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Abbazia di San Donato — Attraction in Sesto Calende

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Abbazia di San Donato
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Abbazia di San Donato
ItalyLombardySesto CalendeAbbazia di San Donato

Basic Info

Abbazia di San Donato

Via S. Donato, 6, 21018 Sesto Calende VA, Italy
4.7(97)
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spot

Ratings & Description

Info

Cultural
Relaxation
Scenic
Family friendly
Accessibility
attractions: Wave Water Park, Sasso di Preja Buia, restaurants: Ristorante Pizzeria Oasi, Il Grappolino, Panificio I Frutti Del Grano I Frutti Del Grano Di Canova Alain E Rossoni Ombretta Snc, Ristorante Pizzeria al Portichetto, Pizzeria Arcobaleno, Piazza Abba La Reclame Srl, Botega Caffe Cacao Sesto Calende, La veranda, Ristorante Papillon, Holly Drink di Fabio e Massimo Olearo Snc, local businesses:
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Ristorante Pizzeria al Portichetto

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3.8

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CristianCristian
L'abbazia fu voluta dal vescovo di Pavia, Liutardo, insieme al monastero andato distrutto, edificata sui resti di un tempio pagano.[1] Fu costruita tra l'830 e l'864[2] dai monaci benedettini in una zona che controllava il pagamento dei pedaggi delle barche che risalivano in Ticino.[3] A causa di questa posizione di interesse, nel XI secolo l'abbazia fu contesa tra i Benedettini e il vescovo di Milano e fu saccheggiata più volte, fino a che nel XII secolo Sesto Calende fu conquistata dai Visconti, lasciando il potere ai frati. Nel 1508 l'abbazia divenne commenda della curia romana e nel 1534 fu concessa all'Ospedale maggiore di Milano.[4] Dopodiché essa subì pesanti danni e trasformazioni. Nel 1820 l'abbazia passò definitivamente dalla diocesi di Pavia all'arcidiocesi di Milano[5]. Nel Museo civico Archeologico di Sesto Calende sono raccolte alcuni resti delle sculture un tempo presenti nell'abbazia.[6] L'attuale edificio consta di tre navate absidate. La parte superiore dell'absidina a sud, andata distrutta, è stata sostituita nel XVIII secolo dall'attuale sacrestia che poggia sui resti affrescati del precedente manufatto. L'altare maggiore è sopraelevato sulla chiesa originale alla quale si accede da due scale affiancate alla gradinata centrale settecentesca. La Chiesa è stata costruita con ciottoli trovati nella zona circostante.[6] Nella cripta, si leggono a malapena sinopie illustranti la Natività e l'Ave Maria. Le pareti che racchiudono l'altare maggiore, affrescate dal Bellotti, presentano curiose cariatidi con parti sporgenti degli abiti. Ai piedi del catino centrale, a due centri di curvatura a causa dell'intervento di sostituzione dell'originaria copertura lignea andata distrutta con le attuali volte in cotto, si snoda un coro ligneo di pregevole fattura con quindici stalli. All'esterno sono di particolare pregio architettonico l'absidina a nord, l'abside centrale e la torre campanaria, decorati con archetti in cotto e in pietra. In tutte le murature esterne e interne sono inseriti, come materiali di reimpiego, elementi di precedenti edifici cristiani e pagani sui quali è stato edificato l'attuale tempio.[6] All'interno sono interessanti nel pronao o nartece gli splendidi capitelli preromanici e le volte grafite. Questo avancorpo era probabilmente un portico aperto su tre lati, utilizzato poi come ampliamento della Chiesa. Numerosi e di varie epoche gli affreschi, alcuni dei quali trasferiti su tela in occasione di scoperte o di restauro. Tra questi la Madonna dei Limoni, del XVI secoli. Notevoli tra i rimanenti in sito, da segnalare, la Disputa di santa Caterina d'Alessandria, opera di Bernardino Zenale da Treviglio del 1503, nella nicchia un tempo fonte battesimale, la Madonna del latte sul pilastro centrale del lato destro della navata, l'Ultima cena, opera di Giovanni Battista Tarilli da Cureglia, datata 1581. Interessanti sono pure Dio in trono e la Teoria di santi nell'abside di sinistra. All'interno della chiesa, in occasione della creazione della pavimentazione in cotto che ha eliminato l'originale in beola e sarizzo, sono stati rinvenuti plutei facenti parte dell'ambone della chiesa del IX secolo e usati come riempimento. Di particolare pregio, sono oggi conservati nel Museo presso il palazzo Comunale. L'organo di gradevole voce, opera di Carlo Aletti di Monza (1869), è stato recentemente restaurato grazie ad una sottoscrizione. Un'altra bella abbazia , un'altra bella occasione per visitare i luoghi della nostra fede in Cristo. Grazie a Dio 🙏😀⛪
Stefano MasnaghettiStefano Masnaghetti
La bella abbazia è di origine antichissima. Venne infatti costruita nel IX Secolo per volere del vescovo di Pavia, Liutardo. Ai tempi era infatti un importante luogo strategico per il controllo dei traffici fluviali da parte del vescovado pavese. Fondata dai monaci benedettini, possedeva un monastero, andato distrutto. Del primo edifico non resta quasi più nulla: la chiesa venne infatti ricostruita in pregevoli forme romaniche tra fine XI e inizio XII Secolo. Il nartece-pronao d'ingresso, decorato da stupendi capitelli, è di poco posteriore, della metà del XII Secolo. Dell'edificio romanico restano inoltre l'abside centrale e quella di sinistra, la cripta e l'alto campanile. L'abside di destra, le tre navate asimmetriche e gli affreschi del presbiterio risalgono invece ai rimaneggiamenti tardobarocchi effettuati nel XVIII Secolo. L'interno ospita però ancora degli splendidi affreschi Quattro-cinquecenteschi, tra cui una Disputa di Santa Caterina realizzata da Bernardino Zenale nel 1503, una Madonna dei Limoni della metà del XVI Secolo e, nel più antico abside di sinistra, Teorie di Santi e un Dio in Trono racchiuso nella mandorla.
Serafino RomeoSerafino Romeo
Una scoperta questa chiesa, testimonianza di un'antica abbazia, più volte rimaneggiata, come si può vedere nel pannello illustrativo appena entrati a destra. È un edificio risalente al IX secolo, ma dell'originale rimane poco. Molto interessante il nartece che nei secoli è stato inglobato nella chiesa per ampliarla; lo si nota appena si entra, soprattutto dalle colonne. Da non dimenticare la cripta, anch'essa testimone dell'età secolare di questo edificio.
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L'abbazia fu voluta dal vescovo di Pavia, Liutardo, insieme al monastero andato distrutto, edificata sui resti di un tempio pagano.[1] Fu costruita tra l'830 e l'864[2] dai monaci benedettini in una zona che controllava il pagamento dei pedaggi delle barche che risalivano in Ticino.[3] A causa di questa posizione di interesse, nel XI secolo l'abbazia fu contesa tra i Benedettini e il vescovo di Milano e fu saccheggiata più volte, fino a che nel XII secolo Sesto Calende fu conquistata dai Visconti, lasciando il potere ai frati. Nel 1508 l'abbazia divenne commenda della curia romana e nel 1534 fu concessa all'Ospedale maggiore di Milano.[4] Dopodiché essa subì pesanti danni e trasformazioni. Nel 1820 l'abbazia passò definitivamente dalla diocesi di Pavia all'arcidiocesi di Milano[5]. Nel Museo civico Archeologico di Sesto Calende sono raccolte alcuni resti delle sculture un tempo presenti nell'abbazia.[6] L'attuale edificio consta di tre navate absidate. La parte superiore dell'absidina a sud, andata distrutta, è stata sostituita nel XVIII secolo dall'attuale sacrestia che poggia sui resti affrescati del precedente manufatto. L'altare maggiore è sopraelevato sulla chiesa originale alla quale si accede da due scale affiancate alla gradinata centrale settecentesca. La Chiesa è stata costruita con ciottoli trovati nella zona circostante.[6] Nella cripta, si leggono a malapena sinopie illustranti la Natività e l'Ave Maria. Le pareti che racchiudono l'altare maggiore, affrescate dal Bellotti, presentano curiose cariatidi con parti sporgenti degli abiti. Ai piedi del catino centrale, a due centri di curvatura a causa dell'intervento di sostituzione dell'originaria copertura lignea andata distrutta con le attuali volte in cotto, si snoda un coro ligneo di pregevole fattura con quindici stalli. All'esterno sono di particolare pregio architettonico l'absidina a nord, l'abside centrale e la torre campanaria, decorati con archetti in cotto e in pietra. In tutte le murature esterne e interne sono inseriti, come materiali di reimpiego, elementi di precedenti edifici cristiani e pagani sui quali è stato edificato l'attuale tempio.[6] All'interno sono interessanti nel pronao o nartece gli splendidi capitelli preromanici e le volte grafite. Questo avancorpo era probabilmente un portico aperto su tre lati, utilizzato poi come ampliamento della Chiesa. Numerosi e di varie epoche gli affreschi, alcuni dei quali trasferiti su tela in occasione di scoperte o di restauro. Tra questi la Madonna dei Limoni, del XVI secoli. Notevoli tra i rimanenti in sito, da segnalare, la Disputa di santa Caterina d'Alessandria, opera di Bernardino Zenale da Treviglio del 1503, nella nicchia un tempo fonte battesimale, la Madonna del latte sul pilastro centrale del lato destro della navata, l'Ultima cena, opera di Giovanni Battista Tarilli da Cureglia, datata 1581. Interessanti sono pure Dio in trono e la Teoria di santi nell'abside di sinistra. All'interno della chiesa, in occasione della creazione della pavimentazione in cotto che ha eliminato l'originale in beola e sarizzo, sono stati rinvenuti plutei facenti parte dell'ambone della chiesa del IX secolo e usati come riempimento. Di particolare pregio, sono oggi conservati nel Museo presso il palazzo Comunale. L'organo di gradevole voce, opera di Carlo Aletti di Monza (1869), è stato recentemente restaurato grazie ad una sottoscrizione. Un'altra bella abbazia , un'altra bella occasione per visitare i luoghi della nostra fede in Cristo. Grazie a Dio 🙏😀⛪
Cristian

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La bella abbazia è di origine antichissima. Venne infatti costruita nel IX Secolo per volere del vescovo di Pavia, Liutardo. Ai tempi era infatti un importante luogo strategico per il controllo dei traffici fluviali da parte del vescovado pavese. Fondata dai monaci benedettini, possedeva un monastero, andato distrutto. Del primo edifico non resta quasi più nulla: la chiesa venne infatti ricostruita in pregevoli forme romaniche tra fine XI e inizio XII Secolo. Il nartece-pronao d'ingresso, decorato da stupendi capitelli, è di poco posteriore, della metà del XII Secolo. Dell'edificio romanico restano inoltre l'abside centrale e quella di sinistra, la cripta e l'alto campanile. L'abside di destra, le tre navate asimmetriche e gli affreschi del presbiterio risalgono invece ai rimaneggiamenti tardobarocchi effettuati nel XVIII Secolo. L'interno ospita però ancora degli splendidi affreschi Quattro-cinquecenteschi, tra cui una Disputa di Santa Caterina realizzata da Bernardino Zenale nel 1503, una Madonna dei Limoni della metà del XVI Secolo e, nel più antico abside di sinistra, Teorie di Santi e un Dio in Trono racchiuso nella mandorla.
Stefano Masnaghetti

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Una scoperta questa chiesa, testimonianza di un'antica abbazia, più volte rimaneggiata, come si può vedere nel pannello illustrativo appena entrati a destra. È un edificio risalente al IX secolo, ma dell'originale rimane poco. Molto interessante il nartece che nei secoli è stato inglobato nella chiesa per ampliarla; lo si nota appena si entra, soprattutto dalle colonne. Da non dimenticare la cripta, anch'essa testimone dell'età secolare di questo edificio.
Serafino Romeo

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L'abbazia fu voluta dal vescovo di Pavia, Liutardo, insieme al monastero andato distrutto, edificata sui resti di un tempio pagano.[1] Fu costruita tra l'830 e l'864[2] dai monaci benedettini in una zona che controllava il pagamento dei pedaggi delle barche che risalivano in Ticino.[3] A causa di questa posizione di interesse, nel XI secolo l'abbazia fu contesa tra i Benedettini e il vescovo di Milano e fu saccheggiata più volte, fino a che nel XII secolo Sesto Calende fu conquistata dai Visconti, lasciando il potere ai frati.

Nel 1508 l'abbazia divenne commenda della curia romana e nel 1534 fu concessa all'Ospedale maggiore di Milano.[4] Dopodiché essa subì pesanti danni e trasformazioni. Nel 1820 l'abbazia passò definitivamente dalla diocesi di Pavia all'arcidiocesi di Milano[5]. Nel Museo civico Archeologico di Sesto Calende sono raccolte alcuni resti delle sculture un tempo presenti nell'abbazia.[6]

L'attuale edificio consta di tre navate absidate. La parte superiore dell'absidina a sud, andata distrutta, è stata sostituita nel XVIII secolo dall'attuale sacrestia che poggia sui resti affrescati del precedente manufatto. L'altare maggiore è sopraelevato sulla chiesa originale alla quale si accede da due scale affiancate alla gradinata centrale settecentesca. La Chiesa è stata costruita con ciottoli trovati nella zona circostante.[6]

Nella cripta, si leggono a malapena sinopie illustranti la Natività e l'Ave Maria. Le pareti che racchiudono l'altare maggiore, affrescate dal Bellotti, presentano curiose cariatidi con parti sporgenti degli abiti. Ai piedi del catino centrale, a due centri di curvatura a causa dell'intervento di sostituzione dell'originaria copertura lignea andata distrutta con le attuali volte in cotto, si snoda un coro ligneo di pregevole fattura con quindici stalli. All'esterno sono di particolare pregio architettonico l'absidina a nord, l'abside centrale e la torre campanaria, decorati con archetti in cotto e in pietra. In tutte le murature esterne e interne sono inseriti, come materiali di reimpiego, elementi di precedenti edifici cristiani e pagani sui quali è stato edificato l'attuale tempio.[6]

All'interno sono interessanti nel pronao o nartece gli splendidi capitelli preromanici e le volte grafite. Questo avancorpo era probabilmente un portico aperto su tre lati, utilizzato poi come ampliamento della Chiesa. Numerosi e di varie epoche gli affreschi, alcuni dei quali trasferiti su tela in occasione di scoperte o di restauro. Tra questi la Madonna dei Limoni, del XVI secoli. Notevoli tra i rimanenti in sito, da segnalare, la Disputa di santa Caterina d'Alessandria, opera di Bernardino Zenale da Treviglio del 1503, nella nicchia un tempo fonte battesimale, la Madonna del latte sul pilastro centrale del lato destro della navata, l'Ultima cena, opera di Giovanni Battista Tarilli da Cureglia, datata 1581. Interessanti sono pure Dio in trono e la Teoria di santi nell'abside di sinistra. All'interno della chiesa, in occasione della creazione della pavimentazione in cotto che ha eliminato l'originale in beola e sarizzo, sono stati rinvenuti plutei facenti parte dell'ambone della chiesa del IX secolo e usati come riempimento. Di particolare pregio, sono oggi conservati nel Museo presso il palazzo Comunale. L'organo di gradevole voce, opera di Carlo Aletti di Monza (1869), è stato recentemente restaurato grazie ad una sottoscrizione. Un'altra bella abbazia , un'altra bella occasione per visitare i luoghi della nostra fede in Cristo....

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La bella abbazia è di origine antichissima. Venne infatti costruita nel IX Secolo per volere del vescovo di Pavia, Liutardo. Ai tempi era infatti un importante luogo strategico per il controllo dei traffici fluviali da parte del vescovado pavese. Fondata dai monaci benedettini, possedeva un monastero, andato distrutto. Del primo edifico non resta quasi più nulla: la chiesa venne infatti ricostruita in pregevoli forme romaniche tra fine XI e inizio XII Secolo. Il nartece-pronao d'ingresso, decorato da stupendi capitelli, è di poco posteriore, della metà del XII Secolo. Dell'edificio romanico restano inoltre l'abside centrale e quella di sinistra, la cripta e l'alto campanile. L'abside di destra, le tre navate asimmetriche e gli affreschi del presbiterio risalgono invece ai rimaneggiamenti tardobarocchi effettuati nel XVIII Secolo. L'interno ospita però ancora degli splendidi affreschi Quattro-cinquecenteschi, tra cui una Disputa di Santa Caterina realizzata da Bernardino Zenale nel 1503, una Madonna dei Limoni della metà del XVI Secolo e, nel più antico abside di sinistra, Teorie di Santi e un Dio in Trono racchiuso...

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