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Mleeta Landmark — Attraction in Nabatieh Governorate

Name
Mleeta Landmark
Description
The Tourist Landmark of the Resistance, also known as Museum for Resistance Tourism, is a war museum operated by Hezbollah near the village of Mleeta in southern Lebanon. The museum opened on May 25, 2010, marking the 10th anniversary of the Israeli withdrawal from southern Lebanon in 2000.
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Mleeta Landmark
LebanonNabatieh GovernorateMleeta Landmark

Basic Info

Mleeta Landmark

FG4G+H72, Mazraat Qalaat Meis, Lebanon
4.7(834)
Open 24 hours
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spot

Ratings & Description

Info

The Tourist Landmark of the Resistance, also known as Museum for Resistance Tourism, is a war museum operated by Hezbollah near the village of Mleeta in southern Lebanon. The museum opened on May 25, 2010, marking the 10th anniversary of the Israeli withdrawal from southern Lebanon in 2000.

Cultural
Outdoor
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Reviews of Mleeta Landmark

4.7
(834)
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5.0
7y

Mleeta è una collina remota situata nella regione di Nabatieh, a circa 70 chilometri da Beirut. Ci arriviamo dopo innumerevoli tornanti, osservando le strade restringersi gradatamente e invocando ripetutamente l’aiuto degli amichevoli passanti. Qui dal 1985 al 2000 la resistenza libanese ha combattuto l’avanzata dell’esercito israeliano ricorrendo a tecniche di guerriglia e di sabotaggio, opponendo all’impressionante arsenale nemico coraggio, spirito di sacrificio e fede. Non è senza ragione che la collina viene definita dagli stessi curatori del museo “il luogo in cui la Terra parla con il Paradiso”.

Dopo aver pagato un ingresso irrisorio, i visitatori possono avvalersi gratuitamente della guida di un militante hezbollah per scoprire il complesso percorso realizzato all’interno del sito. Nell’area centrale una ricostruzione artistica del campo di battaglia mostra macerie, veicoli corazzati, elementi di artiglieria e di equipaggiamento militare. Ogni frammento di quella dolorosa esperienza è stato ricollocato con cura per esprimere la violenza degli scontri, ma il coronamento di un successo collettivo lungamente cercato e contrario a ogni probabilità.In una sala multimediale un breve filmato (disponibile in arabo e in inglese) introduce i visitatori alla storia di Hezbollah e del museo. Nella sala espositiva, invece, sono raccolti decine di reperti militari, ciascuno portatore di una storia di coraggio e di eroismo, ciascuno rappresentante una piccola vittoria contro gli invasori. Nelle parole dei leader israeliani riportate sulle pareti, si esprime la sorpresa e lo sconcerto nell’essere stati costretti ad ammettere la sconfitta contro un manipolo di guerriglieri dalle risorse esigue e le cui uniche esperienze militari pregresse erano costituite dagli episodi di guerriglia in ambito del conflitto palestinese.Dietro la sala espositiva si apre il percorso tra le trincee. Nella fitta vegetazione collinare un sentiero conduce verso stralci di vita al fronte, attraverso reperti e ricostruzioni fedeli di quelle che dovevano essere le condizioni delle migliaia di mujahedeen che qui si sono asserragliati durante gli anni. Ci sono armi automatiche, fortificazioni, un rifugio e una galleria sotterranea su cui si affacciano vari ambienti di funzione logistica. Ogni tappa è accompagnata da un cartello esplicativo in arabo e inglese. Sul ritmo dei nostri passi la voce della nostra guida narra il dramma vissuto dai suoi compatrioti, i sacrifici a cui si sono sottoposti pur di non cedere all’avanzata del nemico sulla loro terra. Nato nel 1982, Hezbollah – “il partito dio” – voleva offrire una risposta comprensiva, dal punto di vista militare, sociale e culturale, all’invasione che Israele aveva avviato per demolire la resistenza palestinese che proprio in Libano aveva trovato rifugio. Il suo scopo principale era quindi la resistenza contro Israele, ma i suoi leader svilupparono un progetto più ampio che puntava a realizzare nella società civile i precetti indicati nel Corano. Nel suo libro “Hizbollah – The Story from Within”, Sheikh Naim Qassem, fondatore del partito e suo vicesegretario dal 1991, spiega come inizialmente lo scopo fosse offrire una guida spirituale ad una popolazione vessata da vent’anni di conflitti. Nel loro orientamento è presto comparso il concetto di Jihad, la guerra santa che i leader hezbollah hanno sempre concepito con la doppia ambivalenza di difesa della terra dell’islam e lotta interiore per mantenere la rettitudine spirituale.Per quanta riguarda la difesa della terra, l’evidente riferimento era l’occupazione israeliana, ma anche l’occupazione della Palestina rappresentava un punto imprescindibile della Jihad. Un progetto puramente difensivo quindi, perché la religione del profeta non può giustificare l’invasione di un...

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5.0
3y

We spent most of our Sunday at the Landmark, and it was amazing! The scenery is outstanding, because it's a summit you have 360° views of the lands nearby.. You can even see the Mediterranean from here.

The food at Tayyoun Restaurant is 9.5/10! Some of the best food we've had, and the prices (especially during the economic meltdown of Lebanon [2022]) are affordable for a day out trip.

Lots of trees, military landmarks, a ~700-meters walking trail between the trees up and down a cliff and into a hand-dug tunnel used by the resistance in times of the occupation, which was easy enough to navigate with some of us carrying our babies.

The activities here are fun as well, as there are lots to do for all family members.

We did the fighting simulator, using real machine guns (no live ammo) which were connected digitally to a large (mini-cinema screen), like a first-person shooter game. It was a short session, very affordable,...

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5.0
7y

Is a place full of history, where you can learn little bit about what happened in the area. Before you start the tour is presented a short video full of information and real photos and videos. After this a guide show you the place and give you more details about the local, the history and the material in exhibition. Once finished this part so you are encouraged to walk in one of the real shelter was built in the area. Its an incredible and touching experience, once you can see where exactly the soldiers were living for monthes and monthes. Plus the view from the top is amazing. Just take care about the weather, we went in june and was really little cold, i advice taking a small jacket. Also was Ramadan time so was perfect cause was not busy at all and we could visit the place...

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LionViper kingLionViper king
Mleeta è una collina remota situata nella regione di Nabatieh, a circa 70 chilometri da Beirut. Ci arriviamo dopo innumerevoli tornanti, osservando le strade restringersi gradatamente e invocando ripetutamente l’aiuto degli amichevoli passanti. Qui dal 1985 al 2000 la resistenza libanese ha combattuto l’avanzata dell’esercito israeliano ricorrendo a tecniche di guerriglia e di sabotaggio, opponendo all’impressionante arsenale nemico coraggio, spirito di sacrificio e fede. Non è senza ragione che la collina viene definita dagli stessi curatori del museo “il luogo in cui la Terra parla con il Paradiso”. Dopo aver pagato un ingresso irrisorio, i visitatori possono avvalersi gratuitamente della guida di un militante hezbollah per scoprire il complesso percorso realizzato all’interno del sito. Nell’area centrale una ricostruzione artistica del campo di battaglia mostra macerie, veicoli corazzati, elementi di artiglieria e di equipaggiamento militare. Ogni frammento di quella dolorosa esperienza è stato ricollocato con cura per esprimere la violenza degli scontri, ma il coronamento di un successo collettivo lungamente cercato e contrario a ogni probabilità.In una sala multimediale un breve filmato (disponibile in arabo e in inglese) introduce i visitatori alla storia di Hezbollah e del museo. Nella sala espositiva, invece, sono raccolti decine di reperti militari, ciascuno portatore di una storia di coraggio e di eroismo, ciascuno rappresentante una piccola vittoria contro gli invasori. Nelle parole dei leader israeliani riportate sulle pareti, si esprime la sorpresa e lo sconcerto nell’essere stati costretti ad ammettere la sconfitta contro un manipolo di guerriglieri dalle risorse esigue e le cui uniche esperienze militari pregresse erano costituite dagli episodi di guerriglia in ambito del conflitto palestinese.Dietro la sala espositiva si apre il percorso tra le trincee. Nella fitta vegetazione collinare un sentiero conduce verso stralci di vita al fronte, attraverso reperti e ricostruzioni fedeli di quelle che dovevano essere le condizioni delle migliaia di mujahedeen che qui si sono asserragliati durante gli anni. Ci sono armi automatiche, fortificazioni, un rifugio e una galleria sotterranea su cui si affacciano vari ambienti di funzione logistica. Ogni tappa è accompagnata da un cartello esplicativo in arabo e inglese. Sul ritmo dei nostri passi la voce della nostra guida narra il dramma vissuto dai suoi compatrioti, i sacrifici a cui si sono sottoposti pur di non cedere all’avanzata del nemico sulla loro terra. Nato nel 1982, Hezbollah – “il partito dio” – voleva offrire una risposta comprensiva, dal punto di vista militare, sociale e culturale, all’invasione che Israele aveva avviato per demolire la resistenza palestinese che proprio in Libano aveva trovato rifugio. Il suo scopo principale era quindi la resistenza contro Israele, ma i suoi leader svilupparono un progetto più ampio che puntava a realizzare nella società civile i precetti indicati nel Corano. Nel suo libro “Hizbollah – The Story from Within”, Sheikh Naim Qassem, fondatore del partito e suo vicesegretario dal 1991, spiega come inizialmente lo scopo fosse offrire una guida spirituale ad una popolazione vessata da vent’anni di conflitti. Nel loro orientamento è presto comparso il concetto di Jihad, la guerra santa che i leader hezbollah hanno sempre concepito con la doppia ambivalenza di difesa della terra dell’islam e lotta interiore per mantenere la rettitudine spirituale.Per quanta riguarda la difesa della terra, l’evidente riferimento era l’occupazione israeliana, ma anche l’occupazione della Palestina rappresentava un punto imprescindibile della Jihad. Un progetto puramente difensivo quindi, perché la religione del profeta non può giustificare l’invasione di un altro popolo.
Jiane SoaresJiane Soares
Is a place full of history, where you can learn little bit about what happened in the area. Before you start the tour is presented a short video full of information and real photos and videos. After this a guide show you the place and give you more details about the local, the history and the material in exhibition. Once finished this part so you are encouraged to walk in one of the real shelter was built in the area. Its an incredible and touching experience, once you can see where exactly the soldiers were living for monthes and monthes. Plus the view from the top is amazing. Just take care about the weather, we went in june and was really little cold, i advice taking a small jacket. Also was Ramadan time so was perfect cause was not busy at all and we could visit the place without rush.
Agnieszka ZapolskaAgnieszka Zapolska
Interesting place for any visitor keen on modern history and political marketing. I'd recommend to read about July war and about organisation who has created this landmark before the visit to Mleeta as obviously this museum presents only one side version of the history and is a landmark of political propaganda. Mleeta landmark is maintained exceptionally well (from facilities point of view), so travellers focused on details will notice also gardens of red roses, not only weapons and tunnels. Despite being a place in the mountains all walkways are easy to walk (stone stairs or concrete aisles) plus many benches and drinking water taps for those who may need to rest. Museum is small however designed in a very modern way. In June 2023 entrance ticket cost 2 USD.
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Agnieszka Zapolska

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