Il locale ha un arredo in stile anni '60, con in bella vista un simpatico frigo color menta-orzata, ma con un discutibile assieme di modernariato come i lampadari, arredi, tavoli, carta da parati ed altro che nell'insieme non mi danno una buona impressione visiva. Nel locale, che non è molto grande, non sembrano ben gestiti gli spazi e davanti all'ingresso c'è un bancone dove possono trovare posto alcuni singoli avventori. La cucina è gradevolmente a vista ma non so per quale motivo non mi da quella sensazione positiva che ci si aspetterebbe. Rispetto alla grandezza del locale sono in tanti a lavorare sia in cucina che in sala. Ci sediamo e si nota da subito che il locale ha una pessima acustica e, nonostante non ci siano molte persone, il rumore di fondo è fastidioso. Menù composto da pochi piatti, come vogliono oggi i grandi chef ma, a mio parere, troppo pochi, troppo elaborati, troppo rivisitati. Piatti della cucina romana come la coppa, le rigaje, la amatriciana, seppie, coda.. tutto rigorosamente rivisitato. Il tavolo senza una tovaglia, con le posate appoggiate su un minuscolo lembo di plastica traforata, non danno quella corretta sensazione di igiene e non capisco questa scelta. Ci portano un mini assaggino di presentazione, un tiramisù con fegato. Onestamente? Non l'ho capito, non mi è piaciuto. Per il resto, sicuramente gli ingredienti sono di qualità, le porzioni non da trattoria ma le classica da alta cucina. La zuppa proposta con un fondo di roveja, un legume, con un pezzo di baccala appoggiato sopra e coperto da un piccolo pezzettino di cavolo. Mi è sembrata un pò slegata. Tortello ripieno di pecora alla brace con cacio e ova, una sorta di carbonara molto rivisita, una piatto di derivazione abruzzese, buono, ma nel complesso poco convincente dato che sul fondo c'era molto liquido della carne, al punto che devi mangiarlo col cucchiaio, e non si sentiva per niente il sapore della pecora alla brace. Buone anche le seppie e carciofi, rivisitate in forma di una salsiccia su una crema di carciofi. Anche questi buoni ma onestamente una rivisitazione che lascia un pò il tempo che trova. Come dolce una torta di pane, con pere, mosto cotto che non mi ha lasciato il segno. Il conto, nel complesso, tra vino e sostanza delle pietanze, rimane un pò alto. La cosa che un pò mi ha dato fastidio del menù, è che non ci sono alternative, è un prendere o lasciare. Non è un menù inclusivo, quindi o prendi quello che c'è, o lasci qualche ingrediente in cucina ma pagando a quel punto a caro prezzo il piatto. Bisogna proporre alternative, oppure la possibilità di variare i piatti sostituendo qualche ingrediente. Non posso dire di aver mangiato male ma io questo locale e questa cucina non sono riuscito a...
Read moreUn’esperienza agrodolce. Torrevecchia negli ultimi tempi mi sta sorprendendo per la fantastica offerta e Isotta mi ha stimolato ulteriormente per provare qualcosa di unusual. Devo dire che l’esperienza è stata più positiva che negativa ma c’è qualche aspetto che mi ha lasciato l’amaro in bocca. Il cibo l’ho gradito, buoni antipasti, ottimi i primi con un plauso all’amatriciana, secondi forse un po’ arditi come abbinamenti ma gradevoli comunque. Dolci top. Ma in tutto ciò ci sono alcune note stonate. Primo l’attesa, eravamo in compagnia e quindi ci abbiamo badato poco, ma sia per l’antipasto che per il primo l’attesa è stata un po’ eccessiva. Coperto, nel conto ci troviamo 14€ di coperto (in 4 quindi 3,5€ a testa) peccato che in tutto il servizio non ci sia stato servito un grissino, una fetta di pane o qualcosa si simile, capisco tutto, ma questo non ha senso se poi anche l’acqua ha un prezzo tutt’altro che economico e sul tavolo non ho neanche una tovaglietta. Infine parliamo del problema più grande: la sala. L’accoglienza è risultata un po’ ‘finta’, chi va in giro capisce, quei sorrisini fatti apposta per il cliente non sinceri che anziché metterti a tuo agio ti mettono quasi a disagio. Infine il conto, per carità non è una questione di prezzo ma di altro … spendiamo circa 250€ in 4, faccio notare al personale che c’è un errore su una delle tre bottiglie di vino che abbiamo bevuto, hanno segnato un nebbiolo (32€) anziché un dolcetto (25€), la persona mi risponde un po’ contrariata che tanto il prezzo è lo stesso, non proprio dico io, comunque anche se infastidito rifà il conto con i 7€ di differenza e ok. Peccato poi che il conto totale sia 240,5€, chiedo allora di dividerlo in 2 ed anziché fare 120€ a testa, sempre la stessa persona, ci fa pagare 121€ a testa aggiungendo di fatto 1,5€ al conto di sua sponte. Ora non è che 1,5€ arricchiscano me o il proprietario, ma da che mondo è mondo di solito è il ristoratore che magari fa uno sconto infinitesimale (50 cent) piuttosto che sovraccaricare il cliente senza neanche chiedere, soprattutto su una cena di 4 persone che hanno speso 240€ bevendo 3 bottiglie di vino! Il succo è che andare al ristorante non è solo una questione di gustare buon cibo e buon vino, è anche una questione di sentirsi accolti ed un po’ coccolati ed in questo posto questa seconda parte è mancata un bel po’. Quello che scrivo naturalmente non è per offendere, ma per invogliare a migliorare ed a fare più attenzione ad aspetti che in questo lavoro sono importanti al pari del cibo e che spesso vengono un po’ trascurati. Spero di poter scrivere solo cose positive la prossima volta che...
Read moreSe pure Torrevecchia è una zona commercialmente molto vivace, mancava l'esperienza di un ristorante gourmet. A colmare la falla hanno pensato Davide Pulejo (notissimo cuoco stellato) e soci, con l'invenzione di "Isotta". Invenzione peraltro felicissima: il locale è assai semplice, quasi austero, ma l'idea era evidentemente di proporre l'ambiente di nonna Isotta, tavoli di legno spartanamente privi di tovaglia, sedie comodissime e pavimenti a ricordo delle vecchie graniglie. Ti trovi subito a tuo agio, confortato da personale giovane, competente e solerte. Il servizio è celere e cortesissimo, predisponendo a ben gustare le vivande della lista, giustamente non vastissima, ma spesso aggiornata. L'intenzione di base è una cucina un po' romana, ma soprattutto tradizionale, con intelligenti e golose innovazioni. Abbiamo cominciato con deliziosi minimaritozzi dolci guarniti con crema di pecorino e guanciale caldo, offerti dalla casa. A seguire, segnaliamo fra gli antipasti i delicatissimi fiori di zucca fritti con ripieno scomposto di ricotta e alici e le splendide montanare sia al prosciutto che al pastrami. Saltati i primi, eccellenti lo spiedino di capocollo in salsa e la rara salsiccia di pecora. Fenomenale la catalana di baccalà, miscelata e condita in modo innovativo e gustosissimo. Pasticceria non da meno, con un intrigante e mai visto pane e cioccolata (una sorta di panbrioche al cacao ripieno di cioccolata fusa al rum); delizioso ed equilibratissimo il semifreddo alla vaniglia e notevole la torta di pesche con panna a latere. La carta dei vini non è troppo vasta, ma ottimamente selezionata: abbiamo scelto un ottimo Marsala Rose' Barraco 2023, perfettamente adeguato al pasto. Ricarichi onestissimi. Isotta è una magnifica scoperta e non resta...
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