La basilica di Santa Maria di Campagna è una chiesa rinascimentale situata a Piacenza. Dedicata alla Madonna della Campagna, sorge in piazzale delle Crociate, presso le mura della città. Ospita numerose opere d'arte fra cui un vasto ciclo pittorico manierista del primo Cinquecento del Pordenone e tele barocche opera di Guido Reni e dei Procaccini. Nel novembre 1954 papa Pio XII l'ha elevata alla dignità di basilica minore. La chiesa fu edificata in sostituzione di un precedente piccolo oratorio, il santuario di Santa Maria in Campagnola[2], il cui nome derivava dalla posizione, in aperta campagna e la cui prima notizia documentata risale al 1030, anno in cui una fonte riporta una testimonianza riguardo alla devozione per l'olio sacro del pozzo dedicato ai Santi Martiri. Secondo la tradizione, il pozzo dedicato ai Santi Martiri sarebbe stato teatro, nel 303, della sepoltura di un gran numero di cadaveri di cristiani durante la persecuzione di Diocleziano. Sempre nel 1030 un prete di nome Valfredo acquistò un terreno limitrofo all'oratorio e lo donò all'abate della chiesa di San Savino con l'intento di farvi costruire una cella monastica dedita alla cura del luogo religioso. Nell'area antistante all'edificio sacro, nel 1095, durante il concilio di Piacenza, papa Urbano II avrebbe preso la decisione di indire la prima crociata per la riconquista di Gerusalemme, crociata, poi, proclamata nel novembre dello stesso anno durante il concilio di Clermont. L'evento è ricordato dalla dedicazione del piazzale posto anteriormente alla facciata della basilica, intitolato, appunto, piazzale delle Crociate. La lapide posta sul sepolcro dell'architetto Alessio Tramello, progettista della chiesa Il 3 aprile 1522 venne stipulata tra la compagnia dei Fabbricieri e l'architetto piacentino Alessio Tramello la convenzione per la costruzione di una nuova chiesa, la quale potesse contenere l'aumentato afflusso di fedeli presso il luogo. Il successivo 13 aprile venne posata da parte del cardinale Scaramuccia Trivulzio, amministratore apostolico della sede di Piacenza, la prima pietra dell'edificio, il quale venne completato in 6 anni. Il progetto di Tramello fu, probabilmente, ispirato all'architettura del Bramante, pur mantenendo una propria originalità. Inizialmente assegnata al clero secolare, a partire dal 1547 ad esso subentro l'ordine dei frati minori osservanti, i quali, contestualmente all'affidamento, iniziarono la costruzione di un convento, utilizzando allo scopo materiale di recupero ricavato a seguito dei lavori di demolizione di una chiesa dedicata a santa Vittoria. La cupola affrescata dal Pordenone e dal Sojaro Appena terminata la costruzione dell'edificio, fu dato incarico per la decorazione degli interni al pittore di scuola veneta Antonio de' Sacchis detto il Pordenone, il quale, tra il 1530 e il 1535 lavorò nell'edificio affrescando la cupola e la cappella dedicata a santa Caterina da Alessandria, la quale era stata commissionata da Caterina Scotti e dal coniuge, il cavaliere Francesco Paveri Fontana] e all'Adorazione dei Magi. L'opera del Pordenone sulla cappella fu completata, a partire dal 1543, dal suo allievo pavese Bernardino Gatti detto il Sojaro, il quale dipinse gli Apostoli situati nelle lesene, le storie della Vergine nel tamburo e i quattro Evangelisti nei pennacchi. Al santuario era particolarmente devoto il duca di Parma e Piacenza Ranuccio I Farnese, il quale, venne raffigurato in ginocchio in una statua in stucco commissionata nel 1615 a Francesco Mochi, impegnato in quegli anni nella realizzazione delle statue equestri di piazza Cavalli. La statua venne posta su di una mensola su uno dei pilastri che reggono la cupola. Nel settembre 1625 la chiesa passò sotto la gestione dell'ordine dei...
Read moreAlessio Tramello è il grande architetto che, agli esordi del secolo XVI , ha articolato una planimetria cruciforme , con elementi direttamente proporzionali di quadrati circoscrivere circonferenze. L'alzato esterno si modula su una prospettiva policentrica che struttura volumi cubici privi di elementi decorativi, memori delle moderne concezioni in atto in Bartomeo Suardi detto Bramantino con referenti propri di Francesco.di Giorgio Martini e Leon Battista Alberti. Il tiberio è capolavoro di accentramento graduale e unitario ma anche di dislocazione decentrate. L' interno come nell'opera bramantesca degli anni 90' a Milano crea dilatazione spaziali superando di continuo i limiti delle sezione murarie e palesando rapporti verticali innovativi grazie alle cupole a contrafforti radiali ampiamente svuotati da finestre ravvicinate.I partiti decorativi di paraste e sottrarchi mai sembrano avulsi da idee prossime a Giovanni Battagio e a Gaudenzio Ferrari, chiariscono innovazioni dipinte che prendo o il posto di quattrocentiste e brunelleschiane componenti scolpite con parsimonia. Gli affreschi di G. Antonio Sacchis , il Pordenone sono schierati sulle più ardite innovazioni prospettiche, plastiche e tonali con parallelismi che mai sono saggiamente, con Gaudenzio Ferrari, Giorgio di Castelfranco e Lorenzo Lotto. Prof. Ermanno Paleari, storia dell'...
Read moreSplendida basilica da visitare assolutamente! Venne edificata nei primi anni del Cinquecento, sostituendo un santuario più antico. In questo luogo, secondo la tradizione, il papa Urbano II avrebbe annunciato l'intenzione di indire la prima Crociata (da qui anche il nome del Piazzale delle Crociate). Tra le molte opere che si possono ammirare all'interno si segnalano la cappella dei Re Magi e quella di Santa Caterina di Alessandria, entrambe affrescate da Giovanni Antonio de' Sacchis detto "il Pordenone" e la splendida cupola, sempre realizzata dal Pordenone insieme a Bernardino Gatti detto "il Sojaro". Particolrmente bello è anche il gruppo scultoreo della "Crocifissione" (1757) del fiammingo...
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