La Chiesa di S. Agata a Filo
Tre erano le chiese intestate a Sant'Agata nel territorio di Filo di Argenta: la prima edificata a Borgo Molino, la seconda del 1373 a Filvecchio, la terza a Borgo Maggiore come 'Chiesa di Sant'Agata di Filo', ultimata nel 1525, fu poi demolita nel 1931. La scomparsa di queste chiese (la prima addirittura scomparve nel IX secolo) è da attribuirsi anche alle costanti alluvioni e assestamenti del territorio tanto che l'ultima divenne e pericolosa. Era a una sola navata, senza soffitto, rivolta a ponente, con tre cappelle soffittate. L'altare maggiore dedicato a S. Agata e S.Apollonia aveva il ciborio in legno come lo descrisse nel 1890 Don Cellini. Il campanile aveva tre campane con l'effige della Beata Vergine del Rosario, di S. Antonio di Padova, di Gesù e di S. Agata (Catania 235-251 d.C.). La storia di quest'ultima, una fanciulla siciliana, è molto semplice: giovane, di famiglia ricca e nobile, rinunciò al matrimonio preteso da un governatore romano per dedicarsi unicamente alla preghiera. Per questo fu torturata, mutilata dei seni e posta sui carboni ardenti morendo martire il 5 febbraio. Fu eletta patrona di Catania e protettrice della città del fuoco dell'Etna.
La nuova e attuale chiesa di Sant'Agata in Filo è posta quasi all'incrocio con la strada che porta a Bando, a fianco di quella abbattuta descritta in precedenza. Una pergamena rivela la data della posa della prima pietra: il 20 ottobre del 1929. Terminata e consacrata nel 1934, la costruzione fu finanziata dalla Curia che stanziò 29.000 lire, una cifra insufficiente per l'esecuzione dei lavori che tuttavia interessarono in particolare le fondamenta necessariamente rinforzate a causa dell'instabilità del fondo all'epoca ancora paludoso. La facciata rimase incompiuta e non venne riedificato il campanile anche se le campane originarie furono conservate in un alloggio di fortuna e mai più rimesse in opera. Oggi si presenta come una bella chiesa in mattoni rossi eretta su disegno dell'Ing. Francesco Gualandi di Bologna. Ha quattro scalini di accesso e un bel portale in marmo sovrastato da una monofora semicircolare. Sei finestre arricchiscono la facciata laterale sinistra e sette la facciata destra con quattro oculi per parte sotto il coperto con cinque archivature sporgenti. La chiesa è a una sola navata e ha all'interno due piccole cappelle ospitanti la Madonna del Rosario e la statua in cartapesta di Sant'Agata. Sopra l'altare illuminato da due grandi oculi trova posto l'originaria immagine della Madonna ed il bambino con ai piedi Sant'Agata e Sant'Apollonia; proviene proveniente dalla chiesa demolita così come la statua della Patrona e la tela dell'Annunciazione ad opera di Carmelo Ricci che la dipinse a soli 16 anni. Infine è presente una bella Via Crucis risalente al '700. Il 5 Febbraio di ogni anno Filo, Parrocchia retta da Don Giancarlo Galeati festeggia...
Read moreLa basilica di Sant'Agata Maggiore (definita maggiore poiché, nel Medioevo, a Ravenna vi erano altre due chiese dedicate alla santa) sorse nel periodo tardoantico (V secolo) in posizione prospiciente il fiume Padenna, ora scomparso, il cui corso è ricalcato attualmente dall'asse di Via Mazzini. La basilica, come anche quella più famosa di San Vitale, fu edificata probabilmente sotto il vescovo Pietro II (494-519), il cui monogramma si trova nella navata centrale, anche se è il vescovo Giovanni I (477-494) da ritenersi il vero fondatore. Tuttavia, l'abside fu probabilmente edificata nel secolo successivo, sotto il vescovo Agnello (556-569), con il contributo economico del banchiere ravennate Giuliano Argentario, che aveva finanziato anche la costruzione della basilica di San Vitale.
Le colonne dell'antico quadriportico ed una delle antiche porte laterali La chiesa originaria aveva il pavimento a circa 2,50 metri al disotto dell'attuale. Al posto dell'attuale giardino, un tempo cimitero, antistante la facciata della chiesa, si trovava un quadriportico, demolito nel Cinquecento per far posto al campanile, nel quale si aprivano le tre porte della chiesa (sono ancora visibili gli architravi delle due porte laterali, ora interrate). Sempre nel giardino, si trovano dei pezzi di colonne, forse proprio quelle del quadriportico.
Contemporaneamente all'edificazione della torre campanaria (1560), all'interno della chiesa sono stati installati quattro altari rinascimentali, ancora in loco, situati nelle navate laterali. Nell'aprile del 1688, a causa di un terremoto, la decorazione musiva che adornava l'abside è andata totalmente perduta, eccetto che per alcuni frammenti negli intradossi delle finestre. Dopo l'evento sismico, che danneggiò la struttura della chiesa, il piano del pavimento fu rialzato di 2,50 metri. In sostituzione del mosaico, l'abside, ormai disadorna, fu arricchita di suppellettili barocche.
Verso la fine dell'Ottocento, poi, durante alcuni scavi, è stato ritrovato l'antico pavimento musivo paleocristiano, attualmente conservato altrove. Durante i restauri radicali del 1913-1918, condotti da Giuseppe Gerola, tutte le aggiunte barocche furono demolite e la facciata fu impreziosita dal bel protiro e dalla bifora rinascimentali. Durante i bombardamenti del 1944, l'abside fu quasi totalmente distrutta e con essa tutto ciò che restava degli affreschi rinascimentali. Il suo antico aspetto è stato recuperato durante i restauri degli anni sessanta, quando sono state riaperte le sue grandi finestre. Gli ultimi restauri risalgono agli anni ottanta, quando furono rifatti il tetto ed il pavimento. Attualmente (2010) la chiesa è visitabile ed officiata...
Read moreLa basilica di Sant'Agata Maggiore fu innalzata nel V secolo d.C. lungo il fiume Padenna, oggi scomparso. Nel corso del tempo la chiesa ha subito numerose modifiche. Nel prato che la circonda, un tempo cimitero, si trovava un quadriportico, sostituito nel XVI secolo da un campanile circolare (1560). A seguito di un terremoto, nel 1688 la decorazione musiva dell’abside andò distrutta e il pavimento fu poi rialzato di 2.50 metri.
Nel corso dei restauri condotti tra il 1913 e il 1918 da Giuseppe Gerola furono aggiunti alla facciata il pregevole protiro in pietra bianca, proveniente dalla ex Chiesa di San Niccolò, coevo della torre campanaria, e la sovrastante bifora, riportando l’intero edificio all’originale atmosfera paleocristiana.
L’impianto basilicale è suddiviso in tre navate, separate tra loro da una doppia fila di dieci colonne di recupero sormontate da pulvini e capitelli corinzi databili al VI secolo, tra le quali spicca un ambone di marmo greco di color grigio-verde.
L’abside, in fondo alla navata centrale, è poligonale all’esterno e a catino semicircolare all’interno. Al centro, sull’altare, si staglia la tela (1546) dell’artista ravennate Luca Longhi che raffigura Sant’Agata fra le Sante Caterina d’Alessandria e Cecilia. Nei pressi, invece, un’antica arca conserva le ceneri di San Sergio Martire e del Vescovo Agnello. Anche questa chiesa era originariamente decorata con mosaici, completamente deterioratisi nel tempo e sostituiti nel XIV secolo da affreschi, anch’essi scomparsi.
La chiesa è aperta soltanto venerdì, sabato e domenica, anche se non è accessibile alle persone con disabilità motorie....
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