The mountain resembles a giant block which stands isolated from other peaks, so can be seen clearly from the neighbouring valleys and from nearby mountains such as Antelao and Monte Civetta.
Monte Pelmo was one of the first major Dolomite peaks to be climbed, by Englishman John Ball, who later became president of the UK's Alpine Club, in 1857.[clarification needed] He set out with a chamois hunter from the Boitevalley towards Monte Pelmo. Over the long ledge named after Ball, which the chamois hunters refused to cross, Ball got into the large cirque, through which he climbed over the small Pelmo glacier to below the summit structure.
West of the summit lies a secondary peak, Pelmetto (meaning "Little Pelmo" in Italian), at 2,990m high, which has a 1,100-metre (3,609 ft) high north face.
So there are only a few possibilities for climbing. The best known (and easiest) ascent leads over the south-east flank. The route of the first climbers still offers a rewarding but long and strenuous mountain tour in the second degree of difficulty. Problems can be found with the above-mentioned, exposed ball band. Climbing skills and surefootedness are necessary. The ascent of Monte Pelmo should also be carried out in safe weather and without snow.
On some rocks on its western side people can admire dinosaurs prints (Sign "Orme di Dinosauri"). These are the traces of at least three dinosaurs that are approx. 220 million years old. From the path to the tracks you walk steeply uphill for about half an hour.
This mountain is surnamed "God's armchair" because its shape looks like a...
Read moreMontagna particolarmente impegnativa, consigliata solo ad escursionisti molto esperti. Si inizia con la cengia di Ball, che sostanzialmente è una ferrata molto semplice - però senza cordino di acciaio, e quindi potenzialmente letale. Con molta attenzione dopo un paio d'ore si riesce a raggiungere la pietraia che vi accompagnerà quasi fino in vetta. Lo zaino da 10 Kg si farà sentire, cercate di stare leggeri. Non c'è un'indicazione a morire, ma non ci darete molto peso, basta salire in qualche modo. Terminata la pietraia riponete le racchette e inerpicatevi sulle rocce che vi separano dalla vetta. L'esposizione è massima, non ci sono appigli facili, ma con un po' di equilibrio e concentrazione raggiungerete l'ultimo ostacolo. Dopo qualche metro di cammino sulla cresta, dove un passo falso vi farà precipitare a morte, raggiungerete il masso. C'è un masso che vi separa dalla vetta. A destra il burrone, a sinistra il burrone. Qui vi serve la corda per aiutarvi, oppure due palle così. Entrambe le opzioni vi permettono di sorpassarlo, e avere una delle visuali migliori che abbia mai avuto. Dal Pelmo, in una giornata limpida, si gode di una vista che spazia fino al golfo di Trieste. Panino e un minimo di riposo, poi si torna, felici di avere conquistato la vetta. Ma non cantate vittoria, che non siete nemmeno a metà fatica. Adesso arriva il bello. Il masso pericolosissimo vi aspetta, e dopo di lui le rocce che vi separano dalla pietraia. Procedendo più attenti che veloci potrete raggiungerla in breve tempo. Una pietraia infinita vi separa da due ore di cengia di Ball. Personalmente ho notato 3 pietraie minori che compongono quella totale, a 3 livelli di pendenza. Partendo dalla cima e scendendo, la ripidità aumenta fino al suo massimo livello nella terza pietraia prima della cengia, dove si farà sentire pesantemente l'assenza di indicazioni. Continuerete a perdere il sentiero, perché non c'è un sentiero, dovrete tornare più volte sui vostri passi, dovrete scendere in arrampicata, e tutto questo con le poche energie che vi rimangono. Non sottovalutate la pietraia. Dopo alcune ore difficili raggiungerete la cengia di Ball. Non avete più energie, la pietraia vi ha spaccato le ginocchia, i piedi dolgono e a voi mancano 2-3 ore su una cengia con esposizione massima a strapiombo. Un errore vi costerà la vita, come vogliono ricordarvi alcune lapidi affisse in cengia. Quindi prima di affrontarla riposatevi e ristoratevi, che all'attacco c'è una piccola area erbosa che fungerà egregiamente allo scopo. E poi via. Lenti e precisi, senza fretta, concentrati. Non mollate adesso. Ci siete quasi. Forza. E 3 ore passano in pochi minuti, e raggiungerete l'agognato rifugio Venezia. Adesso sì, ce l'avete fatta. Avete sconfitto voi il Pelmo. E ve lo...
Read more"Dobbiamo fare il giro del Pelmo, mi manca" ripeteva Irma come un mantra. Così siamo partiti, arditi e torridi, con il fido Panda al seguito,
Il Pelmo incombeva su di noi come un sogno di un'altra dimensione.
In qualche ora abbiamo raggiunto il rifugio Venezia, che inspiegabilmente non aveva nemmeno una gondola o uno spritz. Il padre di famiglia sportivo che ci aveva umiliato sulla salita giaceva esanime sul prato circondato della sua famiglia nucleare da pubblicità di Decathlon.
Le nuvole in cielo si inseguivano come bambini delle pianure della finlandia centrale, così ci siamo detti: non pioverà e dopo uno sguardo d'intesa degno di un manga ci siamo messi in cammino verso la forcella d'Arcia.
Alla destra un panorama splendido (mozzafiato lo scrivono i pigri) e un panino alla mortazza lercia nel ventre, siamo ascesi.
Il Pelmo incombeva come l'Arcinemico del Panda.
Il sentiero è stato segnato da dei simpatici burloni, con la conseguenza che a un bel momento ci siamo trovati sotto la parete di roccia con lo strapiombo di lato e una discreta dose di disagio, salvo accorgerci che il percorso segnato era qualche metro più sotto.
Superata la forcella una freccia disegnata da un farabutto ci ha portato a un dialogo surreale con dei nordici stravolti dalla fatica (non erano certo della Finlandia centrale, comunque), l'attraversamento di una distesa di massi enormi e la discesa franosa su un ghiaione, che a qualcuno è pure piaciuta.
Il rifugio città di Fiume, dove garriscono bandiere Croate e c'è anche una piccola raffineria, dicono, è rimasto un miraggio all'orizzonte.
Il Pelmo incombeva come una visita dal dentista.
Consigliatissimo se vi piace essere al cospetto di chi incombe. Al rifugio Staulanza, quando torni giù dopo aver rischiato la vita, la birra è...
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