Birrificio La Piazza is a brewery that opened on Via Durandi in Turin in 2007, revitalizing the city’s historic brewing tradition. In 2014, the owners opened a 2nd location on Via Dei Mille, which serves as a taproom and restaurant where the Birrificio La Piazza beers are also featured. The original brewery is located in a rectangular two-story building inside an outdoor stone square inside a larger surrounding two-story building. In the square are plenty of outdoor patio tables and overhead is their white rectangular sign with jumbled letters. Just inside is a single large room that has a central football-shaped oval wooden bar with several wooden stools and a stainless steel tap tower. Behind the bar is a partitioned area which houses the brewery itself. In front is a green grain mill and in back are tall skinny stainless steel brewing vessels. It is not a large operation. Chalkboards list their 5 house beers on tap, plus one guest beer. In one corner is a refrigerator case with 8 varieties of bottles of their house beer for sale. The draft beer is brewed here, and the bottled varieties are contract brewed at the nearby Birrificio Soralama. I enjoyed the quality of their beer and my favorites were their Anniversary Belgian Pale Ale and Hopper APA. Around the perimeter of the room are plenty of wooden dining tables. The old floor is wooden and the walls are painted orange. Rock background music is playing and the place echoes with cheerful families and friends. Their menu consists of cafe appetizers, bruschetta, salads, gourmet burgers, a variety of dishes and desserts. The food is artfully crafted from nice ingredients and is delicious. The multilingual staff is welcoming, attentive and cheerful. I...
Read moreFrequento La Piazza dei Mestieri da poco meno di vent’anni, spesso la propongo agli amici per le nostre cene. Da 6 anni abito a Torino e ci vado regolarmente in bici, per me è sempre stata una consuetudine entrare accompagnandola a piedi e appoggiarla alle aiuole sul lato sinistro rispetto all’ingresso. Ieri sera mi è stato vietato di portarla all’interno del cortile dal responsabile della sicurezza per, appunto, motivi di sicurezza. Sono uscito a cercare un palo a cui legarla, ma nelle vicinanze non c’erano pali liberi (se non uno basso dal quale sarebbe stato facilissimo sfilarla dall’alto). Visto il valore affettivo che l’oggetto ha per me, e considerando la facilità con cui le biciclette vengono rubate nella nostra città, ho chiesto in tutti i modi di farmela portare dentro: il titolare del locale mi ha detto che se mi avesse visto le volte precedenti, dato il divieto non dipendente da lui, non mi avrebbe fatto entrare neanche in precedenza (lo trovo sensato) ma si è fatto comunque in quattro per trovare una soluzione. L’addetto alla sicurezza invece è stato irremovibile, per motivi di sicurezza non era possibile portarla all’interno del cortile. Peccato che all’interno ci fossero altre bici e anche dei monopattini; quando gli ho chiesto perché, se per motivi di sicurezza, quelle potessero entrare e proprio la mia no, mi ha risposto che non era tenuto a darmi spiegazioni. Specifico che sto parlando di una normalissima bici che risulta invisibile appoggiata al muro in un contesto come quello. Gli ho provato a spiegare che è inutile spingere la gente ad utilizzare metodi alternativi all’auto con opere come le nuove zone pedonali proprio fuori dalla Piazza se poi ci si scontra su queste cose, ma lui sbeffeggiandomi mi ha risposto (testuali parole): “se vabbè la prossima frase che mi dirai sarà sul riscaldamento globale”. La discussione è proseguita davanti a molte persone con il soggetto che con fare arrogante mi intimava di portare via la bicicletta: una situazione totalmente illogica in quanto io indicavo un’altra bici appoggiata al muro e un monopattino poco più in là, i rispettivi proprietari tranquillamente seduti ai tavoli, e lui non intendeva spiegare cosa fosse vietato e cosa no, né a me né a chi era con me. Quello che mi ha lasciato più basito tuttavia sono state l’arroganza, la supponenza e la totale assenza di dialogo da parte del responsabile all’ingresso, con il quale risultava impossibile qualunque tentativo di ragionamento. Col senno di poi, visto che il tema era (a detta sua) la sicurezza e quindi gli altri possessori di bici e monopattini evidentemente la stavano mettendo a repentaglio, avrei dovuto chiamare i Carabinieri. Sicuramente proporrò un altro locale per le...
Read moreIl ristorante è elegante e semplice, con una bella terrazza. L'impatto è che si vuole dare è quello di un locale di alta cucina... ma qualcosa stona: innanzitutto i ragazzi che servono ai tavoli... giovani e devono farsi esperienza (giustamente) ma forse un pochino più di formazione di base dovrebbero averla prima di arrivare in sala (educati e gentili, senza dubbio, ma ancora "acerbi" nei consigli). Detto questo (che è comunque un particolare non così rilevante) passiamo al menù: dei cinque antipasti in carta due non disponibili... peccato perchè io e la mia compagna avremmo scelto, in prima istanza proprio quelli. Tartare di carne cruda con uovo in crosta di pane buono, ma il limone nella battuta non lo avrei personalmente messo (nella carne fresca la marinatura non è necessaria e ne altera un po' troppo il sapore). Molto buono il calamaro ripieno di salsiccia di Bra con bagna caoda leggera (anche se, la salsiccia di Bra, dovrebbe essere lasciata cruda e non scottata, a mio avviso). Passiamo ai primi: plin ripieni di faraona e porcini: i funghi non si percepivano. La faraona era molto buona e non asciutta ma, ogni tanto, qualche pezzetto di cartilagine un po' dura si percepiva (mi è capitato su un quarto circa dei ravioli, quindi non è stato un fatto sporadico). Si sarebbe dovuto selezionare un po' meglio il ripieno. Buono invece il burro di condimento. L'altro primo, invece, proprio sbagliato (a mio parere): spaghetti di grano arso alla carbonara: pepe e pecorino non si percepivano, la salsa era più liquida che cremosa e la quasi assenza dei due ingredienti di cui sopra faceva prevalere il grasso del guanciale ed il "freschino" dell'uovo... (e, proprio a fare i puntigliosi, con la carbonara non si propone il parmigiano da aggiungere... semmai altro pecorino... anche se, ad ogni modo, io resto dell'idea che non si debba aggiungere altro ai piatti che arrivano dalla cucina). Dolci buoni: una creme brulè alla lavanda molto ben bilanciata e fresca ed una tartelletta al cioccolato e ricotta con lamponi fragrante e profumata. Buono anche l'"amaro" alla birra e l'aperitivo di birra di benvenuto. Tra ristorante e birrificio, a mio avviso, vince decisamente il secondo. Molto più semplice, ma più riuscito (sono stato più volte e mi sono sempre trovato bene). Conto giusto: 84 euro per due antipasti, due primi, due dolci, un caffè, un amaro ed una bottiglia di vino "rosso dell'etna" di...
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