Il Museo si trova all'interno del palazzo centrale universitario, affacciato sul cortile dei caduti, l'antico cortile medico dell'Università.Il Museo fu ufficialmente inaugurato nel 1936 e la sua origine si lega alla Prima esposizione nazionale di storia della scienza, che si tenne a Firenze nel 1929. Anche l'Università di Pavia aveva partecipato alla Mostra, inviando alcuni pezzi, a testimonianza della lunga storia dell'Ateneo pavese e dell'attività di scienziati che vi operarono attraverso i secoli. Alla conclusione dell'esposizione i cimeli tornarono a Pavia e cominciò a farsi strada l'idea di allestire un'esposizione permanente all'interno dell'antico palazzo universitario. Pochi anni più tardi, nel 1932 si tenne una mostra, curata dall'anatomico Antonio Pensa, per ricordare Antonio Scarpa, fondatore della Scuola anatomica pavese, nel primo centenario della sua morte. Poco dopo il Rettore, prof. Ottorino Rossi, affidò al prof. Guido Sala (primo direttore del Museo) e al prof. Antonio Pensa (preside della Facoltà medica) il compito di realizzare il Museo. A quell'epoca il Museo accoglieva scritti autografi, opere a stampa e preparazioni anatomiche dello stesso Scarpa e di alcuni dei suoi successori, come Giacomo Rezia e Bartolomeo Panizza. Il materiale anatomico divenne il primo nucleo dell'attuale allestimento museale. Nel 1938 la direzione del Museo venne affidata al prof. Pensa, che lo diresse fino alla sua morte. Sotto la guida di Pensa, negli anni cinquanta, grazie al sostegno del Rettore Plinio Fraccaro, furono ampliati gli spazi espositivi ed arricchite le collezioni conservate ed alla sezione di Medicina fu aggiunta la sezione di Fisica, intitolata ad Alessandro Volta, consentendo così al Museo di raggiungere nel 1961 l'apice della sua espansione, pur necessitando di nuovi spazi.Alla morte di Pensa, nel 1970, subentrò nella direzione del Museo il prof. Bruno Zanobio, docente di storia della medicina nell'Ateneo pavese, che fin dagli anni cinquanta aveva collaborato alle attività museali. Rettore il prof. Alberto Gigli Berzolari, Zanobio si occupò della risistemazione dei locali e del riordino e catalogazione critica delle raccolte, contribuendo a trasformare il Museo in ambiente di studio, di ricerca e di insegnamento, pur di fronte ad una riduzione degli spazi a causa di esigenze organizzative dell'Ateneo. Nel 1983 furono completati i lavori riorganizzativi degli spazi espositivi, con il restauro delle scaffalature settecentesche originali e la distribuzione delle raccolte nelle tre sale dedicate alla medicina e nelle due sale dedicate alla fisica.Antichi strumenti per lo studio della Fisica (XVIII- XIX secolo). Negli anni Novanta del XX secolo tutta la collezione di fisica è stata oggetto di un accurato lavoro di identificazione e restauro. Oggi il Museo per la Storia dell'Università, parte del Sistema Museale di Ateneo, contiene preparati anatomici, cimeli medico-biologici, strumenti di fisica e chirurgici,documenti relativi alla storia dell'Ateneo, costituendo - come disse Luigi Belloni - "uno dei sacrari più suggestivi della cultura Europea". Il Museo conserva anche un archivio che copre un arco cronologico che va dalla fine del XIV al XX secolo. La documentazione, particolarmente interessante per quanto riguarda la storia della medicina, costituisce una importante integrazione di quanto conservato all'Archivio di Stato di Pavia (antico archivio dell'Università) e all'Archivio storico...
Read more"Turista per caso", nella città dove lavoro, decido di varcare la soglia di quella porticina che si affaccia sul Cortile dei Caduti, all'interno del palazzo dell'Università Centrale. Il personale del museo, nell'accogliermi,mi informa sulle possibili modalità di visita. Opto per un "viaggio in solitaria" e mi munisco di audio guida. Vengo subito catapultata in un altra epoca. La prima cosa a colpirmi è la magnificenza degli arredi, gli stessi che, un visitatore di inizio '900 avrebbe visto passando per queste sale. Di fronte a me, una raccolta di documenti, che narra le vicende dell'Ateneo, legate intimamente a quelle della città stessa, seguita dal"Gabinetto di Fisica". Alla mia destra si trova, invece, il "Gabinetto di Volta". Con la curiosità di una dama della corte di Maria Teresa, passeggio tra le vetrine ammirando, con stupore e meraviglia, strumentazioni, appartenenti ad un periodo compreso tra il XVIII e l'inizio del XX secolo, tanto importantii dal punto di vista storico, quanto gradevoli alla visita. Le difficoltà tecniche del creare uno strumento a partire da un idea e l'elevato costo economico, rendevano questi oggetti rari ed esclusivi. Essendo quindi, oltre che strumenti di lavoro, veri e propri "status symbol", venivano spesso dipinti o decorati. Potremmo dire che avevano "un design accattivante" e riconoscibile esattamente come, oggi, i più avanzati e costosi modelli di smartphone. Ritorno all'ingresso e mi dirigo all'ala di sinistra. Qui si trovano le sale dedicate alla Storia della Medicina. Documenti, reperti, preparazioni anatomiche, pregevoli cere, curiosità e raccapriccianti strumenti chirurgici, raccontano le vite degli uomini che hanno fatto la storia della medicina moderna, intrecciate a quella dell'ateneo e di Pavia stessa. Termino la mia visita e saluto la receptionist. Fuori la luce dei lanternoni ha già tinto di oro i cortili. Mi dirigo verso il cancello d'uscita, saluto il Volta, oltrepasso lo scalone e saluto anche Le Statue. Torno a casa ricolma di meraviglia. Come diceva Bacon, "La meraviglia è il seme da cui nasce...
Read moreInteressante museo inaugurato nel 1936 e situato all'interno del palazzo centrale universitario, con ingresso dall'antico cortile della facoltà di medicina. Oltre alla prima sala, dove sono raccolti i ritratti di docenti che hanno dato lustro all'Università, vi sono sostanzialmente due sezioni, quella di fisica e quella di medicina. La sezione di fisica comprende due sale, incentrate sulla figura di Alessandro Volta, che insegnò fisica sperimentale a Pavia dal 1778 e che contiene gli strumenti utilizzati od inventati da lui e dai suoi successori. La sezione di medicina è invece articolata in tre sale, intitolate rispettivamente all'anatomista Antonio Scarpa, al patologo chirurgo Luigi Porta ed all'istologo e patologo Camillo Golgi, premio Nobel per la medicina nel 1906 e primo italiano, insieme con Giosuè Carducci, a ricevere il prestigioso riconoscimento. Data la specificità del museo, sarebbe preferibile associarsi ad una delle visite guidate che vengono organizzate periodicamente. Tuttavia, se si ha una buona conoscenza delle materie trattate, può essere interessante anche la visita da soli, usufruendo dei supporti...
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