Ci sono istanti, rari e preziosi, in cui l’esistenza si distilla in una forma pura di contemplazione. La cena al Varius, sul porto di Gallipoli, non è stata solo un pasto: è stata una fenomenologia dell’attimo, un’elegia del qui-e-ora dove la materia sensibile – il cibo, il vino, l’aria salmastra – ha dialogato con le dimensioni invisibili della memoria, della relazione, del senso.
Eravamo in cinque: io, la mia compagna e tre colleghi – compagni di fatica in quella macchina astratta che chiamiamo “lavoro”. Eppure, seduti al confine liquido tra mare e terra, quella sera abbiamo abitato una soglia: non più solo operatori nel flusso produttivo, ma coscienze in ascolto, testimoni di un momento che accadeva, inspiegabilmente, fuori dal tempo.
Il Varius, più che un ristorante, si è rivelato luogo liminale, quasi un’architettura del silenzio, dove ogni gesto – dall’impiattamento misurato alla discrezione del servizio – sembrava obbedire a un’etica dell’essenziale. La cucina non si esibiva, ma sussurrava. I crudi di mare, tanto precisi da sembrare disegnati dal vuoto; i primi, composti con una sobrietà quasi zen; i secondi, dove il calore della cottura accennava alla trasformazione, ma senza mai tradire la verità della materia.
Mangiavamo, eppure stavamo pensando. Non in modo analitico, ma nell’accezione più alta e rarefatta di Heidegger: pensare come “abitare poeticamente la terra”. Il convivio, allora, si è fatto rituale: un gesto antico che – come insegna Platone nel Simposio – non nutre solo il corpo, ma fa emergere l’anima dall’inerzia quotidiana.
Abbiamo riso, certo, ma con la leggerezza di chi ha lasciato le armature sull’uscio. La mia compagna, seduta accanto a me, sorrideva con quella calma che solo il Sud riesce a ispirare. I colleghi – solitamente affaccendati, reattivi, chiusi nella grammatica del dovere – erano lì, autentici, come ritratti fuori fuoco che trovano finalmente nitidezza.
E tutto ciò accadeva mentre il porto respirava. Le barche, il vento, la luce dorata che si spegneva lenta tra i bicchieri: tutto contribuiva a costruire un’estetica del momento, una breve eternità in cui il divenire si lasciava guardare.
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In conclusione: Il Varius non è solo un luogo dove si cena bene – è uno spazio filosofico, un invito all’essere. Un esercizio di attenzione. Un’oasi che non si visita, ma si attraversa.
E nel farlo,...
Read moreSiamo stati al Varius sabato 21 Giugno incuriositi dalla nuova gestione degli ultimi anni e dalla bellissima pubblicità su Instagram. Devo ammettere che il locale è stato veramente ben ristrutturato e si presenta molto accogliente all’impatto, potrebbe veramente fare tanto, poiché si trova in un ottima posizione, se solo i proprietari non peccassero di inesperienza!
La nostra serata è iniziata alle 21:30 come da prenotazione, ordinazione effettuata alle 21:45 (circa), arrivo delle pizze 23.45.. inaccetabile!!! Pizza buonissima ma 2 ore d’attesa anche NO!!!
Siamo in una località di mare in cui ogni giorno nei locali c’è il pienone e non si può arrivare a 2 ore d’attesa senza che nessuno nè camerieri nè proprietari ci informassero di un ritardo così lungo, anzi ci veniva propinata la solita frase “è sabato,10 minuti e sono pronte” con evidente imbarazzo dei camerieri (che altro non potevano fare) e “orecchie da mercante” della proprietaria che seduta alla cassa non si è per niente preoccupata delle nostre lamentele o di quelle dei tavoli vicini che come noi lamentavano la stessa sgradevole situazione prendendo seriamente in considerazione la decisione di andare via. (Parlo di ben 3 tavoli per un tot di 20 persone incluse noi, senza contare quelli fuori o quelli che nelle 2 ore d attesa stanchi sono andati via) Vi assicuro che era impossibile non sentire le lamentele e quindi è stata una loro decisione non “coccolare” il cliente e lasciarlo lì in attesa dell’apparizione delle pizze. Neanche al momento del conto ci è stato detto uno “scusate” come se tutto gli fosse dovuto e fosse stata una serata normale. Voglio ricordare inoltre che: con i turisti ci vivi una stagione ma con i paesani una vita.. quindi se non cambiano ritmi e modi sarà difficile andare avanti. Purtroppo non mi sento di consigliare...
Read moreIn una cornice suggestiva e autentica come quella del porto di Gallipoli, ho avuto il piacere di cenare presso il ristorante Varius al Porto, un'esperienza gastronomica che merita di essere raccontata con il dovuto rispetto e con sincera ammirazione.
L'entrée è stata affidata a un risotto finemente mantecato, impreziosito dalla presenza di una delicata tartare di gamberi viola di Gallipoli: un connubio perfettamente equilibrato tra la cremosità del riso e la freschezza marina del crostaceo, esaltato da una cottura precisa e da un’armonia di sapori che denota maestria e sensibilità culinaria.
A seguire, una frittura di pesce che definire “divina” non è iperbole ma constatazione. I gamberi viola, ancora una volta protagonisti, sono stati esaltati da una panatura leggera e fragrante, che ha saputo rispettarne la naturale dolcezza e succosità. Ogni boccone si è rivelato un perfetto equilibrio tra croccantezza esterna e morbidezza interna, dimostrando un’attenzione scrupolosa nella selezione della materia prima e nella tecnica di frittura.
La chiusura della cena è stata affidata a un dolce ispirato al celebre caffè leccese, qui reinterpretato con garbo e creatività. Una rivisitazione elegante, capace di mantenere intatti i richiami tradizionali pur offrendo una nuova esperienza sensoriale, raffinata ma accessibile.
Il servizio, impeccabile, ha accompagnato l’intero percorso con discrezione, professionalità e un garbo che oggi è sempre più raro riscontrare.
Varius al Porto si conferma dunque una tappa imprescindibile per chi desidera vivere la cucina di mare salentina in chiave contemporanea, senza rinunciare all’autenticità. Una cucina di alto profilo, capace di emozionare il palato e rasserenare lo spirito.
Vivamente...
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