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Monte Barone — Local services in Caprile

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Monte Barone
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Monte Barone is a mountain of the Alpi Biellesi, a sub-range of the Pennine Alps. Due to its isolation it offers a noteworthy point of view towards the Po plain and can be seen from quite a long distance away.
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Monte Barone
ItalyPiedmontCaprileMonte Barone

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Monte Barone

13864 Caprile, Province of Biella, Italy
4.8(16)
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Monte Barone is a mountain of the Alpi Biellesi, a sub-range of the Pennine Alps. Due to its isolation it offers a noteworthy point of view towards the Po plain and can be seen from quite a long distance away.

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4 Via Santa Maria di Campagnate 13900 Biella
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Ennio BertonaEnnio Bertona
Non solo cima, ma percorsi diversi Penso di essere salito almeno un centinaio di volte, con percorsi diversi ed approcci diversi, dalla gita relax al puro allenamento, dalla salita con parapendio in spalla per attuare un connubio salita e volo, fatto anche con il cane a bordo, decollando da tanti posti diversi, dalla cima, dal colle della Ponasca, dal Cornabecco, ecc... ma anche alla semplice ricerca di silenzi, panorami ed animali selvatici in stagioni meno facili e in giorni non frequentati, con lunghe esplorazioni fuori dalla via normale. Memorabili alcune volte in cui raggiunta la centrale del Piancone mi inoltrai nella valle del Confienza cercando tracce di sentieri per i costoni che salgono all'alpe Campo e poi in cima ... facile salita ma senza sentieri! In basso, vicino al torrente, poco oltre il Piancone, avevo trovato un alpe-bivacco ancora con tetto di paglia, il Rattarun, e tanto di quaderno, era il 1978. Di tutto ciò restano pochi ruderi nella boscaglia. Lo stesso nome è stato poi dato ad un rifugio in muratura, costruito dagli alpini poco più in alto. Alcune volte partendo dalle Piane, ho preso la sterrata che scende a sinistra e percorre diversi canaloni fino, appunto, alla cappella Carecca; da lí proseguivo, dopo il rif. Rattarone, costeggiando il rio Confienza per alpi Tosghei e Boscoso su traccia ben visibile, quindi da quest'ultima, ma fuori pista, salii su a destra per le coste fino ad intercettare un sentiero alto che passa per Alpe Campo, dove ero costantemente osservato dai camosci, frequenti nelle zone in cui le tracce umane si perdono perché non passa più nessuno... Ma... c'è la via normale, quella di/e per tutti, dalle Piane alla Ciota (da cui si può anche proseguire per alpe Ranzola, e salire alla 'Spelonca' e poi al rifugio CAI, o proseguire per Alpe Cascinetta, quindi oltre, per ritrovare con un pò di difficoltà le tracce per Alpe Campo). Dalla Ciota, però, la via normale sale su facile mulattiera, percorrendo poi il fianco ovest della Gemevola per raggiungere il rifugio CAI, 1610 m. Dopo una sosta (ed approfittando della fresca acqua di fontana appena fuori dal rifugio), si prosegue sulla ds. per raggiungere la Bocchetta di Ponasca, da cui, voltando a sinistra, si sale su buona traccia, sempre in cresta, fino alla cima. Qui giunti, troviamo una croce con la scatoletta del quaderno delle firme, e un "tavolo" con la rosa dei venti e l'indicazione delle montagne. Dopo la croce, già nel 2015 ricordo un cippo con la foto di una giovane, probabile incidente di montagna. Spesso la cima è anche tapezzata dalle classiche "palline" di capre, caprioli e camosci. Se c'è sereno il panorama è stupefacente, la vista è favorita sia dal fatto che cima Barone quota già 2044 m, sia perché è un monte relativamente isolato e lontano dalle Alpi. Una volta partii con nuvolo e una leggera pioviggine che trovai da Borgosesia fino a Coggiola, poi cessata salendo. A 1800m, quindi ben sopra il rifugio, sbucai da un mare di nubi in pieno sole, magia pura! Tornando giù, dopo il rifugio, percorrendo il tratto sotto la Gemevola, guardando sul costone a ovest si intravede "la Spelonca", un rifugio autocostruito dall'eremita Ales di Viera, che non sale più per condizioni di salute. Amo pensare che in quello stato apparentemente precario, in un capannino di pietre e rocce, con la sua stufa e poche cose, ma tutto curato e lindo, fosse felice così, e ciò che costruì rivela comunque buone capacità ed ingegno... ma anche anni di solitaria fatica. Ricordo che se qualcuno scendeva dal Barone lui suonava una tromba, il suo saluto sempre rivolto ad una sagoma lontana. Quante volte! Il sentiero, per chi passa dalla Spelonca, scende fino ad incontrare la traccia dell'alpe Ranzola, da cui poi tornare alla Ciota per concludere la discesa alle Piane.
Minh-Chau LeMinh-Chau Le
Un luogo stupendo, semplice arrivarci col G8 sino al rifugio e con maggior dislivello dal rifugio sino alla cima. Nelle belle giornate, grazie alla posizione avanzata verso la pianura Padana rispetto alle Alpi vere e proprie, il monte Barone gode di un panorama molto vasto. Partendo da Nord si ammirano: il Monte Rosa, i monti della val d'Ossola, il monte Leone, il lago Maggiore e il lago d'Orta, la pianura vercellese, le città di Novara, Vercelli, Milano e Torino, il Monviso e infine i monti di confine tra Biellese e Valle d'Aosta.
Michele CaberlonMichele Caberlon
Giro ad anello da Rifugio Ciota,rifugio Ponasca,bivacco Alpe Lavazzola. Fino alla cima bel sentiero di circa 2 ore fino al Ponasca poi preso sentiero G12 a sinistra e dopo vari sali e scendi su sentiero poco tracciato ma con segni su pietra appena rifatti,arrivati al bivacco Lavazzola. Poi rientro su sentiero G1 di felci nella zona più bassa e giunti alla Ciota. Quasi 17 km ,e 9 ore circa
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Non solo cima, ma percorsi diversi Penso di essere salito almeno un centinaio di volte, con percorsi diversi ed approcci diversi, dalla gita relax al puro allenamento, dalla salita con parapendio in spalla per attuare un connubio salita e volo, fatto anche con il cane a bordo, decollando da tanti posti diversi, dalla cima, dal colle della Ponasca, dal Cornabecco, ecc... ma anche alla semplice ricerca di silenzi, panorami ed animali selvatici in stagioni meno facili e in giorni non frequentati, con lunghe esplorazioni fuori dalla via normale. Memorabili alcune volte in cui raggiunta la centrale del Piancone mi inoltrai nella valle del Confienza cercando tracce di sentieri per i costoni che salgono all'alpe Campo e poi in cima ... facile salita ma senza sentieri! In basso, vicino al torrente, poco oltre il Piancone, avevo trovato un alpe-bivacco ancora con tetto di paglia, il Rattarun, e tanto di quaderno, era il 1978. Di tutto ciò restano pochi ruderi nella boscaglia. Lo stesso nome è stato poi dato ad un rifugio in muratura, costruito dagli alpini poco più in alto. Alcune volte partendo dalle Piane, ho preso la sterrata che scende a sinistra e percorre diversi canaloni fino, appunto, alla cappella Carecca; da lí proseguivo, dopo il rif. Rattarone, costeggiando il rio Confienza per alpi Tosghei e Boscoso su traccia ben visibile, quindi da quest'ultima, ma fuori pista, salii su a destra per le coste fino ad intercettare un sentiero alto che passa per Alpe Campo, dove ero costantemente osservato dai camosci, frequenti nelle zone in cui le tracce umane si perdono perché non passa più nessuno... Ma... c'è la via normale, quella di/e per tutti, dalle Piane alla Ciota (da cui si può anche proseguire per alpe Ranzola, e salire alla 'Spelonca' e poi al rifugio CAI, o proseguire per Alpe Cascinetta, quindi oltre, per ritrovare con un pò di difficoltà le tracce per Alpe Campo). Dalla Ciota, però, la via normale sale su facile mulattiera, percorrendo poi il fianco ovest della Gemevola per raggiungere il rifugio CAI, 1610 m. Dopo una sosta (ed approfittando della fresca acqua di fontana appena fuori dal rifugio), si prosegue sulla ds. per raggiungere la Bocchetta di Ponasca, da cui, voltando a sinistra, si sale su buona traccia, sempre in cresta, fino alla cima. Qui giunti, troviamo una croce con la scatoletta del quaderno delle firme, e un "tavolo" con la rosa dei venti e l'indicazione delle montagne. Dopo la croce, già nel 2015 ricordo un cippo con la foto di una giovane, probabile incidente di montagna. Spesso la cima è anche tapezzata dalle classiche "palline" di capre, caprioli e camosci. Se c'è sereno il panorama è stupefacente, la vista è favorita sia dal fatto che cima Barone quota già 2044 m, sia perché è un monte relativamente isolato e lontano dalle Alpi. Una volta partii con nuvolo e una leggera pioviggine che trovai da Borgosesia fino a Coggiola, poi cessata salendo. A 1800m, quindi ben sopra il rifugio, sbucai da un mare di nubi in pieno sole, magia pura! Tornando giù, dopo il rifugio, percorrendo il tratto sotto la Gemevola, guardando sul costone a ovest si intravede "la Spelonca", un rifugio autocostruito dall'eremita Ales di Viera, che non sale più per condizioni di salute. Amo pensare che in quello stato apparentemente precario, in un capannino di pietre e rocce, con la sua stufa e poche cose, ma tutto curato e lindo, fosse felice così, e ciò che costruì rivela comunque buone capacità ed ingegno... ma anche anni di solitaria fatica. Ricordo che se qualcuno scendeva dal Barone lui suonava una tromba, il suo saluto sempre rivolto ad una sagoma lontana. Quante volte! Il sentiero, per chi passa dalla Spelonca, scende fino ad incontrare la traccia dell'alpe Ranzola, da cui poi tornare alla Ciota per concludere la discesa alle Piane.
Ennio Bertona

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Un luogo stupendo, semplice arrivarci col G8 sino al rifugio e con maggior dislivello dal rifugio sino alla cima. Nelle belle giornate, grazie alla posizione avanzata verso la pianura Padana rispetto alle Alpi vere e proprie, il monte Barone gode di un panorama molto vasto. Partendo da Nord si ammirano: il Monte Rosa, i monti della val d'Ossola, il monte Leone, il lago Maggiore e il lago d'Orta, la pianura vercellese, le città di Novara, Vercelli, Milano e Torino, il Monviso e infine i monti di confine tra Biellese e Valle d'Aosta.
Minh-Chau Le

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Michele Caberlon

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Non solo cima, ma percorsi diversi

Penso di essere salito almeno un centinaio di volte, con percorsi diversi ed approcci diversi, dalla gita relax al puro allenamento, dalla salita con parapendio in spalla per attuare un connubio salita e volo, fatto anche con il cane a bordo, decollando da tanti posti diversi, dalla cima, dal colle della Ponasca, dal Cornabecco, ecc... ma anche alla semplice ricerca di silenzi, panorami ed animali selvatici in stagioni meno facili e in giorni non frequentati, con lunghe esplorazioni fuori dalla via normale. Memorabili alcune volte in cui raggiunta la centrale del Piancone mi inoltrai nella valle del Confienza cercando tracce di sentieri per i costoni che salgono all'alpe Campo e poi in cima ... facile salita ma senza sentieri! In basso, vicino al torrente, poco oltre il Piancone, avevo trovato un alpe-bivacco ancora con tetto di paglia, il Rattarun, e tanto di quaderno, era il 1978. Di tutto ciò restano pochi ruderi nella boscaglia. Lo stesso nome è stato poi dato ad un rifugio in muratura, costruito dagli alpini poco più in alto. Alcune volte partendo dalle Piane, ho preso la sterrata che scende a sinistra e percorre diversi canaloni fino, appunto, alla cappella Carecca; da lí proseguivo, dopo il rif. Rattarone, costeggiando il rio Confienza per alpi Tosghei e Boscoso su traccia ben visibile, quindi da quest'ultima, ma fuori pista, salii su a destra per le coste fino ad intercettare un sentiero alto che passa per Alpe Campo, dove ero costantemente osservato dai camosci, frequenti nelle zone in cui le tracce umane si perdono perché non passa più nessuno...

Ma... c'è la via normale, quella di/e per tutti, dalle Piane alla Ciota (da cui si può anche proseguire per alpe Ranzola, e salire alla 'Spelonca' e poi al rifugio CAI, o proseguire per Alpe Cascinetta, quindi oltre, per ritrovare con un pò di difficoltà le tracce per Alpe Campo).

Dalla Ciota, però, la via normale sale su facile mulattiera, percorrendo poi il fianco ovest della Gemevola per raggiungere il rifugio CAI, 1610 m. Dopo una sosta (ed approfittando della fresca acqua di fontana appena fuori dal rifugio), si prosegue sulla ds. per raggiungere la Bocchetta di Ponasca, da cui, voltando a sinistra, si sale su buona traccia, sempre in cresta, fino alla cima. Qui giunti, troviamo una croce con la scatoletta del quaderno delle firme, e un "tavolo" con la rosa dei venti e l'indicazione delle montagne. Dopo la croce, già nel 2015 ricordo un cippo con la foto di una giovane, probabile incidente di montagna. Spesso la cima è anche tapezzata dalle classiche "palline" di capre, caprioli e camosci. Se c'è sereno il panorama è stupefacente, la vista è favorita sia dal fatto che cima Barone quota già 2044 m, sia perché è un monte relativamente isolato e lontano dalle Alpi. Una volta partii con nuvolo e una leggera pioviggine che trovai da Borgosesia fino a Coggiola, poi cessata salendo. A 1800m, quindi ben sopra il rifugio, sbucai da un mare di nubi in pieno sole, magia pura!

Tornando giù, dopo il rifugio, percorrendo il tratto sotto la Gemevola, guardando sul costone a ovest si intravede "la Spelonca", un rifugio autocostruito dall'eremita Ales di Viera, che non sale più per condizioni di salute. Amo pensare che in quello stato apparentemente precario, in un capannino di pietre e rocce, con la sua stufa e poche cose, ma tutto curato e lindo, fosse felice così, e ciò che costruì rivela comunque buone capacità ed ingegno... ma anche anni di solitaria fatica. Ricordo che se qualcuno scendeva dal Barone lui suonava una tromba, il suo saluto sempre rivolto ad una sagoma lontana. Quante volte! Il sentiero, per chi passa dalla Spelonca, scende fino ad incontrare la traccia dell'alpe Ranzola, da cui poi tornare alla Ciota per concludere la...

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