Il sito sorge su un pianoro a 191 m.s.l.m. a breve distanza dall’abitato di Carbonia ed è composto dal settore urbano, le Necropoli, i Santuari, il Tofet, le fortificazioni e le vie di accesso. Il primo a descriverlo fu Alberto della Marmora nel suo volume “Voyage in Sardaigne” nel 1826.Parti delle pietre dell’abitato furono utilizzate per costruire la città di Carbonia nel 1935 sino al 1938 quando fu inaugurata. Antonio Zara nel 1962, all’epoca studente appassionato della storia della Sardegna, salendo sul Monte, si imbattè nel tofet, dando il via ad una serie di esplorazioni archeologiche per poi predisporre i lavori. Prima che iniziassero però, alcuni tombaroli trafugarono i reperti utilizzando anche la dinamite per far saltare il tetto di alcune tombe a camera. Le prime forme di vita risalgono al Neolitico e alle fasi pre-nuragiche e nuragiche. Venne costruito sulla sommità del monte un nuraghe monotorre per il suo punto strategico per l’accesso ai giacimenti minerari. Furono rinvenuti due menhir di una tomba dei giganti sita a breve distanza dall’acropoli della cittadella e due domus de janas che vennero riutilizzate in periodo punico come sepolcri ipogei. Nell’ VIII° sec. a.C. venne fondato l’insediamento fenicio e dalla porta Nord si entra nell’unico spazio pubblico, una piccola piazza dominata dal tempio di Astarte, il cuore della comunità sin dalle origini. Nella celletta centrale di sinistra fu rinvenuta la statua della Dea Ashtar circondata da piatti e lucerne; nella stanzetta adiacente la divinità maschile rappresentata come un betilo, associata ad un altare-focolare. Dal santuario proviene anche un bronzetto di un individuo che versa del liquido (probabilmente vino) attraverso una brocca verosimilmente Askoide. Nell’abitato, risultano di enorme interesse alcune abitazioni: la casa Fantar e la casa del lucernario di Talco. La casa Fantar risale alla prima metà del III° sec. a.C. che prende il nome dagli studiosi che se ne sono occupati nel riportarla alla luce, differenziandosi dalle altre per il suo essere a “corte”, incentrata su uno spazio aperto quadrangolare. La casa aveva un piano superiore al quale si accedeva tramite una scala in legno. Le tecniche di lavoro accurate fanno pensare ad una casa di una certa importanza. La casa del lucernario di talco è quella più antica risalente al VII° sec. a.C. Distrutta da un incendio nel 520 a.C. da parte dei Cartaginesi, fu abbandonata per un periodo e ricostruita integralmente dopo il 280 a. C. La luce entrava attraverso un pozzo di luce al centro del vano di ingresso. Si è ipotizzato l’utilizzo di talco, lastre traslucide per il soffitto. La necropoli fenicia sorge invece a 150 mt dall’abitato e furono messe in luce 270 tombe che risalgono alla fine del VII° e l’inizio del VI° sec. a.C. Si tratta di semplici piccole fosse che contenevano i resti cremati del defunto. Alcune sono più profonde e contenevano i resti intatti dei corpi. La necropoli punica risale al periodo tra il 520 a.C. e il 238 a.C. dove prevale il rito funerario dell’inumazione e delle tombe collettive. È composta da 14 tombe a camera, una necropoli infantile e un’area di sepolture singole a fossa. In una delle tombe è possibile scorgere il simbolo della dea Tinnit, scolpito a testa in giù, forse per sbaglio oppure con significato di discesa dell’anima verso gli inferi. Il thopet, edificato nel 360 a.C, è invece una sorta di limbo, un luogo sacro dove venivano sepolti i bambini morti in età neonatale non ancora inseriti nella comunità. Vennero rinvenuti circa 400 bambini insieme alle ossa di animali, accompagnati dalle offerte lasciate dai vivi. Il sito venne poi abbandonato nel 110 a.C.
Il complesso archeologico è gestito da una cooperativa, il biglietto intero è di 6 euro, ridotto per i bambini dai 6 ai 12 anni e gli over 65. Una guida molto preparata vi accompagnerà in questo viaggio di oltre...
Read moreLo avevo visitato molti anni fa e recentemente ho avuto l'opportunità di tornarci. Ne ero stato già allora molto positivamente impressionato ma ho apprezzato con piacere che negli anni l'organizzazione è decisamente migliorata, così come la fruibilità dei percorsi. Di grande competenza le guide, Carla nel mio caso, che con i loro racconti ridanno vita a tutti gli ambienti di questo sito archeologico. Monte Sirai è una meraviglia che rappresenta le radici stesse su cui si fonda tutta la storia della regione del Sulcis. Un appuntamento imperdibile sia per coloro che scelgono questo bellissimo territorio per trascorrere le proprie vacanze ma anche per chi ha la...
Read morePersonale estremamente cordiale e ben organizzato. Ho apprezzato la visita guidata , inizialmente abbiamo visitato gli antichissimi resti della cittadina, (dalla quale è possibile amirare una suggestiva vista a 360 gradi ) dopo di che abbiamo fatto tappa nelle antiche tombe cartaginesi. Il tutto accompagnato da una grande pace e aria purissima. Un grazie a Valentina, la nostra guida, è stata cordiale, chiara, esaustiva e molto disponibile . Raccomando a...
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