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Abbeys of Saint Claude — Local services in Corridonia

Name
Abbeys of Saint Claude
Description
Condat Abbey was founded in the 420s in the valley of Bienne, in the Jura mountains, in modern-day France. Condat became the capital of Haut Jura.
Nearby attractions
Nearby restaurants
Ristorante Abbazia San Claudio
Contrada S. Claudio, 16, 62014 Corridonia MC, Italy
Nearby local services
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B&B Belvedere
Via S. Claudio, 26, 62014 Corridonia MC, Italy
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Abbeys of Saint Claude
ItalyMarcheCorridoniaAbbeys of Saint Claude

Basic Info

Abbeys of Saint Claude

Contrada S. Claudio, 20, 62014 Corridonia MC, Italy
4.7(410)
Open until 8:00 PM
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Ratings & Description

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Condat Abbey was founded in the 420s in the valley of Bienne, in the Jura mountains, in modern-day France. Condat became the capital of Haut Jura.

Cultural
Scenic
Family friendly
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Nearby restaurants of Abbeys of Saint Claude

Ristorante Abbazia San Claudio

Ristorante Abbazia San Claudio

Ristorante Abbazia San Claudio

4.6

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Reviews of Abbeys of Saint Claude

4.7
(410)
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5.0
2y

"Non posso vedere Bisanzio a causa di quello stagno..." Nella valle del Chienti, nei pressi dei resti di Pausolae, si trova, isolata, antica, imponente, San Claudio al Chienti. Una chiesa che sembra una fortezza e che nasconde un segreto legato alla vita, e forse anche alla morte, di Carlo Magno Imperatore. Esiste almeno dal V secolo, documentata dall’XI secolo, è la chiesa delle origini, la più antica testimonianza dell’architettura romanica nelle Marche, integra nella sua conformazione originaria e inserita in un paesaggio intatto.

La chiesa vanta parecchie peculiarità. È a croce greca iscritta: ha una pianta articolata da quattro pilastri, che formano una croce greca iscritta in un quadrato. Sono presenti absidi semicircolari lungo il perimetro: sui fianchi e sul lato orientale. Le superfici murarie esterne sono trattate con archetti ciechi e lesene. È stato detto che la pianta fosse di influenza bizantina e le torri circolari del ravennate. Ma poi è stato rintracciato un modello occidentale di origine nordica nelle cappelle palatine a due livelli, nelle terminazioni absidali triconche di area tedesca, nelle facciate affiancate da torri presenti in Normandia e Germania.

Molte delle caratteristiche della chiesa sono condivise da un piccolo gruppo di chiese marchigiane, tra cui San Vittore alle Chiuse di Genga e Santa Maria delle Moje, di cui San Claudio è ritenuto il capostipite. La dedicazione a San Claudio, martire di origine Pannonica (odierna Ungheria) dell’epoca di Diocleziano (regno 284-305 dC), è documentata per la chiesa inferiore, mentre non è nota per quella superiore che in origine era completata da una cupola centrale.

Presupposti logici fondati e fonti provate vogliono San Claudio la cappella palatina della reggia imperiale di Aquisgrana ai tempi di Carlo Magno. Acha Grannus o Acque di Granno? San Claudio sede della corte carolingia ed epicentro del rinato impero Romano.

Struttura - Due torri rotonde donano uno slancio verticale a tutta la struttura, che senza queste e le absidi apparirebbe come un cubo. Due aule sovrapposte perfettamente coincidenti in planimetria e volumetria. Quattro sostegni centrali che determinano lo schema a nove campate quadrate uguali. Sul retro tre absidi e altre due ai lati, una per fiancata.

Una scalinata conduce al piano superiore cui si accede per un portale in pietra d’Istria a fasci di colonnine. Dentro è un susseguirsi di colonne ed archi che determinano un rigore spaziale. Due porticine conducono alle torri percorse al loro interno da una scalinata a chiocciola, lungo la salita da alcune aperture si può ammirare il paesaggio circostante. Nella parte finale delle torri c’è una ripida scala in legno a pioli. Le due torri con aperture monofore e bifore, sono state in parte ricostruite nel XIII secolo dopo l’incursione maceratese del 1212.

La chiesa inferiore identica a quella superiore, è tutta fuori terra per cui non è equiparabile ad una cripta, ed è più raccolta grazie all’andamento delle volte. Nell’abside centrale ci sono due affreschi di autore ignoto, risalenti alla seconda metà del 1400 con su raffigurati San Rocco e San Claudio. Questo, essendo il protettore dei muratori, è stato dipinto con martello,...

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La Chiesa di San Claudio al Chienti è un edificio romanico che si trova nel comune di Corridonia (Macerata), in posizione isolata, nella valle del Chienti nei pressi dell’antica città romana di Pausolae. Documentata fin dall’XI secolo, ma sicuramente esistente sin dal V – VI secolo, si tratta di una delle più importanti ed antiche testimonianze dell’architettura romanica nelle Marche, ancora integra nella sua conformazione originaria ed inserita in un paesaggio ancora intatto. Poco si sa della Claudio al Chienti e le chiese romaniche a croce greca iscritta nelle Marche. La chiesa presenta numerose particolarità tipologiche, infatti presenta una pianta articolata internamente da quattro pilastri a formare una croce greca iscritta in un quadrato. Sono presenti absidi semicircolari lungo il perimetro: sui fianchi e sul lato orientale. Generalmente la sua particolare struttura a pianta centrale è riferita ad una influenza bizantina così come le torri circolari al modello ravennate. Tuttavia nella composizione delle masse volumetriche e nel trattamento delle superfici murarie esterne con archetti ciechi e lesene potrebbe essere riconosciuto un’influenza lombarda. Nel 2006 è stata invece sostenuta la sostanziale indipendenza della costruzione da modelli orientali e la sua derivazione invece da modelli occidentali di origine nordica, rintracciabili nelle cappelle palatine a due livelli, nelle terminazioni absidali triconche di area tedesca e poi lombarda, dalle facciate affiancate da torri presenti in Normandia, Germania e Lombardia. Molte delle caratteristiche della chiesa sono condivise da un piccolo gruppo di chiese marchigiane, tra cui San Vittore alle Chiuse e Santa Maria delle Moje, di cui San Claudio è ritenuto il capostipite. La dedicazione a San Claudio, martire di origine Pannonica dell’epoca di Diocleziano, è documentata per la chiesa inferiore, mentre non è nota per quella superiore che in origine era completata da una...

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San Claudio al Chienti, una chiesa che sembra una fortezza e che nasconde un segreto legato alla vita, e forse anche alla morte, di Carlo Magno Imperatore. Sorge isolato e possente come una fortezza, eppure è un edificio sacro. Uno di quelli che raccontano storie centenarie e anche di mistero. San Claudio al Chienti non è una chiesa qualsiasi, è un monumento nazionale – dichiarato tale nel 1902 – e un narratore di antiche gesta. Al suo nome infatti si lega quello prestigioso di Carlo Magno e alcune recenti ricerche, condotte sia dal professor Giovanni Carnevale che dallo studioso Domenico Antognozzi, legano la chiesa alla sacra sepoltura del grande sovrano. Non solo: le nuove tesi – pare ormai confermate da più parti – indicano questa chiesa come il centro della corte carolingia, e non Aquisgrana, rivoluzionando i libri di storia. Di fatto queste tesi vengono riportate nei nuovi testi per le scuole e anche dalla stessa Germania provengono interessanti conferme. Carlo Magno dunque era marchigiano? La risposta a questa domanda è nascosta tra queste enormi mura. La chiesa-fortezza di San Claudio sorge isolata poco fuori il comune di Corridonia (Macerata), a cui appartiene. Il territorio è quello della valle del fiume Chienti, che attraversa le Marche lungo 1300 km quadrati di superficie fino al mare. Le origini di questo edificio sono quasi sconosciute, ma si sa che veniva citato in documenti importanti fin...

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Raissa RogerRaissa Roger
"Non posso vedere Bisanzio a causa di quello stagno..." Nella valle del Chienti, nei pressi dei resti di Pausolae, si trova, isolata, antica, imponente, San Claudio al Chienti. Una chiesa che sembra una fortezza e che nasconde un segreto legato alla vita, e forse anche alla morte, di Carlo Magno Imperatore. Esiste almeno dal V secolo, documentata dall’XI secolo, è la chiesa delle origini, la più antica testimonianza dell’architettura romanica nelle Marche, integra nella sua conformazione originaria e inserita in un paesaggio intatto. La chiesa vanta parecchie peculiarità. È a croce greca iscritta: ha una pianta articolata da quattro pilastri, che formano una croce greca iscritta in un quadrato. Sono presenti absidi semicircolari lungo il perimetro: sui fianchi e sul lato orientale. Le superfici murarie esterne sono trattate con archetti ciechi e lesene. È stato detto che la pianta fosse di influenza bizantina e le torri circolari del ravennate. Ma poi è stato rintracciato un modello occidentale di origine nordica nelle cappelle palatine a due livelli, nelle terminazioni absidali triconche di area tedesca, nelle facciate affiancate da torri presenti in Normandia e Germania. Molte delle caratteristiche della chiesa sono condivise da un piccolo gruppo di chiese marchigiane, tra cui San Vittore alle Chiuse di Genga e Santa Maria delle Moje, di cui San Claudio è ritenuto il capostipite. La dedicazione a San Claudio, martire di origine Pannonica (odierna Ungheria) dell’epoca di Diocleziano (regno 284-305 dC), è documentata per la chiesa inferiore, mentre non è nota per quella superiore che in origine era completata da una cupola centrale. Presupposti logici fondati e fonti provate vogliono San Claudio la cappella palatina della reggia imperiale di Aquisgrana ai tempi di Carlo Magno. Acha Grannus o Acque di Granno? San Claudio sede della corte carolingia ed epicentro del rinato impero Romano. Struttura - Due torri rotonde donano uno slancio verticale a tutta la struttura, che senza queste e le absidi apparirebbe come un cubo. Due aule sovrapposte perfettamente coincidenti in planimetria e volumetria. Quattro sostegni centrali che determinano lo schema a nove campate quadrate uguali. Sul retro tre absidi e altre due ai lati, una per fiancata. Una scalinata conduce al piano superiore cui si accede per un portale in pietra d’Istria a fasci di colonnine. Dentro è un susseguirsi di colonne ed archi che determinano un rigore spaziale. Due porticine conducono alle torri percorse al loro interno da una scalinata a chiocciola, lungo la salita da alcune aperture si può ammirare il paesaggio circostante. Nella parte finale delle torri c’è una ripida scala in legno a pioli. Le due torri con aperture monofore e bifore, sono state in parte ricostruite nel XIII secolo dopo l’incursione maceratese del 1212. La chiesa inferiore identica a quella superiore, è tutta fuori terra per cui non è equiparabile ad una cripta, ed è più raccolta grazie all’andamento delle volte. Nell’abside centrale ci sono due affreschi di autore ignoto, risalenti alla seconda metà del 1400 con su raffigurati San Rocco e San Claudio. Questo, essendo il protettore dei muratori, è stato dipinto con martello, squadra e cazzuola.
Salvatore RignaneseSalvatore Rignanese
San Claudio al Chienti, una chiesa che sembra una fortezza e che nasconde un segreto legato alla vita, e forse anche alla morte, di Carlo Magno Imperatore. Sorge isolato e possente come una fortezza, eppure è un edificio sacro. Uno di quelli che raccontano storie centenarie e anche di mistero. San Claudio al Chienti non è una chiesa qualsiasi, è un monumento nazionale – dichiarato tale nel 1902 – e un narratore di antiche gesta. Al suo nome infatti si lega quello prestigioso di Carlo Magno e alcune recenti ricerche, condotte sia dal professor Giovanni Carnevale che dallo studioso Domenico Antognozzi, legano la chiesa alla sacra sepoltura del grande sovrano. Non solo: le nuove tesi – pare ormai confermate da più parti – indicano questa chiesa come il centro della corte carolingia, e non Aquisgrana, rivoluzionando i libri di storia. Di fatto queste tesi vengono riportate nei nuovi testi per le scuole e anche dalla stessa Germania provengono interessanti conferme. Carlo Magno dunque era marchigiano? La risposta a questa domanda è nascosta tra queste enormi mura. La chiesa-fortezza di San Claudio sorge isolata poco fuori il comune di Corridonia (Macerata), a cui appartiene. Il territorio è quello della valle del fiume Chienti, che attraversa le Marche lungo 1300 km quadrati di superficie fino al mare. Le origini di questo edificio sono quasi sconosciute, ma si sa che veniva citato in documenti importanti fin dal secolo XI.
CristianCristian
La chiesa è uno splendido esempio di architettura romanica marchigiana, in posizione isolata nella valle del Chienti. L’edificio presenta una struttura molto particolare, caratterizzata da una pianta quadrata con croce greca inscritta e circondata su tutto il perimetro da absidi semicircolari. Quattro pilastri dividono lo spazio in nove campate; gli archi sono a tutto sesto e le volte a crociera. Due scale a chiocciola, interne alle torri imperiali, e una terza scala esterna collegano i due piani. La data di costruzione è ipotizzata tra il VI sec. e l’XI sec. Una delle curiosità di questo luogo è riferita dal prof. G. Carnevale, che la pone nell’VIII secolo e  afferma, dal 1992, che sia la basilica di Santa Maria Mater Domini di Aquisgrana. Tra le sue prove, una lettera a Carlo Magno dell’allora Vescovo di Orleans che affermava di aver costruito a Germigny-des-Près una chiesa sul modello di quella della capitale carolingia: la pianta di quella francese è uguale a S. Claudio, quadrata composta da nove quadrati, quattro pilastri centrali e cinque absidi. Bella ,affascinante ed intrigante l'ipotesi che la vuole la vera basilica di Carlo Magno... Il velo di mistero che l' accompagna mi rende la visita densa di emozioni ed anche il mio viaggio prende i connotati avventurosi di nuove scoperte... Grazie a Dio👍🚗😀🙏⛪
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"Non posso vedere Bisanzio a causa di quello stagno..." Nella valle del Chienti, nei pressi dei resti di Pausolae, si trova, isolata, antica, imponente, San Claudio al Chienti. Una chiesa che sembra una fortezza e che nasconde un segreto legato alla vita, e forse anche alla morte, di Carlo Magno Imperatore. Esiste almeno dal V secolo, documentata dall’XI secolo, è la chiesa delle origini, la più antica testimonianza dell’architettura romanica nelle Marche, integra nella sua conformazione originaria e inserita in un paesaggio intatto. La chiesa vanta parecchie peculiarità. È a croce greca iscritta: ha una pianta articolata da quattro pilastri, che formano una croce greca iscritta in un quadrato. Sono presenti absidi semicircolari lungo il perimetro: sui fianchi e sul lato orientale. Le superfici murarie esterne sono trattate con archetti ciechi e lesene. È stato detto che la pianta fosse di influenza bizantina e le torri circolari del ravennate. Ma poi è stato rintracciato un modello occidentale di origine nordica nelle cappelle palatine a due livelli, nelle terminazioni absidali triconche di area tedesca, nelle facciate affiancate da torri presenti in Normandia e Germania. Molte delle caratteristiche della chiesa sono condivise da un piccolo gruppo di chiese marchigiane, tra cui San Vittore alle Chiuse di Genga e Santa Maria delle Moje, di cui San Claudio è ritenuto il capostipite. La dedicazione a San Claudio, martire di origine Pannonica (odierna Ungheria) dell’epoca di Diocleziano (regno 284-305 dC), è documentata per la chiesa inferiore, mentre non è nota per quella superiore che in origine era completata da una cupola centrale. Presupposti logici fondati e fonti provate vogliono San Claudio la cappella palatina della reggia imperiale di Aquisgrana ai tempi di Carlo Magno. Acha Grannus o Acque di Granno? San Claudio sede della corte carolingia ed epicentro del rinato impero Romano. Struttura - Due torri rotonde donano uno slancio verticale a tutta la struttura, che senza queste e le absidi apparirebbe come un cubo. Due aule sovrapposte perfettamente coincidenti in planimetria e volumetria. Quattro sostegni centrali che determinano lo schema a nove campate quadrate uguali. Sul retro tre absidi e altre due ai lati, una per fiancata. Una scalinata conduce al piano superiore cui si accede per un portale in pietra d’Istria a fasci di colonnine. Dentro è un susseguirsi di colonne ed archi che determinano un rigore spaziale. Due porticine conducono alle torri percorse al loro interno da una scalinata a chiocciola, lungo la salita da alcune aperture si può ammirare il paesaggio circostante. Nella parte finale delle torri c’è una ripida scala in legno a pioli. Le due torri con aperture monofore e bifore, sono state in parte ricostruite nel XIII secolo dopo l’incursione maceratese del 1212. La chiesa inferiore identica a quella superiore, è tutta fuori terra per cui non è equiparabile ad una cripta, ed è più raccolta grazie all’andamento delle volte. Nell’abside centrale ci sono due affreschi di autore ignoto, risalenti alla seconda metà del 1400 con su raffigurati San Rocco e San Claudio. Questo, essendo il protettore dei muratori, è stato dipinto con martello, squadra e cazzuola.
Raissa Roger

Raissa Roger

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San Claudio al Chienti, una chiesa che sembra una fortezza e che nasconde un segreto legato alla vita, e forse anche alla morte, di Carlo Magno Imperatore. Sorge isolato e possente come una fortezza, eppure è un edificio sacro. Uno di quelli che raccontano storie centenarie e anche di mistero. San Claudio al Chienti non è una chiesa qualsiasi, è un monumento nazionale – dichiarato tale nel 1902 – e un narratore di antiche gesta. Al suo nome infatti si lega quello prestigioso di Carlo Magno e alcune recenti ricerche, condotte sia dal professor Giovanni Carnevale che dallo studioso Domenico Antognozzi, legano la chiesa alla sacra sepoltura del grande sovrano. Non solo: le nuove tesi – pare ormai confermate da più parti – indicano questa chiesa come il centro della corte carolingia, e non Aquisgrana, rivoluzionando i libri di storia. Di fatto queste tesi vengono riportate nei nuovi testi per le scuole e anche dalla stessa Germania provengono interessanti conferme. Carlo Magno dunque era marchigiano? La risposta a questa domanda è nascosta tra queste enormi mura. La chiesa-fortezza di San Claudio sorge isolata poco fuori il comune di Corridonia (Macerata), a cui appartiene. Il territorio è quello della valle del fiume Chienti, che attraversa le Marche lungo 1300 km quadrati di superficie fino al mare. Le origini di questo edificio sono quasi sconosciute, ma si sa che veniva citato in documenti importanti fin dal secolo XI.
Salvatore Rignanese

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Cristian

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