Sassina6[8], il primo insediamento stabile nell'area (dove tuttora sorge la città), era abitato da popolazioni umbre presenti nella valle del Savio, giunte nel IV secolo a.C. Le tracce del nucleo urbano, adiacente all'attuale piazza Plauto, risalgono alla seconda metà del IV secolo a.C. e consistevano in modeste costruzioni in legno con annesse piccole botteghe artigianali.
Venne conquistata e sottomessa dai Romani alla metà dell'estate del 266 a.C., in seguito a una breve ma comunque ardua campagna militare guidata dai Consoli Decimo Giunio Pera e Numerio Fabio Pittore: ne indussero gli abitanti a chiedere la resa, che accettarono. Le conferirono lo status di civitas foederata, concedendo quindi alla città una certa autonomia, ma era pur sempre subordinata alla Repubblica romana tramite il pagamento di tributi e il fornire soldati che servissero nell'esercito come truppe ausiliarie. A pochi anni dopo risale in essa la nascita di Tito Maccio Plauto, poeta e commediografo.
Nei decenni centrali del I secolo a.C. Sassina, divenuta un municipio romano integrato, venne riorganizzata sul piano urbanistico ed architettonico, con la dotazione inoltre di una cinta muraria. La città venne inserita in età augustea nella circoscrizione amministrativa della Regio VI Umbria. I Romani edificarono la necropoli nella valle dove scorre il fiume Savio, col tempo fu ricoperta dalle acque ma nella seconda metà del XX secolo ha iniziato a riemergere. I reperti sono stati classificati e oggi sono visibili nel Museo archeologico. Durante l'età imperiale, fino al III secolo d.C., la cittadina si sviluppò ulteriormente, grazie anche ad una solida economia silvo-pastorale e ai suoi rapporti commerciali con il porto di Ravenna. La presenza nei testi sepolcrali di riferimenti alle corporazioni di fabri (artigiani), centonari (fabbricanti di stoffe), dendrophori (carpentieri) e muliones (mulattieri), testimoniano le varie attività produttive presenti.
Sarsina subì devastazioni verso la fine del III secolo, forse operate da popolazioni barbariche, come attestano segni di un incendio sui pavimenti di alcune abitazioni, a cui seguì un periodo di declino. Secondo la tradizione, fra il III e il IV secolo a Sarsina sarebbe stato nominato il primo vescovo, Vicinio, proclamato poi santo e protettore della città. Il periodo compreso tra il 409 e il 470 è segnato da ulteriori incursioni, forse riconducibili ai Visigoti e agli Eruli.
Nel 757 fu sottomessa all'Esarcato di Ravenna. Nel X secolo si ebbe la costruzione della cattedrale romanica, nucleo della città. Subì poi le diverse dominazioni degli Ordelaffi, dei Malatesta e dei Veneziani, mantenendo la sua importanza in quanto sede vescovile. Nella Descriptio provinciæ Romandiolæ del 1371 è citata come quasi in rovina.
Nel 1515 il vescovo Galeazzo Corbara, a motivo della desolazione socio-economica e dello spopolamento che avevano fortemente ridotto la vita cittadina, si accordò con i governanti del comune di Sansepolcro, nella parte fiorentina dell'Alta Valle del Tevere, per trasferire là la sede della diocesi, che avrebbe così preso la denominazione di Sansepolcro e Sarsina. Nonostante l'approvazione da parte di papa Leone X il progetto non ebbe esecuzione, probabilmente per il mancato sostegno della Repubblica fiorentina, che preferiva attribuire all'erigenda Diocesi di Sansepolcro l'intero territorio altotiberino[9].
Dal 1859 all'annessione al Regno d'Italia fece parte dello Stato pontificio. In quell'anno i sarsinati si considerarono parte della Repubblica Romana. Nel 1860 Luca Silvani, nativo di Sarsina, guidò una spedizione di cacciatori (corpo ausiliario) per annettere il Montefeltro al Regno d'Italia.
Nel 1944 una feroce rappresaglia nazista procurò alla città diversi morti e feriti, e l'incendio di numerosi edifici privati e pubblici. Nel 1965 ha incamerato i territori del vicino comune di...
Read moreChiesa di Santa Maria Annunziata in Sarsina La fondazione risale attorno all’anno mille. È considerata uno degli esempi più pregevoli di stile romanico in Romagna. La facciata è sobria ed elegante, mentre l’interno, più austero, risente dell’eliminazione della cripta, causata dall’abbassamento della zona presbiterale, nell’anno 1856. Nelle Rationes Decimarum Aemilie (XIII e XIV sec.), la chiesa viene dedicata prima a Santa Maria Maggiore e successivamente a San Vicinio. Nell’area del sagrato sono presenti alcuni reperti del periodo romano. Nella facciata, all’interno della lunetta, è collocato un recente mosaico raffigurante San Vicinio e sopra questa vi si trova una monofora e ancora più in alto, una finestra cruciforme. Il paramento murario del campanile, a destra della chiesa, presenta tracce di innumerevoli interventi, il più significativo è del 1770, ricordato nell’epigrafe sul lato destro del campanile stesso. L’interno è a tre navate, quella centrale con capriate a vista mentre le laterali sono a vela. La suddivisione delle navate è scandita da colonne che, come le pareti laterali e di fondo, sono a mattone a vista. Sul lato sinistro del presbiterio un ambone del XII secolo nel quale sono rappresentati i simboli dei quattro evangelisti. Ai piedi dell’altare si trova un bassorilievo in pietra raffigurato Cristo in trono fra gli Arcangeli Gabriele e Michele. Il fonte battesimale è collocato in fondo la navata di sinistra. Sempre nell’abside si notano lacerti di pitture ad affresco di scuola romagnola del 1300/400. Nella navata destra, vi sono reperti romani ed una epigrafe che ricorda l’elevazione a basilica nell’anno 1961. In fondo alla navata destra vi è la Cappella di san Vicinio, con sotto l’altare un’urna contenente i resti; la catena, ovvero il collare in ferro che usava appendersi al collo per penitenza legato ad una grossa pietra durante la preghiera, è nel...
Read moreLa Concattedrale di San Vicinio è il principale luogo di culto cattolico di Sarsina e concattedrale della diocesi di Cesena-Sarsina. Nel gennaio del 1961 Papa Giovanni XXIII la elevo' alla dignità di Basilica Minore. Situata al centro della bellissima località di Sarsina. E'uno splendido esempio di Archittettura Romanica. Ogni anno è meta del pellegrinaggio di fedeli, per avere la Benedizione del Collare o Catena di S.Vicinio. Benedizione che viene fatta davanti all'Altare, ove è situato il Catafalco con le Spoglie di S.Vicinio. Con la il benestare del Vaticano vi è anche un Esorcista, Don Fiorenzo Castorri. (Potete vedere servizi/interviste interessanti a Don Fiorenzo anche su YouTube 👍👍👍). Anni fa fece un Servizio Televisivo interessantissimo, proprio durante l'esorcismo di un indemoniato Maurizio Costanzo. Io quando vado, seguo la S.Messa "immersa" in una bellissima dimensione di Pace e Serenità. ASSOLUTAMENTE...
Read more