Eravamo in sei, con un neonato di sette mesi che doveva essere cambiato. Siamo stranieri passeggiando in Italia e parliamo l'italiano abbastanza bene.
Non essendoci alcun fasciatoio disponibile, i genitori hanno rispettosamente usato una coperta protettiva sulla tavola esterna, come hanno fatto in molti altri locali.
Non c’è stato nemmeno il tempo di spiegare. L’uomo (forse il titolare?) è intervenuto con una reattività sproporzionata, che lasciava intravedere una tensione già preesistente, probabilmente cronica. Ma ciò che è seguito è stato semplicemente inquietante. Non ci ha dato neanche mezzo secondo per dire che avevamo capito e che stavamo già smettendo di farlo li sul tavolo e hanno reagito con un'aggressività veramente sproporzionale.
Una donna (forse la proprietaria?) si è avvicinata urlando, con una reazione emotiva fuori controllo che, per chi ha familiarità nell'osservare il comportamento umano, è riconoscibile fin dai primi gesti. Ha impugnato un prodotto spray e ha minacciato di spruzzarlo sul bambino. Non lo ha fatto, ma l’intenzione era abbastanza chiara da provocare la reazione mia e della mia compagna: lei ha messo la mano davanti al viso del neonato per proteggerlo, mentre io cercavo di calmare la situazione e invitare la signora a fare lo stesso. Ho detto a lei di calmarsi che stavamo subito uscendo, ma non è stato sufficiente per farla uscire di quel loop di aggressività emotiva, difficile da interrompere per chi ne è prigioniero..
In risposta, lei si è girata verso di me con un gesto violento, brandendo un portatovaglioli come se volesse colpirmi. Anche in questo caso, non lo ha fatto, perché avendo familiarità con questo tipo di comportamento, ho finto di non averlo capito e non ho dimostrato reazione fisica alla sua minaccia, ma ha oltrepassato una linea che nessun professionista dell’ospitalità dovrebbe mai avvicinare.
Subito dopo, rivolta non a noi ma ai presenti nel locale e ai passanti, ha iniziato a urlare frasi sprezzanti e cariche di disprezzo, tra cui: “Da dove venite? Nel vostro paese mangiate merda?”. Un’aggressione pubblica, verbale e umiliante..
L’uomo è rimasto in silenzio. Non ha reagito né ha tentato di moderare la situazione. Sembrava trattenere qualcosa, forse stanchezza, forse rassegnazione. È difficile sapere cosa accade davvero dietro certe dinamiche, ma il silenzio, a volte, parla più di mille parole.
Non abbiamo sporto denuncia, ma avremmo potuto. E con piena legittimità: minacce fisiche, aggressione verbale, umiliazione pubblica e xenofobia sono elementi gravi, che in un contesto civile non dovrebbero mai essere tollerati. Anche se questi proprietari avessero la loro ragione di permettere quello che vogliono nel loro business, hanno passato al torto subido dall'inizio. Ma visto che eravamo in passaggio, non sapevamo mica come farlo e volevamo approfittare il poco tempo che c'avevamo, non abbiamo cercato di farlo.
Mi dispiace profondamente per lo staff, che sembrava muoversi con una tensione muta. È evidente che l’ambiente interno è più tossico di quanto un cliente possa intuire.
E per la signora… non spetta a me giudicare il suo percorso personale, ma auguro sinceramente che possa trovare, se lo desidera, strumenti che l’aiutino a gestire meglio certe reazioni.
So bene che questo commento non cambierà nulla. Lo so perché certi schemi reattivi sono profondamente radicati, e difficilmente vengono modificati da semplici parole o da uno specchio esterno. Ci vuole consapevolezza e disponibilità a mettersi in discussione, qualità che non appartengono a tutti — soprattutto quando il potere dà l’illusione di avere sempre ragione.
Scrivo solo perché chi legge sappia.
So anche che la risposta qui sotto sarà probabilmente ironica, sprezzante, negante. Ho letto le altre ricensioni, e questo conferma ogni parola scritta sopra.
Ricorderemo. Il trauma psicologico ci sarà sicuramente e sarà difficile non legare questa città a questa situazione abusiva che abbiamo sofferto. Perché certe scene, anche se brevi, si imprimono con forza. Non sulla pelle. Ma più...
Read moreThe poor reviews in this business are very accurate. Beware, this place only survives because of its central town piazza location by trapping tourists. However, even the locals don’t like this place. The owner and his wife are extremely rude and seem like they hate life. This is the first bad experience I have at a bar after many years of coming to Italy. No good morning, no smiles, no proper customer service. They seem to be absorbed in their duties to take good care of customer even though we were the only customers in the place. We ordered coffee on the counter early morning and the cashier scolded my 5 year old son for touching the mirror that she had apparently cleaned the night before. Mind you, they have a large mirror by the front door and we were paying to leave - even adults touch the mirror as they go out since the space is tight. Remove the mirror form next to the front door if you don’t people touching it.
I run food businesses myself and found it appealing to have such overreaction. If you’re unhappy with your job or your business, just close and go do something else. Don’t make everyone share in your bitterness. You’re not fit for...
Read moreAn awful place, stay away! Both my wife and me vomitted all the food we had there within an hour, so it must have been rotten already, not to mention the very poor taste. The service was nowhere to be found and when you do find them they are rude and unprofessional. To top things up, one nice dad and his four year old kid walked into the place for the kid to use the toilet, when the grumpy lady at the bar stopped them and yelled at them because they did not have the table with food ordered; the dad tried politelly to explain the kid needed the toilet urgently, and offered to buy something on the bar in order to be able to take the kid to the toilet, but the lady kept yelling and insisting that toilet is only for customers seated at the table and served with food already, and that no kid is an exception from that rule. Terrible manners, the look on the poor kid’s face, every guest was appaled by her behaviour, and by her colleagues who did nothing to prevent...
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