Era una di quelle sere in cui il cielo era grigio e il vento portava con sé un senso di solitudine. Avevo deciso di cercare conforto in qualcosa di semplice, di familiare: un toast da Capatost, il fast food che prometteva toast carichi di sapori e ricordi. Tra le tante opzioni, avevo scelto il toast americano, immaginando un'esplosione di gusto che avrebbe risollevato il mio spirito.
Entrato nel locale al centro commerciale Lingotto, l'odore del pane tostato mi aveva già solleticato le narici, suscitando un'anticipazione che si avvicinava pericolosamente alla speranza. Ho ordinato con un sorriso timido, come si fa con un vecchio amore che non vedi da tempo, e mi sono seduto ad aspettare, mentre intorno a me la vita scorreva indifferente.
Finalmente è arrivato. Il toast americano, avvolto in carta oleata, sembrava promettente. Ma appena l’ho aperto, ho sentito il primo colpo al cuore: due fette di bacon, un po’ di uovo sparso qua e là, e nient'altro. Il ripieno che immaginavo ricco e abbondante era solo un miraggio. Il pane, pur tostato alla perfezione, non riusciva a nascondere la tristezza di quel vuoto.
E poi il prezzo. 7,20€. Un costo che aveva alimentato le mie aspettative, facendomi credere che avrei assaporato qualcosa di speciale. Ogni morso era una conferma della delusione. Speravo di trovare qualcosa di più, magari una traccia di formaggio, una foglia di lattuga, una fetta di pomodoro. Ma niente. Solo due strisce di bacon solitarie e qualche frammento d’uovo, persi tra le fette di pane. Era come se mi fossi innamorato di un'idea, solo per scoprire che la realtà era infinitamente più povera e arida.
Mi sentivo tradito, non solo dal toast, ma anche da me stesso, per aver creduto ancora una volta in una promessa che non poteva essere mantenuta. E mentre finivo quel pasto, più per abitudine che per piacere, capivo che la mia fame non era solo di cibo, ma di qualcosa di più profondo: un senso di appagamento che quella sera, e forse mai, Capatost non avrebbe potuto darmi.
Con un ultimo sguardo al locale, ho lasciato il mio posto nel centro commerciale Lingotto, portando con me non solo la delusione di un pasto mancato, ma anche la consapevolezza che, a volte, anche le cose semplici possono ferire. E in quella sera grigia, mi sono promesso di cercare altrove quel calore che avevo sperato di trovare in un semplice...
Read moreServizio peggiorato. Sono passata due volte per mangiare recentemente: la prima mi hanno mandata via perché dovevano “chiudere” ma mancavano 40/30 minuti alla chiusura. La seconda volta avevo chiesto un toast con il tacchino e loro mi hanno messo dentro quello a fettine dei supermercati (due mesi fa avevo ordinato lo stesso panino ma il tacchino era quello buono a pezzettini interi). Il toast non me lo avevano manco tagliato a metà infatti ho faticato per mangiarlo e inoltre non mi avevano dato manco i fazzoletti di carta. Dipendenti a dir poco incompetenti dato che era arrivata la mamma di una di loro per contare i soldi per la chiusura cassa.🤣 Finché non cambieranno i dipendenti non ci...
Read moreDomenica pomeriggio a Lingotto, per la prima volta ho mangiato un toast da Capatoast (consigliato da mia figlia che va sempre in centro). Devo dire che l'unica cosa positiva è stato il ragazzo che stava pulendo i tavoli e per terra, che ci ha sorriso gentilmente. La commessa coi capelli colorati era molto scocciata e ci ha fatto un pessimo toast bruciacchiato in centro e bianco ai lati, interno freddissimo (ho preso un toast vegetariano) , in tutto il periodo che siamo stati lì non ha mai sorriso se non ad una sua amica che è venuta a salutarla. Non prenderò mai più un toast da loro. Io ho un bar e per me la gentilezza è la base di ogni rapporto soprattutto se di fronte ho...
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