Domenica, ore 18 circa. Sono rimasta un quarto d'ora, ho dovuto interagire con ben tre camerieri e non mi hanno mai chiesto il greenpass. Il primo cameriere che si è degnato di darmi retta mi ha pregato di attendere l'arrivo di un giovane collega "addetto all'asporto". Il bancone era mezzo vuoto, tra la ridottissima scelta di dolci ho optato per un monoporzione. L'ha incartato in una scatola che poteva contenere un dolce per 4-6 persone. Ho fatto notare che nel trasporto fino all'auto il dolce cremoso sarebbe andato a spasso nella scatola spiaccicandosi sulle pareti di carta e diventando una poltiglia informe. Il cameriere "addetto all'asporto" ha finto di andare dietro il banco a cercare qualcosa ed è tornato dopo un po' dicendo che non aveva scatole più piccole. Gli ho spiegato che allora il dolce andava bloccato all'interno dello scatolone. Risposta: "Non ho niente per bloccarlo" e mi ha allungato lo scatolone. A quel punto è arrivato il primo cameriere che ha detto allo specialista dell'asporto che avevo ragione e che il dolce andava incollato con il glucosio. Ma non gli ha spiegato come fare ed è andato a chiamare una terza cameriera! Alla fine, è arrivata la terza cameriera, si è appartata dietro il banco e ha istruito il collega addetto all'asporto che non sa come si fa l'asporto. Servizio incapace, che perde un sacco di tempo e che mette a dura prova la pazienza e la fiducia del cliente. Bocciatissimo. Il dolce monoporzione (costo 6 euro): la base non è né croccante né friabile ma si scioglie in bocca come la crema e la mousse che compongono il dolce, senza creare un giusto contrasto di consistenze. L'unico gusto del dolce che si percepisce è quello del caffè nella crema che sovrasta completamente (anche perché è circa il doppio in quantità) la più delicata mousse alla nocciola. Decisamente bocciato...
Read moreWOW. Quando cammini per Corso Milano e vedi la vetrina, il design del locale e i colori pastello, puoi soltanto dire WOW ed entrare per un caffè e una pastina alla Pasticceria Giotto. Poi ti siedi, ordini, e pian piano focalizzi che c'è molto, molto, molto di più. Partiamo dal brand. La Pasticceria Giotto è conosciuta per essere un'eccellenza padovana e un progetto di reinserimento per i detenuti del carcere. E già qui parte il primo applauso. A distanza di anni, la Pasticceria Giotto ha aperto questo store in Corso Milano e ha rinnovato il logo, che a me richiama le sbarre delle prigioni, non chiuse, ma con l'apertura alle estremità perché il reinserimento è proprio questo: aprirsi ad un nuovo futuro. Un futuro che stanno dimostrando essere reale, con un meritato successo e prodotti di assoluta qualità, anche perseguendo obiettivi con un alto valore sociale. Via col secondo applauso. Poi c'è la questione del gusto: è talmente buono il prodotto finale che rischi quasi di dimenticarti della storia che c'è dietro. Il che è ovviamente un grandissimo merito. Ma da consumatori e cittadini padovani dobbiamo riconoscere quanto sia stata dura e faticosa la strada fino ad oggi. Fino al caffè e pastina di oggi, quanto sudore c'è stato per offrire una seconda opportunità a detenuti che nulla chiedono, se non dignità e libertà di ricominciare? Terzo applauso? Terzo applauso. Infine, un progetto come la Pasticceria Giotto ha il merito di renderci orgogliosi come comunità, perché lo slogan sotto il brand recita "Oltre la dolcezza", che non è una aspirazione astratta ma una precisa necessità. Andare oltre il gusto della pastina è un dolce invito ad andare oltre i pregiudizi, oltre le apparenze, oltre i ruoli predefiniti, oltre, verso una seconda possibilità. Secondo me,...
Read moreSiamo entrati per prendere un caffè/dolce domenicale e abbiamo portato con noi una piccola scacchiera per giocare, come spesso si fa in molti bar. Un cameriere gentile ma imbarazzato, dopo che avevamo già ordinato, è venuto ad avvisarci che per qualche ragione non ben chiara neanche a lui non potevamo giocare. Peccato che avessimo già ordinato per l'appunto. Ad ogni modo, poiché quantomeno lui era stato gentile, io ho subito messo via la scacchiera, nonostante un visibile shock per la richiesta alquanto strana. È arrivata la sua collega che doveva spiegarci il perché di questa scelta, visto che il mio ragazzo aveva chiesto spiegazioni. Lei pure non ha saputo spiegare se non con un "non si può giocare a carte". Al che lui ha risposto che gli scacchi non possono costituire in alcun modo un gioco d'azzardo. Infatti, abbiamo cercato dopo su internet, essendo un gioco di merito e non di fortuna, potenzialmente anche puntare soldi non sarebbe un problema. Ma la chicca finale della cameriera è stata "se volete giocare potete andare a casa vostra". Wow, un po' sconvolgente come risposta, no? Soprattutto visto che eravamo genuinamente curiosi, gentili e comunque io avevo già messo via la scacchiera. La cameriera ci ha tenuto anche a specificare che "è domenica, c'è bisogno di ricambio". Ok! Allora perché scomodare noi e non le tre ragazze dietro di noi che hanno allegramente chiacchierato per un'ora e mezza? Anche loro stavano impedendo il vostro turnover domenicale? Peccato che a loro non sia stato detto nulla. Infine, che dire se non che non mi era mai capitata un'esperienza a tal punto sgradevole da doverne fare una...
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