo il pendio del Monte Siseri, a 850 mt di altitudine, nella roccia di origine vulcanica eruttiva effusiva. Essa fa parte della Necropoli del suddetto monte che comprende altre tre tombe, due a pochi metri di distanza ma gravemente danneggiate per il parziale crollo dei soffitti, e una sul versante opposto a 700 mt che riprende alcune fattezze della prima ma seriamente deteriorata. Il sepolcro è denominato S’Incantu, per lo stupore che ti invade quando varchi la soglia, e dagli addetti ai lavori è stata qualificata come “Tomba dell’architettura dipinta” per le magnifiche decorazioni pittoriche e scultoree che la contraddistinguono. Quando iniziarono i lavori, erano visibili solo il corridoio (dromos) a cielo aperto e il primo ambiente dell’anticella (a causa di uno squarcio nella copertura) che precede la stanza principale.Tutto il resto era in gran parte sigillato dalla terra e 4 grandi pietre ostruivano il portello che introduce all’ambiente centrale. È stato poi deciso, nel 1990, di proteggere il sito da ulteriori danneggiamenti dovuti alle intemperie e alle incursioni dei vandali, edificando una struttura di protezione in pietra dotata di copertura a doppio spiovente in tegole. L’accesso infatti risulta oggi interdetto da un portello metallico dotato di lucchetto a serratura. Il lungo corridoio risulta orientato ad est e introduce all’ipogeo con pianta a T, con vani in successione e pavimenti sfalsati. All’anticella si accede tramite un gradino sedile: un ambiente di 2 mt x 1,8/1,9 mt di lunghezza caratterizzato sia nella parete destra che sinistra di 2 meravigliose false porte dipinte in rosso ocra e scolpite con triplici corna a forma di barca. Una volta passati al vano principale (6mt x3) ammiriamo l’opera in tutta la sua bellezza: al centro del pavimento un focolare rituale di 1 mt di diametro composta da 4 centri concentrici e una coppella centrale. Alle sue estremità 2 pilastri a base rettangolare con scolpiti elementi a piatta ogiva interpretabili come corna taurine. Nella parete destra e sinistra si aprono due celle minori sopraelevate rispetto al piano di caplestìo, ove venivano deposti i defunti. Nella parete di fondo è presente una terza falsa porta, scolpita in rilievo e dipinta, avente lo scopo di separare definitivamente il mondo dei vivi da quello dei morti, sovrastata da triplici corna occupanti tutta la lunghezza della parete. Il portello purtroppo reca i segni di una grave deturpazione provocata da tombaroli in cerca di tesori e che, con un picchetto in ferro e scalpello, asportarono parte della superficie decorata. Alzando gli occhi troviamo un soffitto alto 2 mt scolpito a rilievo riproducente una un tetto con struttura a doppia falda, dipinto in ocra rossa e carbone, tipico delle capanne dei villaggi, con l’intenzione di garantire ai defunti una vita nell’aldilà che fosse il più familiare possibile. All’esterno dell’ipogeo furono scavate coppelle, vaschette e canalette aventi la funzione di impedire alle acque piovane di penetrare all’interno della sepoltura. Il sito risulta chiuso e visitabile contattando preventivamente il Comune di Putifigari per la visita guidata.
L OL O
La grotta è accessibile grazie all'intervento di un gruppo di volontari che ne salvaguardano il luogo. Organizzano normalmente alcune visite all'anno pertanto è importante prendere contatti con l'associazione, facilmente rintracciabile su internet. Gli stessi vi accompagneranno attraverso un breve trekking, attraverso un luogo ricco di Flora locale che vi saranno in grado di descrivere accuratamente. Questa Domus è un luogo di sepoltura a ipogeo, scavato nel Tufo di cui è ancora possibile vedere alcune delle pitture e incisioni. Non vi è un vero biglietto da pagare, Si fa semplicemente un offerta all' associazione che verrà utilizzata per il mantenimento del luogo e la pulizia dei percorsi per raggiungerlo. Notizia aggiuntiva, nella prima decina di novembre la stessa associazione organizza un incontro internazionale di micologia dove si andranno a studiare le oltre 400 specie di funghi della zona. Nell'area sono già state scoperte più di una decina di queste Domus. Più avanti pubblicherò delle foto scattate con una macchina fotografica professionale, sfruttando dei grandangolari.
DediDedi
Per poter visitare la domus occorre contattare i volontari della nuova associazione “archeo trekking”. I numeri di telefono possono essere richiesti chiamando il municipio di Putifigari. Attualmente la visita avviene solo il sabato mattina con un contributo volontario. Bello il percorso per raggiungere la domus de janas su un sentiero, lungo circa 1,2 km, immersi nella macchia mediterranea. Accompagnatori volontari molto disponibili.
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L’ipogeo è stato individuato e segnalato da Sebastiano Porcu nel 1988 e da quel giorno ha potuto riprendere vita. Infatti nel 1989, la Soprintendenza di Sassari e Nuoro intraprese lo scavo, condotto da Giovanni Maria Demartis e i risultati vennero poi pubblicati nel Bollettino di Archeologia del 1991. I frammenti rinvenuti nello strato più antico (punte di freccia di ossidiana, lame di selce, un piatto di pietra trachitica con 4 piedi, frammenti di vasi, piatti e ciotole in ceramica ma nessun resto umano) hanno permesso di datare la tomba tra il Neolitico Recente ed Eneolitico (3200-2600 a.C.) e si è constatato il suo riutilizzo sino ad epoca romana. La struttura è stata creata in un affioramento di tufo rosa lungo il pendio del Monte Siseri, a 850 mt di altitudine, nella roccia di origine vulcanica eruttiva effusiva. Essa fa parte della Necropoli del suddetto monte che comprende altre tre tombe, due a pochi metri di distanza ma gravemente danneggiate per il parziale crollo dei soffitti, e una sul versante opposto a 700 mt che riprende alcune fattezze della prima ma seriamente deteriorata. Il sepolcro è denominato S’Incantu, per lo stupore che ti invade quando varchi la soglia, e dagli addetti ai lavori è stata qualificata come “Tomba dell’architettura dipinta” per le magnifiche decorazioni pittoriche e scultoree che la contraddistinguono. Quando iniziarono i lavori, erano visibili solo il corridoio (dromos) a cielo aperto e il primo ambiente dell’anticella (a causa di uno squarcio nella copertura) che precede la stanza principale.Tutto il resto era in gran parte sigillato dalla terra e 4 grandi pietre ostruivano il portello che introduce all’ambiente centrale. È stato poi deciso, nel 1990, di proteggere il sito da ulteriori danneggiamenti dovuti alle intemperie e alle incursioni dei vandali, edificando una struttura di protezione in pietra dotata di copertura a doppio spiovente in tegole. L’accesso infatti risulta oggi interdetto da un portello metallico dotato di lucchetto a serratura. Il lungo corridoio risulta orientato ad est e introduce all’ipogeo con pianta a T, con vani in successione e pavimenti sfalsati. All’anticella si accede tramite un gradino sedile: un ambiente di 2 mt x 1,8/1,9 mt di lunghezza caratterizzato sia nella parete destra che sinistra di 2 meravigliose false porte dipinte in rosso ocra e scolpite con triplici corna a forma di barca. Una volta passati al vano principale (6mt x3) ammiriamo l’opera in tutta la sua bellezza: al centro del pavimento un focolare rituale di 1 mt di diametro composta da 4 centri concentrici e una coppella centrale. Alle sue estremità 2 pilastri a base rettangolare con scolpiti elementi a piatta ogiva interpretabili come corna taurine. Nella parete destra e sinistra si aprono due celle minori sopraelevate rispetto al piano di caplestìo, ove venivano deposti i defunti. Nella parete di fondo è presente una terza falsa porta, scolpita in rilievo e dipinta, avente lo scopo di separare definitivamente il mondo dei vivi da quello dei morti, sovrastata da triplici corna occupanti tutta la lunghezza della parete. Il portello purtroppo reca i segni di una grave deturpazione provocata da tombaroli in cerca di tesori e che, con un picchetto in ferro e scalpello, asportarono parte della superficie decorata. Alzando gli occhi troviamo un soffitto alto 2 mt scolpito a rilievo riproducente una un tetto con struttura a doppia falda, dipinto in ocra rossa e carbone, tipico delle capanne dei villaggi, con l’intenzione di garantire ai defunti una vita nell’aldilà che fosse il più familiare possibile. All’esterno dell’ipogeo furono scavate coppelle, vaschette e canalette aventi la funzione di impedire alle acque piovane di penetrare all’interno della sepoltura. Il sito risulta chiuso e visitabile contattando preventivamente il Comune di Putifigari per la visita guidata.
Ilaria Cardella

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La grotta è accessibile grazie all'intervento di un gruppo di volontari che ne salvaguardano il luogo. Organizzano normalmente alcune visite all'anno pertanto è importante prendere contatti con l'associazione, facilmente rintracciabile su internet. Gli stessi vi accompagneranno attraverso un breve trekking, attraverso un luogo ricco di Flora locale che vi saranno in grado di descrivere accuratamente. Questa Domus è un luogo di sepoltura a ipogeo, scavato nel Tufo di cui è ancora possibile vedere alcune delle pitture e incisioni. Non vi è un vero biglietto da pagare, Si fa semplicemente un offerta all' associazione che verrà utilizzata per il mantenimento del luogo e la pulizia dei percorsi per raggiungerlo. Notizia aggiuntiva, nella prima decina di novembre la stessa associazione organizza un incontro internazionale di micologia dove si andranno a studiare le oltre 400 specie di funghi della zona. Nell'area sono già state scoperte più di una decina di queste Domus. Più avanti pubblicherò delle foto scattate con una macchina fotografica professionale, sfruttando dei grandangolari.
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Per poter visitare la domus occorre contattare i volontari della nuova associazione “archeo trekking”. I numeri di telefono possono essere richiesti chiamando il municipio di Putifigari. Attualmente la visita avviene solo il sabato mattina con un contributo volontario. Bello il percorso per raggiungere la domus de janas su un sentiero, lungo circa 1,2 km, immersi nella macchia mediterranea. Accompagnatori volontari molto disponibili.
Dedi

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Reviews of • Domus de janas di Monte Siseri I o di S'Incantu

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Esplorando l'affascinante mondo delle antiche tombe sarde, ci troviamo davanti a un monumento magico ed eccezionale che onora le genti sarde del Neolitico come veri luminari tra le civiltà del Mediterraneo. Parliamo della straordinaria tomba dell'architettura dipinta, una delle quattro domus de Janas che compongono la necropoli di monte Siseri, situata nella regione di Putifigari, un piccolo centro al confine tra Nurra e Logudoro turritano. Questo luogo è noto come S’Incantu, un nome che si rifa alla sua innegabile capacità di incantare, anche a distanza di cinquemila anni dalla sua creazione. È, senza dubbio, la gemma più spettacolare tra le 215 domus scolpite o dipinte (su un totale di 3500) scoperte in tutta l'isola.

Entrando all'interno di S’Incantu, ci si trova di fronte all'apice dell'arte neolitica, con complessità architettoniche e armonia, decorazioni ricche e variegate, e una raffinatezza legata al rispetto dei defunti da parte dei popoli prenuragici. Questo luogo straordinario è stato portato alla luce nel 1989 e risale a un periodo compreso tra il Neolitico recente e l'Eneolitico (3200-2600 a.C.), ma è stato utilizzato fino all'epoca romana.

S’Incantu è la tomba principale di questa necropoli a forma di anfiteatro, situata su un affioramento di tufo rosa a un'altitudine di 850 metri. A pochi passi da essa, si trovano le tombe II e III, purtroppo danneggiate e parzialmente sommerse a causa del crollo dei loro soffitti. Dall'altro lato del monte, nella valle delle fate, a circa 700 metri dalle altre tre, sorge il quarto ipogeo, anch'esso purtroppo danneggiato.

La tomba dell'architettura dipinta è l'unica visitabile tra tutte queste meraviglie. Al suo interno, troverete dettagli scultorei complessi e raffinati, con rilievi bassi e rilievi a tutto tondo. La pittura chiara e scura arricchisce ulteriormente il monumento, che può essere paragonato per grandiosità alle tombe a camera etrusche, che sono molto più recenti di due millenni. La pianta della tomba è a forma di T, con una successione di stanze con pavimenti sfalsati: un lungo corridoio che porta a un atrio decorato, una piccola anticella quadrangolare con lati di due metri, un'ampia cella centrale e due piccole cellette funerarie ai lati. Sulle pareti laterali dell'anticella troverete scolpite e dipinte in rosso due false porte, che simboleggiano il passaggio delle anime dal mondo terreno all'aldilà.

Sebbene il soffitto sia parzialmente crollato, è possibile notare che è scolpito a rilievo per simulare un tetto a doppio spiovente. Di fronte all'ingresso, incorniciato da lesene simili a colonne, si trova l'accesso alla sala centrale, rettangolare e spaziosa, che misura sei metri per tre. Il suo soffitto, alto più di due metri, sembra quasi perfetto: è raffigurata in rilievo la struttura lignea di un tetto a doppio spiovente. Le travi centrali e le sette travi trasversali per lato sono dipinte in nero, mentre le travi laterali e gli spazi tra le travi sono dipinti in rosso-ocra, creando un suggestivo contrasto di tonalità. Gli stipiti delle porte terminano con basi a listello distinte dal pavimento, un dettaglio unico nell'arte funeraria dell'epoca. Il soffitto sembra essere sorretto da due colonne quadrate, scavate nella roccia e scolpite a rilievo con protomi taurine stilizzate.

Al centro del pavimento si trova un focolare "ipnotico" con quattro cornici concentriche e una coppella centrale, che ha un diametro di un metro ed era destinata a contenere le offerte per i defunti. Questa struttura, con il suo tetto e il focolare, riflette l'intenzione di garantire ai defunti una vita ultraterrena in un ambiente familiare, simboleggiando il rituale di passaggio.

La parete opposta all'ingresso mostra un'altra falsa porta, anch'essa incorniciata e sormontata da triplici corna taurine che si estendono lungo tutta la parete. Ai suoi lati, sono incise un'altra coppia di corna. Questa ossessiva presenza di simboli taurini, che si ritrova in tutta la tomba, riflette la devozione dei popoli prenuragici nei confronti del dio Toro o della fertilità,...

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L’ipogeo è stato individuato e segnalato da Sebastiano Porcu nel 1988 e da quel giorno ha potuto riprendere vita. Infatti nel 1989, la Soprintendenza di Sassari e Nuoro intraprese lo scavo, condotto da Giovanni Maria Demartis e i risultati vennero poi pubblicati nel Bollettino di Archeologia del 1991. I frammenti rinvenuti nello strato più antico (punte di freccia di ossidiana, lame di selce, un piatto di pietra trachitica con 4 piedi, frammenti di vasi, piatti e ciotole in ceramica ma nessun resto umano) hanno permesso di datare la tomba tra il Neolitico Recente ed Eneolitico (3200-2600 a.C.) e si è constatato il suo riutilizzo sino ad epoca romana. La struttura è stata creata in un affioramento di tufo rosa lungo il pendio del Monte Siseri, a 850 mt di altitudine, nella roccia di origine vulcanica eruttiva effusiva. Essa fa parte della Necropoli del suddetto monte che comprende altre tre tombe, due a pochi metri di distanza ma gravemente danneggiate per il parziale crollo dei soffitti, e una sul versante opposto a 700 mt che riprende alcune fattezze della prima ma seriamente deteriorata. Il sepolcro è denominato S’Incantu, per lo stupore che ti invade quando varchi la soglia, e dagli addetti ai lavori è stata qualificata come “Tomba dell’architettura dipinta” per le magnifiche decorazioni pittoriche e scultoree che la contraddistinguono. Quando iniziarono i lavori, erano visibili solo il corridoio (dromos) a cielo aperto e il primo ambiente dell’anticella (a causa di uno squarcio nella copertura) che precede la stanza principale.Tutto il resto era in gran parte sigillato dalla terra e 4 grandi pietre ostruivano il portello che introduce all’ambiente centrale. È stato poi deciso, nel 1990, di proteggere il sito da ulteriori danneggiamenti dovuti alle intemperie e alle incursioni dei vandali, edificando una struttura di protezione in pietra dotata di copertura a doppio spiovente in tegole. L’accesso infatti risulta oggi interdetto da un portello metallico dotato di lucchetto a serratura. Il lungo corridoio risulta orientato ad est e introduce all’ipogeo con pianta a T, con vani in successione e pavimenti sfalsati. All’anticella si accede tramite un gradino sedile: un ambiente di 2 mt x 1,8/1,9 mt di lunghezza caratterizzato sia nella parete destra che sinistra di 2 meravigliose false porte dipinte in rosso ocra e scolpite con triplici corna a forma di barca. Una volta passati al vano principale (6mt x3) ammiriamo l’opera in tutta la sua bellezza: al centro del pavimento un focolare rituale di 1 mt di diametro composta da 4 centri concentrici e una coppella centrale. Alle sue estremità 2 pilastri a base rettangolare con scolpiti elementi a piatta ogiva interpretabili come corna taurine. Nella parete destra e sinistra si aprono due celle minori sopraelevate rispetto al piano di caplestìo, ove venivano deposti i defunti. Nella parete di fondo è presente una terza falsa porta, scolpita in rilievo e dipinta, avente lo scopo di separare definitivamente il mondo dei vivi da quello dei morti, sovrastata da triplici corna occupanti tutta la lunghezza della parete. Il portello purtroppo reca i segni di una grave deturpazione provocata da tombaroli in cerca di tesori e che, con un picchetto in ferro e scalpello, asportarono parte della superficie decorata. Alzando gli occhi troviamo un soffitto alto 2 mt scolpito a rilievo riproducente una un tetto con struttura a doppia falda, dipinto in ocra rossa e carbone, tipico delle capanne dei villaggi, con l’intenzione di garantire ai defunti una vita nell’aldilà che fosse il più familiare possibile. All’esterno dell’ipogeo furono scavate coppelle, vaschette e canalette aventi la funzione di impedire alle acque piovane di penetrare all’interno della sepoltura.

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Heel bijzondere Domus. Very special Domus. Closed since Covid, but still worth a visit. A long trip by car on a stone trail, but doable with normal cars. Please stop at the end of the trail at a fence. Then go for a 30 minute challenging walk up and down 4 hills to reach the tomb. Very nice scenery though! With a key (any key) you will be able to open the doors (3 turns right) and take a picture. Please close the doors and...

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