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Santuario del Volto Santo — Local services in Manoppello

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Santuario del Volto Santo
Description
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L'Angolino
Contrada Baccigno, 37, 65024 Manoppello PE, Italy
Lu Gattone
Contrada Carpelle, 93, 65024 Manoppello PE, Italy
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Casa del Pellegrino
Via Cappuccini, 26, 65024 Manoppello PE, Italy
B&B Colle Tarigni
Via Cappuccini, 26, 65024 Manoppello PE, Italy
Ristorante Albergo Villa Pardi
Via Cappuccini, 65024 Manoppello PE, Italy
b&b la casetta del castello
Piazza Castello, 47, 65024 Manoppello PE, Italy
La Zia
Strada Madonnina, 104, 65024 Manoppello PE, Italy
La Casetta Di Via Fara
Vico I Rione Fara, 5, 65024 Manoppello PE, Italy
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Santuario del Volto Santo things to do, attractions, restaurants, events info and trip planning
Santuario del Volto Santo
ItalyAbruzzoManoppelloSantuario del Volto Santo

Basic Info

Santuario del Volto Santo

Via Cappuccini, 26, 65024 Manoppello PE, Italy
4.7(996)
Open until 12:30 PM
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Ratings & Description

Info

Cultural
Accessibility
attractions: , restaurants: L'Angolino, Lu Gattone, local businesses:
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+39 085 859118
Website
voltosanto.it
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Wed6 AM - 12:30 PM, 3 - 7:30 PMOpen

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L'Angolino

Lu Gattone

L'Angolino

L'Angolino

4.3

(103)

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Lu Gattone

Lu Gattone

4.2

(321)

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Reviews of Santuario del Volto Santo

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(996)
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5.0
3y

Il convento è citato già dal XVI secolo, sorto su un colle fuori dall'abitato di Manoppello, nel 1620 ospitò la Santissima Immagine del Volto Santo di Cristo, per volere del notaio Donato Antonio de Fabritiis, era gestito dai Padri Cappuccini, dedicato a San Michele e al Santissimo Nome di Dio. Da questo momento divenne uno dei maggiori conventi visitati dell'Abruzzo, e iniziò ad essere citato anche come Santuario del Volto Santo.

Nel 1811 i frati Cappuccini furono espulsi per il decreto napoleonico di chiusura degli istituti religiosi, e il convento fu affidato alle Clarisse, che lo ricedettero nel 1816 ai Cappuccini, quando ci fu la restaurazione borbonica. Nel 1848 la chiesa subì altri interventi, e nel 1858 fu ampliato con una scuola di noviziato. Dopo un breve periodo di chiusura per le leggi piemontesi del 1866, il convento fu riaperto e nel 1876 fu confiscato l'orto per essere adibito a cimitero civile, così come è ancora oggi.

Nel 1906 iniziò la pubblicazione di un periodico dedicato alla reliquia del Volto, mentre nel 1926 il convento fu scelto come sede del seminario serafico "San Michel".

Successivamente la chiesa col convento fu ampliata negli anni sessanta per favorire l'afflusso dei pellegrini, determinato la distruzione del tipico convento cappuccino all'abruzzese, con facciata in stile semplice, con portico di arcate che precede il portale, e interno a navata unica voltata a botte.

Interno

La facciata e l'esterno in stile tardo barocco, in mattoni faccia vista molto rozzi e semplici nello stile decorativo, furono cambiati completamente. La facciata fu demolita e ricostruita nel 1965 in uno stile gotico posticcio sulla scia della Basilica di Collemaggio all'Aquila. Ha tre portali, quello centrale è il più grande, ripercorre il portale romanico abruzzese con arco a tutto sesto, fusti tortili nella modanatura, e mosaico di lunetta che ritrae il Volto Santo. Al centro della facciata terminante a spioventi, c'è un rosone a raggiera, che ugualmente ricopia quello di Collemaggio.

Allo stesso tempo, fu demolito e ricostruito anche il campanile, che era una grezza torre quadrangolare, e fu decorato con mattoni a colore rosso e bianco sulla scia dei colori Aquilani, terminante con una cuspide piramidale.

L'interno a nave unica fu allargato a tre navate, addobbato in uno stile eclettico completamente diverso dall'originale, in misto tra neoclassico e tardo liberty, con ordine di colonne a divisione delle navate, fineste policrome e istoriate.

L'altare maggiore ha un tabernacolo monumentale con al centro la teca in vetro dove è esposta la reliquia, lateralmente si trovano delle cappelle.

Leggenda del Volto Santo

Secondo il racconto tradizionale, nel 1506 un pellegrino sarebbe giunto a Manoppello, precisamente sul sagrato della parrocchia di San Nicola (corso Santarelli), recando un pannello con quello che sosteneva fosse il ritratto del volto di Cristo, che avrebbe consegnato al fisico Giacomo Antonio Leonelli, e sarebbe quindi sparito misteriosamente. L'erudito, inizialmente scettico, si sarebbe in seguito ricreduto sull'autenticità della reliquia in seguito ad un accurato esame.

La famiglia Leonelli lo avrebbe conservato fin quando Marzia Leonelli lo vendette, in cattive condizioni, a Donato Antonio de Fabritiis, il quale incaricò di dare alla reliquia una sistemazione più consona il padre Clemente da Castelvecchio. Frate Remigio da Rapino eseguì la cornice in legno di noce e difese l'immagine con i due vetri tuttora conservati, ma eliminò anche tutta la parte della stoffa, che aveva le proporzioni di una tovaglia, intorno all'immagine.

La storia è narrata nella Relatione historica di padre Donato di Bomba, nell'atto notarile della donazione del Velo ai padri cappuccini nel 1638 da parte di Antonio de Frabritis.

Dal 1703 la festa della Trasfigurazione di Gesù divenne la festa del Volto Santo.

Molto bello!E'' la terza volta che vengo e questi luoghi sono riserve preziose a cui abbeverare lo spirito che ha sete di infinito... Grazie a...

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We had an appointment at 11:00 and we arrived punctually. The Franciscan priest who guided the group (actually there were 2 big groups) was very friendly and accommodating. After visiting the relic via climbing up some steps behind the altar, we were led into a museum where our guide explained the history and significance of the holy veil. The Sanctuary is closed from...

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3y

Wow! Seeing the Holy Face in person is such a special experience . You can even go on top of the altar to get an up close view. At the back of the Church there is also an interesting mini museum about the tradition of the Holy Face of Manopello. To get there grab the train to Manoppello Scalo, then use the TUAbruzzo app to find the bus times from Manoppello Scalo to...

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CristianCristian
Il convento è citato già dal XVI secolo, sorto su un colle fuori dall'abitato di Manoppello, nel 1620 ospitò la Santissima Immagine del Volto Santo di Cristo, per volere del notaio Donato Antonio de Fabritiis, era gestito dai Padri Cappuccini, dedicato a San Michele e al Santissimo Nome di Dio. Da questo momento divenne uno dei maggiori conventi visitati dell'Abruzzo, e iniziò ad essere citato anche come Santuario del Volto Santo. Nel 1811 i frati Cappuccini furono espulsi per il decreto napoleonico di chiusura degli istituti religiosi, e il convento fu affidato alle Clarisse, che lo ricedettero nel 1816 ai Cappuccini, quando ci fu la restaurazione borbonica. Nel 1848 la chiesa subì altri interventi, e nel 1858 fu ampliato con una scuola di noviziato. Dopo un breve periodo di chiusura per le leggi piemontesi del 1866, il convento fu riaperto e nel 1876 fu confiscato l'orto per essere adibito a cimitero civile, così come è ancora oggi. Nel 1906 iniziò la pubblicazione di un periodico dedicato alla reliquia del Volto, mentre nel 1926 il convento fu scelto come sede del seminario serafico "San Michel". Successivamente la chiesa col convento fu ampliata negli anni sessanta per favorire l'afflusso dei pellegrini, determinato la distruzione del tipico convento cappuccino all'abruzzese, con facciata in stile semplice, con portico di arcate che precede il portale, e interno a navata unica voltata a botte. Interno La facciata e l'esterno in stile tardo barocco, in mattoni faccia vista molto rozzi e semplici nello stile decorativo, furono cambiati completamente. La facciata fu demolita e ricostruita nel 1965 in uno stile gotico posticcio sulla scia della Basilica di Collemaggio all'Aquila. Ha tre portali, quello centrale è il più grande, ripercorre il portale romanico abruzzese con arco a tutto sesto, fusti tortili nella modanatura, e mosaico di lunetta che ritrae il Volto Santo. Al centro della facciata terminante a spioventi, c'è un rosone a raggiera, che ugualmente ricopia quello di Collemaggio. Allo stesso tempo, fu demolito e ricostruito anche il campanile, che era una grezza torre quadrangolare, e fu decorato con mattoni a colore rosso e bianco sulla scia dei colori Aquilani, terminante con una cuspide piramidale. L'interno a nave unica fu allargato a tre navate, addobbato in uno stile eclettico completamente diverso dall'originale, in misto tra neoclassico e tardo liberty, con ordine di colonne a divisione delle navate, fineste policrome e istoriate. L'altare maggiore ha un tabernacolo monumentale con al centro la teca in vetro dove è esposta la reliquia, lateralmente si trovano delle cappelle. Leggenda del Volto Santo Secondo il racconto tradizionale, nel 1506 un pellegrino sarebbe giunto a Manoppello, precisamente sul sagrato della parrocchia di San Nicola (corso Santarelli), recando un pannello con quello che sosteneva fosse il ritratto del volto di Cristo, che avrebbe consegnato al fisico Giacomo Antonio Leonelli, e sarebbe quindi sparito misteriosamente. L'erudito, inizialmente scettico, si sarebbe in seguito ricreduto sull'autenticità della reliquia in seguito ad un accurato esame. La famiglia Leonelli lo avrebbe conservato fin quando Marzia Leonelli lo vendette, in cattive condizioni, a Donato Antonio de Fabritiis, il quale incaricò di dare alla reliquia una sistemazione più consona il padre Clemente da Castelvecchio. Frate Remigio da Rapino eseguì la cornice in legno di noce e difese l'immagine con i due vetri tuttora conservati, ma eliminò anche tutta la parte della stoffa, che aveva le proporzioni di una tovaglia, intorno all'immagine. La storia è narrata nella Relatione historica di padre Donato di Bomba, nell'atto notarile della donazione del Velo ai padri cappuccini nel 1638 da parte di Antonio de Frabritis. Dal 1703 la festa della Trasfigurazione di Gesù divenne la festa del Volto Santo. Molto bello!E'' la terza volta che vengo e questi luoghi sono riserve preziose a cui abbeverare lo spirito che ha sete di infinito... Grazie a Dio🙏⛪👍✋🌞😀🚗
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leszek Mockoleszek Mocko
Miejsce spokojne w którym głęboko można było się pomodlić i miejsce gdzie można również zagłębić się oblicze CHRYSTUSA
Adam BaldacchinoAdam Baldacchino
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