Venerdì, 8 aprile 2022. Sentiero nr. 274. Mulino di Secchiano - Monte Petrano.
C’è un cancelletto di legno e filo spinato da richiudere dopo il passaggio. La piccola salitella su pietra e sassi è talmente breve che non serve neppure a spezzare il fiato. Soffia un vento forte, pare urli di rabbia e a terra, abbattuti come tanti soldati, oltre ai rami ci sono gli alberi. La siccità ha tolto forza e vigore alle piante; avvilite e stremate si sono lasciate spezzare dal vento. Rispetto alla settimana scorsa, il percorso è più intricato: alcuni alberi sono stramazzati sul sentiero e il torrente ha un carattere più impetuoso. Perciò è richiesta qualche accortezza in più, soprattutto in quelle occasioni dov’è necessario il guado. Le piogge di questi giorni, assieme allo scioglimento delle nevi delle cime, hanno convinto l’acqua a invadere il sentiero e a cercare nuove strade. Come la volta scorsa, al primo bivio non vado a sinistra, ma proseguo dritto. Sono molte le piante uccise dal vento, alcune hanno foglie di un verde appena nato. Dopo qualche guado, inizia una salita decisa. Qua e là, le primule; lavorano per il sole: fanno luce tra le ombre. Il muschio colora di verde le imponenti pareti rocciose. Sorrido mentre tocco la morbida pietra, perché immagino un enorme carapace, una titanica testuggine che dorme il suo sonno plurimillenario. Il sentiero è sempre ben riconoscibile ed è segnato di rosso e bianco. C’è un altro guado, una breve salita e si raggiunge una carrareccia. La volta scorsa ero andato a sinistra scoprendo un altopiano destinato al pascolo per cavalli, docili ma diffidenti. Proseguendo da lì, si esce sulla strada che da Cagli sale al Monte Petrano. Oggi vado a destra. Di nuovo un guado, l’ultimo. Il sentiero si riempie di sassi, s’impenna in una salita impegnativa e le piante glabre non mi riparano dal sole. Più si sale, più la pendenza sembra aumentare. Mi fermo qualche momento per prendere fiato. Bevo e con rinnovata volontà riprendo il cammino. Si alza il vento. L’intimità degli alberi viene violata, le foglie impazziscono e il legno emette un lamento scricchiolante. Gli alberi cedono il passo a una vegetazione bassa e puntuta, ma la salita rimane la stessa. Quando la salita si fa ancora più arrogante tornano gli alberi. Sto per cadere vinto dallo sforzo... Ho un miraggio... ma no! È davvero una ragazza quella che scende per il sentiero. Gli occhi azzurri, il viso arrossato, i capelli legati in una coda di cavallo che pareva sancire il tempo dei suoi passi leggiadri, quelli di un capriolo che sa bene dove andare. È l'incontro fugace di un momento: lei continua a scendere, io a salire. Il sentiero è ora di terra morbida e allora apprezzo che sia esposto al sole, altrimenti sarebbe tutto fango. Si riconoscono le tracce di ungulati e lupi. Raggiungo una collinetta che si espone come una terrazza rivolta su un mondo in miniatura. Distinguo anche i cavallini dell’altopiano! Il vento vuole farmi volare via, ma pianto i piedi e, col cellulare ben saldo nelle mani, rubo una panoramica. Riprendo la salita e il sentiero viene tagliato da una carrareccia che sale dolcemente a sinistra e scende con altrettanta dolcezza verso destra. Decido di continuare per l’ ampio sentiero. La salita è contornata dagli alberi. Quando attorno a me c’è solo erba, il sentiero mi conduce sulla strada asfaltata. Continuando sulla strada per 4 km si raggiunge l’Area Attrezzata del Monte Petrano. Torno sui miei passi e mi accingo alla discesa. Mi volto a guardare il verde pascolo, ma vengo schiaffeggiato dal vento. Riprendo la discesa. Le gote formicolano e mi riportano alla mente la ragazza di poco prima. Doveva scendere da quassù, penso e mi sembra di non essere solo. Raggiunta la carrareccia che taglia il sentiero, decido di salire per la strada bianca. Mi imbatto in una sbarra che transenna il cammino. La supero e poco più avanti c’è la strada asfaltata. Se volessi prenderla, dovrei percorrere mezzo kilometro per raggiungere il punto dal quale ero sbucato poco prima. Per la seconda e ultima volta mi...
Read moreInnanzitutto bisogna sapere che, per raggiungerlo, non si deve seguire la strada che questa app consiglia come "veloce" dall'uscita Pontedazzo, perchè una volta girato per "Il borgo" vi ritroverete in una strada di pietre. Tornando indietro da essa e girando a destra verso la reale indicazione del monte, ne attraverserete un'altra a tratti non asfaltata e adatta a macchine non delicate. Piuttosto, uscite a cagli ovest e chiedete indicazioni, o seguite la strada più lunga consigliatavi da qui. Per il resto è un luogo davvero bello, erba adatta a piantare tende, pochi animali, un bar-ristorante spartano adatto all'ambiente, un'area camper ampia, gli altri monti in bella vista. Essendo un monte, di sera fa fresco, quindi non considerate i 35°C che può raggiungere Cagli di giorno, ma armatevi di...
Read moreBellissima zona dove trascorrere una domenica in pieno relax. Ideale per persone di tutte le età dove i bambini possono correre liberi nei prati immensi e i più grandi e anziani possono riposarsi all'ombra dei numerosi alberi presenti. È un posto molto frequentato nei periodi estivi perchè sempre ventilato e le temperature un pò più basse essendo a circa 1000 metri di quota e per trovare alberi che fanno zone d'ombra è meglio arrivare presto altrimenti si possono piantare ombrelloni nel terreno per avere l'ombra. Noi siamo stati li domenica 28 luglio dove a Fano erano 36 gradi ma li avevamo venticello e 28 gradi. C'è anche un piccolo camping pieno di camper e tende per trascorrere un bel weekend di riposo....
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