Il 1252 fu un anno cruciale, da contrassegnare albo lapillo, per la storia della Chiesa universale e per quella della città di Rieti, al tempo annoverata tra le sedi stabili della Curia Pontificia non già per l'amenità del clima o per sfuggire ai torbidi della città di Roma travagliata dalla lotta fra le fazioni opposte, ma per l'importanza strategica rivestita ai margini dei confini con il Regno di Napoli. Proprio in quell'anno, mentre le magistrature civiche decretavano l'allargo, vale a dire l'espansione urbanistica della città destinata a svilupparsi nell'area pianeggiante a settentrione dello sperone di travertino su cui per due millenni si era attestata la Reate sabino-romana ed altomedievale, avvenia la Magna Unio, l'unificazione delle molteplici esperienze spirituali degli Eremitani dando vita all'Ordine cenobitico degli Agostiniani. Fu così che i religiosi Agostiniani scesero dall'eremo dell'Annunizata e fissarono la loro sede urbana intra moenia, nell'area circoscritta dalla nuova cerchia muraria prossima alla piazza del Leone che per oltre due secoli sarebbe stata sede dei palazzi dell'amministrazione civica. La chiesa annessa al complesso conventuale di Sant'Agostino è raffinato esempio dell'architettura sacra romanico-gotica affermatasi nel corso del XIII secolo, con la sua sobria facciata a coronamento orizzontale lievemente in aggetto, l'elegante portale in pietra, la mole dell'abside dalle volumetrie imponenti. L'interno ad aula basilicale fu lenticolarmente affrescato secondo gli intenti catechetici della Biblia pauperum, così che anche gli incolti potessero avvalersi dell'ausilio della narrazione visiva della Storia Sacra, contrappunto infallibile a sussidio della predicazione, impegno precipuo degli Ordini Mendicanti. I Padri Agostiniani esercitarono per secoli, fino alle soppressioni postunitarie, questa loro funzione volta alla moralizzazione ed all'indottrinamento dei fedeli, in questo lembo di città in cui si confrontavano le classi dominanti di piazza del Leone e le classi subalterne che affollavano il rione di porta Conca. Proprio a costoro venne offerta, nel corso del Cinquecento, l'occasione di radunarsi in confraternita sotto il titolo della Madonna della cintola. Anche per gli Agostiniani, si era sedimentata infatti l'immagine della Madonna intesa a legittimare l'Ordine nascente attraverso il riconoscimento offerto ai rami maschile e femminile, individuabili tra le molteplici esperienze di vita religosa attraverso le peculiarità dell'abito. Ecco dunque affermarsi nell'iconografia agostiniana l'immagine della Madonna in maestà che porge la cintola al fondatore dell'Ordine, il filosofo e teologo Agostino di Tagaste vescovo di Ippona, ad alla madre Monica, che tanta parte aveva avuto nella conversione del figlio. La maestosa statua processionale della Madonna della cintola, assisa sulla macchina processionale eseguita dall'ebanista reatino Salvatore Porrina è ancora collocata nella basilica agostiniana, così come su uno degli altari a cornu Epistulae allineati nel riassetto settecentesco all'interno di una teoria di colonne a sostegno di arconi a sesto ribassato fa bella mostra di sé la tela realizzata dal pittore pesarese Giovan Giacomo Pandolfi, attivo a Rieti alla fine del Cinquecento.
Professoressa...
Read moreGothic church of XIV century with Baroque interior of XVIII century. Inside you can find some frescoes of XIV-XVI centuries (on the right wall near entrance) and detached fresco of Crucifixion (XV) in the left transept. I do not know their timetable because the church was closed on the Sunday evening (sic!) and open on the...
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