Riporterò in maniera dettagliata la mia vicenda di qualche tempo fa, datata 12 dicembre 2023. Il fatto che ancora oggi a distanza di tre mesi esatti scrivo questo dovrebbe lasciar immaginare quanto grande fosse la rabbia che provavo appena dopo l’accaduto. Per chi non volesse leggere il rapporto per intero inviterei comunque di prendere visione del sintetico epilogo che non necessita di per sé commenti.
Bene. Già dal primo momento in cui presi posto avvertii qualche disagio. Vento forte alle spalle, fui costretto a piegarmi come una canna. Ero ingobbito come un affamato davanti ad un piatto di pasta, ma davanti a me avevo un posacenere con un bel mucchio di sigarette. Ma non le mangiai, avevo solo sete. Così ordinai una birra. La prima volta che alzai la testa dal posacenere fu grazie al brindisi e a quel doveroso momento di scambio di sguardi che mi diede la forza di subire raffiche sulla nuca senza cedere. In seguito mi sforzai ad alzare la testa anche più volte, per sorseggiare. Ed è grazie a questo sorseggiare, a questo ripetersi su e giù con la testa, che mi accorsi di avere a fianco a me una stufa. Non me ne sarei accorto se non l’avessi vista. Proveniva, se ci si concentrava, un leggerissimo tepore, un alitata di geco. Tremavo dal freddo. Il peggio venne con la necessità di urinare, comandata dalla seconda birra. Per raggiungere il bagno bisognava prima ottenere le chiavi, poi capire le indicazioni e poi applicarle correttamente; bisognava procedere a tappe, come nelle più travagliate odissee. Qualcuno diceva che quel luogo fosse solo una leggenda; qualcun altro, più audace, diceva che ci si poteva arrivare, ma era come partire in spedizione con Magellano per la Terra del Fuoco. Non avevo alternative, quindi mi feci coraggio e partii. Effettivamente dovetti circumnavigare l’isolato, ma riuscii a raggiungere il cancello che portava al giardino che portava al bagno. Ma qui si manifestarono ulteriori problemi. Due porte da aprire voleva dire due chiavi da cercare e duemila santi da bestemmiare. Un po’ per la fretta di liberarsi, un po’ per la serratura malmessa, un po’ di tempo passò. E con il tempo anche la pazienza. Così sempre più si fece vivo il pensiero di lasciarmi trasportare dall’impeto delle correnti dello stretto di Magellano che ormai mi sentivo anche dentro. Improvvisamente il cancello si aprì, tradendo qualche possibile momento di intimità coi passanti. Neanche in bagno smisi di tremare. Il bagno si trovava a temperatura ambiente, antartico. Ricordiamo di essere nella Terra del Fuoco. I fumi della pipì erano l’unica cosa a darmi l’illusione di potermi riscaldare rivelandosi comunque più caldi di quell’alitata di geco. Così cominciai a bere tanta acqua dal lavandino. Il tremore rimase una costante per tutta la serata, c’era poco da fare. Non smisi di tremare neanche quando entrai dentro per pagare. Il conto faceva paura. Il tremore ora non era dovuto al freddo, urinare sarebbe servito? Sì, potevo pisciare sul bancone, regalandomi il momento di intimità, negato ai passanti, con la cameriera. Sì, potevo pisciare sul bancone restituendo educatamente l’acqua presagli in prestito per scaldarmi. Sì, potevo pisciare sul bancone, non era un brutto sogno e non mi sarei pisciato addosso.
Epilogo: una Beck’s e una Peroni...
Read moreVery good option for aperitivo. €5 every cocktail and they give you good with it. They close relatively early but you'll be alright if you get there from 6pm. The people is very nice and make you feel at home, just make sure to get a reservation first of you are with a large group since it's...
Read moreIt's super crowded for weekday lunches. The risotto they served was undercooked. Raw rice isn't very appetizing. But they have many other options of sides which is good. Vegetarians have some...
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