Davvero molto interessante e significativa l'escursione che ci siamo concessi la scorsa domenica presso il Monte Ortigara, indubbiamente uno dei luogo simbolo degli eventi bellici che interessarono l'arco alpino ⛰️ durante la Grande Guerra. Qui si svolse infatti un'importante battaglia di cui alcuni pannelli didascalici 🪧 danno conto già all'inizio del sentiero escursionistico conduce in cima: «La battaglia dell'Ortigara, combattuta dalla 6ª Armata italiana tra il 10 ed il 26 giugno 1917, è stata spesso definita una sorta di "Verdun italiana". I punti di contatto con il mattatoio del fronte occidentale sono però molto minori delle differenze. L'offensiva italiana, denominata "difensiva ipotesi 1", era stata progettata dal Comando Supremo fin dall'autunno del 1916. L'intento di Cadorna non era affatto quello di costringere gli austriaci ad una battaglia di logoramento, in cui doveva prevalere la semplice superiorità numerica e tecnica di uomini ed artiglierie sulla resistenza dell'avversario; il comandante supremo italiano intendeva sfondare la linea austriaca per riportare il fronte se non nelle posizioni del 1915, almeno sulla linea Portule-Verena-Campolongo. Un fronte difensivo realizzato su queste posizioni, fortissime per natura, avrebbe garantito le spalle alle armate isontine, consentendo inoltre un notevole risparmio di uomini e mezzi. Questi avrebbero potuto essere utilizzati per aprirsi appunto la strada verso Lubjana o Trieste. Il precoce innevamento aveva costretto a rinunciare al progetto nell'autunno del 1916. Nell'estate del 1917 il comando italiano era però deciso a ripetere, a fronti invertite, quella manovra per linee interne che aveva garantito la conquista di Gorizia nell'agosto del 1916. Non si lesinarono i mezzi; vennero messi a disposizione del Gen. Mambretti, comandante la 6ª Armata, un numero altissimo di artiglierie, un largo parco di bombarde ed alcune delle migliori unità disponibili, primi fra tutti i battaglioni alpini. Essi, per la prima volta dall'inizio del conflitto vennero riuniti a formare una Divisione, la 52ª, al comando del Gen. Como Dagna Sabina. Dopo una serie di modifiche ed aggiustamenti, il piano d'attacco prevedeva uno sfondamento in tre punti della difesa austriaca: Monte Zebio, Monte Forno e la zona che le carte austro-ungariche indicavano come Ortigara-Lepozze. Le colonne d'attacco avrebbero dovuto varcare quindi la Val Galmarara e raggiungere la cresta di Monte Portule, costringendo così anche l'ala destra dello schieramento austriaco sull'Altopiano a ripiegare oltre Monte Verena. Una serie di fattori si oppose però seriamente ad un successo delle armi italiane. Innanzitutto la mancanza della sorpresa: le forze austriache sull'Altopiano, l'agguerrito III C.d.A., l'"eisrrne Korp", austro-ungarico del Gen. Krautwald, erano perfettamente al corrente delle intenzioni italiane. Esse avevano quindi utilizzato l'intero inverno 1916/17 per rafforzare le proprie difese alla luce delle esperienze fatte sul fronte carsico e su quello occidentale. Inoltre le condizioni meteo assolutamente sfavorevoli al tiro di distruzione dell'artiglieria nella giornata cruciale del 10 giugno 1917. Non mancarono infine errori nel tiro, soprattutto nel parco dell'artiglieria d'assedio, che decimò molti rearti italiani prima ancora che potessero affrontare il fuoco dei difensori. Il solo successo, oltretutto parziale, della prima giornata di lotta fu quindi la conquista di Q.2101 (Q.2071 nella cartografia austriaca) dell'Ortigara. Dopo quasi dieci ore di bombardamento intenso quanto poco preciso, alle 15.00 i battaglioni alpini erano scattati all'attacco. All'estrema ala destra, il battaglione "Bassano", sia pur perdendo il comandante e tutti gli ufficiali, ed il "Monte Baldo" che ne sosteneva lo slancio, mettevano piede, intorno alle 18.00 nelle trincee austriache. Se pur limitata nello spazio e di non di non facile supporto logistico si trattava di una occupazione importante, che mise in grande agitazione i comandi...
Read more"IL CALVARIO DEGLI ALPINI" Dopo una camminata di circa 1 ora e 25 minuti dal Piazzale Lozze sul sentiero 840, si giunge sulla sommità del Monte Ortigara che altro non è che la continuità di Cima XII. Monte della catena delle Alpi, si trova in provincia di Vicenza, lungo il confine tra Veneto e Trentino Alto Adige, all'interno dell'altopiano di Asiago. La sua altezza è di 2106 metri che, grazie ai bombardamenti della Prima Guerra Mondiale, si è abbassata di vari metri. Il Monte Ortigara è un fulcro importante della Grande Guerra che ha visto contrapposti i due eserciti, quello Italiano 🇮🇹 e quello Austriaco 🇦🇹. Sia durante la "Straffexpedition del 1916 e successivamente alla ritirata di Caporetto del 1917, questa Cima è stata teatro di sanguinose battaglie che procurano la morte di migliaia di soldati di entrambi i fronti. Quelli che subirono le perdite più cruente e massicce furono però gli Alpini che, durante i tentativi di assalto della cima vennero spazzati dal fuoco delle terribili mitragliatrici Austriache, le "Schwarzlose. Provenienti da due punti fondamentali della Valle dell'Agnellizza, i soldati Italiani, si ritrovarono in pieno campo aperto e senza protezioni dall'alto. L'area è oggi considerata Zona Monumentale e riporta ancora le ferite dei tiri di artiglieria, numerosi reperti bellici sono ancora sparsi per la vasta zona che comprende il massiccio di Cima XII, le Cime Campanaro, Caldiera, Lozze, Campanella, Cima XI, la valle dell'Agnellizza ed altri siti meno conosciuti. Un'infinità di trincee, camminamenti, grotte, caverne e postazioni di mitragliatrici sono visibili su tutta l'area sommitale ed intorno la Valle sottostante. Sulla parte sommitale dell'Ortigara si trovano due monumenti ben distinti, la Colonna Italiana ed il Cippo Austriaco, a perenne ricordo delle numerosissime vittime di Guerra che questa, oggi magnifica e verdeggiante, zona offrì in sacrificio all'Altare della Patria di entrambi gli schieramenti. Esse segnalano il punto di massimo avvicinamento dei due eserciti. Al passaggio accanto la campana di Cima Ortigara, la tradizione vuole si suoni in onore ai caduti. Commovente teatro della nostra Storia è uno dei simboli del conflitto...
Read moreUno sei luoghi sacri alla Patria dove hanno perso la vita migliaia di soldati italiani e austriaci durante la prima guerra mondiale. Visitarlo e raggiungere la cima è un autentico tuffo nella storia. Si raggiunge il parcheggio nel piazzale Lozze dopo diversi km di strada sterrata piena di buche! Ci sono voluti almeno 45 minuti per farla in auto… il comune dovrebbe intervenire! Lasciata l’auto il percorso fino alla cima dove si trova la ben nota colonna mozza è un tuffo nella prima guerra mondiale. Infatti lungo il tragitto non mancano indicazioni, trincee, il cimitero militare italiano, cimeli di guerra, ecc. Per raggiungere la vetta (circa 2 ore dal parcheggio) suggerisco vivamente l’uso di scarponi adatti al contesto montano (si cammina sempre su sassi e rocce). Sulla cima si gode di una vista impareggiabile delle altre montagne vicentine e dell’altopiano di Asiago. Sempre sulla cima è presente una colonna austriaca quasi alla sua estremità, da cui si gode di una vista aerea...
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